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Divieto alla carne coltivata, l’Italia ha violato le norme Ue e ora rischia procedura d’infrazione

Sul ddl chie vieta la carne coltivata l’Italia ha violato il diritto europeo. La Commissione Ue ha chiuso in anticipo la procedura di notifica sul portale Tris sulla legge e ha chiesto al governo una una rendicontazione degli sviluppi dati al disegno di legge.
A cura di Annalisa Cangemi
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Sulla legge che vieta la carne coltivata l'Italia ha violato la normativa europea e l'esecutivo Ue ha bocciato la notifica della legge italiana sul divieto produzione e commercializzazione della carne sintetica (che al momento nell'Ue non si vende ancora), chiedendo una rendicontazione delle modifiche al disegno di legge.

"Il 29 gennaio 2024 la Commissione ha chiuso la procedura di notifica sul portale Tris sulla legge italiana che vieta le carni coltivate. Ciò è dovuto al fatto che l'Italia ha adottato il testo prima della scadenza del periodo sospensivo previsto dall'articolo 6 della direttiva Tris. Pertanto, e alla luce della pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia, la Commissione invita l'Italia a informarla del seguito dato", ha spiegato a LaPresse una portavoce della Commissione europea.

Quindi la Commissione europea ha chiuso, in anticipo rispetto ai tempi previsti, la procedura Tris relativa alla legge italiana. La norma violata cui fa riferimento la Commissione è l'articolo 6 della direttiva Ue 2015/1535, che impone di sottoporre un disegno di legge considerato non in linea con il mercato unico europeo, agli Stati membri, attraverso la procedura Tris, prima della sua approvazione. A partire dalla data di notifica del progetto, un periodo di status quo di tre mesi – durante il quale lo Stato membro notificante non può adottare la regolamentazione tecnica in questione – consente alla Commissione e agli altri Stati membri di esaminare il testo notificato e rispondere adeguatamente.

Quando dalle valutazioni emerge che i progetti notificati rischiano di creare ostacoli alla libera circolazione delle merci o alla libera prestazione di servizi della società dell'informazione, oppure al diritto secondario dell'Ue, la Commissione e gli altri Stati membri possono presentare un parere circostanziato allo Stato membro che ha notificato il progetto. Il parere circostanziato ha l'effetto di prorogare il periodo di status quo per altri tre mesi, per i prodotti, e di un altro mese, per i servizi. Nel caso in cui sia emesso un parere circostanziato, lo Stato membro interessato è tenuto a spiegare l'intervento che intende compiere in risposta a tale parere.

Nel caso del ddl sulla carne coltivata, il governo ha ritirato il provvedimento dalla procedura prima che il Parlamento italiano lo approvasse, e il ministro Lollobrigida aveva spiegato che la mossa era stata fatta "per rispetto nei confronti del lavoro del nostro Parlamento", cioè per dare la possibilità a Camera e Senato di fare modifiche al testo e poter poi inviare la legge definitiva a Bruxelles.

Ora la Commissione ha invitato lo Stato membro "a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia", aggiungendo che "in questa fase non vi sono ulteriori osservazioni da parte della Commissione" (in passato la Corte di Giustizia Ue ha deliberato che le leggi adottate in violazione della procedura possono essere dichiarate inapplicabili dai tribunali nazionali).

Pubblicata in Gazzetta ufficiale il 1 dicembre, la legge sulla Carne sintetica – che punisce con multe da 10mila fino a 60mila euro il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati – risultava sospesa almeno fino al 4 marzo, in virtù della notifica alla Commissione Ue, che si sarebbe dovuta esprimere entro quella data.

"Il governo dovrebbe ora utilizzare questa finestra concessa dalla Commissione Ue per un cambio di rotta", ha spiegato Francesca Gallelli, consulente per le relazioni istituzionali del Good Food Institute Europe. "In Europa, la scorsa settimana, l'Italia ha chiesto alla Commissione europea di svolgere delle consultazioni trasparenti e basate sulle evidenze scientifiche sulla carne coltivata", ha aggiunto. "Lo stesso deve avvenire in Italia, prima di adottare un divieto non proporzionale e ingiustificato".

Associazione Coscioni: "Italia non ha rispettato la procedura Ue"

"L’Italia ha violato le regole sulla procedura europea Tris, relativamente alla legge Lollobrigida sulla Carne coltivata. Il provvedimento, che rientra nel campo della libera circolazione delle merci, era stato inviato alla Commissione Europea per una valutazione sulla compatibilità col diritto Ue. La Commissione ha reso noto attraverso una comunicazione ufficiale che ‘il testo è stato adottato dallo Stato membro prima della fine del periodo di sospensione di cui all'articolo 6 della direttiva (UE) 2015/1535', invitando l’Italia ‘a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia'", si legge in una nota l'Associazione Luca Coscioni. L'associazione lo scorso 10 gennaio aveva presentato un contributo sottolineando proprio tale violazione, in quanto era stata presentata alla Commissione Europea una bozza del provvedimento legislativo, ma nello stesso giorno di presentazione il testo era diventato legge, mediante la firma del Presidente della Repubblica.

Le giuriste Vitalba Azzollini e Giulia Perrone commentano la notizia insieme al responsabile della campagna sulla Carne coltivata per l'Associazione Luca Coscioni Lorenzo Mineo: "Avevamo segnalato nel nostro parere la violazione della procedura Tris, ma non c’è nessuna soddisfazione da parte nostra nel constatare che avevamo ragione e che l’Italia è entrata ancora una volta in rotta di collisione con le regole europee".

"L’intervenuta approvazione della legge, mentre era pendente la procedura Tris, ne ha reso impossibile il controllo preventivo dell’Ue. Una decisione che non si spiega, se non in un tentativo di evitare che la Commissione si esprimesse nel merito di un provvedimento che avrebbe bocciato in quanto manifestamente contrario al diritto Ue. Come rilevato nel nostro parere, il provvedimento vieta illegittimamente un prodotto prima ancora che l’autorità europea competente per la sicurezza alimentare (EFSA) si sia espressa nel merito, e viola anche gli obblighi internazionali assunti dall’Italia in relazione al ‘diritto alla scienza', ossia il diritto a ‘godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni', sancito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Adesso attendiamo la reazione della Commissione Europea per la violazione della procedura rilevata, certi che il Made in Italy non meriti queste figure".

Lollobrigida: "Nessuna procedura d'infrazione"

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo in aula al Senato a un’interrogazione di Noi moderati sugli esiti del Consiglio Agricoltura sul cibo sintetico, ha detto: "L'Italia è stata la prima nazione al mondo a proibire la produzione, la commercializzazione e l'importazione di cibo coltivato, sintetico, di ‘fake food', in difesa del nostro comparto alimentare. Nel frattempo, è stata chiusa la procedura Tris avviata a seguito della notifica della legge sulla carne coltivata. La chiusura comporta che sia stata definitivamente accertata dalla Commissione la compatibilità della legge con i principi del diritto dell’Unione europea in tema di mercato interno. Diversamente, la Commissione avrebbe proceduto a contestare, come era nelle sue facoltà, le disposizioni a prescindere dalle modalità di notifica. Non ci sarà quindi nessuna procedura di infrazione né la richiesta all'Italia di abrogare la legge. L’Ue chiede solo di essere informata sull’applicazione della legge da parte dei giudici nazionali".

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