Questa country house sull’ermo colle non s’ha da fare, l’ha detto anche il ministro Franceschini, nessuno tocchi il monte Tabor a Recanati, che resti il monumento naturale ad imperitura memoria del patrimonio letterario italiano, così com’è (leggi qui le varie fasi della contestazione). Come potrebbe il colle restare sempre caro a visitatori, cittadini, al Fai, agli eredi Leopardi, se trasformiamo l’attuale rudere abbandonato in un bed and breakfast con tanto di ombrelloni e supponendo, ampio parcheggio? No, la colazione sedendo e mirando l’infinito al momento resta un sogno proibito sebbene il vincolo che decreti l’intoccabilità del monte non sia l’edificabilità, quanto il suo valore simbolico di “luogo dell’anima”.

Cosa non vogliamo. Probabilmente il conte Vanni Leopardi avrà avuto un incubo alla Virzì/Verdone, di padri panzuti in vacanza con moglie fasciate in minigonne panterate con relativi figli urlanti, lì dove bisognerebbe immergersi nella profondissima quiete, per non parlare del viavai di automobili di ogni specie riecheggianti canzoni dell’estate, e buonanotte all’infinito silenzio. No, non possiamo farci tentare dal menù turistico a 20 euro proprio mentre siamo lì lì per naufragare nel dolce mare.

E a Manzoni chi glielo dice? Ovviamente siamo tutti d’accordo a far sentire il nostro no! a questa ennesima manifestazione di indifferenza imprenditoriale rispetto alle ineffabili meraviglie della nostra cultura. Ma se la setta dei poeti estinti esistesse davvero, si diffonderebbe di certo un bel po’ di malcontento tra gli altri grandi maestri. Innanzitutto, nonostante quel ramo del lago, i vips tra cui in primis George Clooney costruiscono indisturbati tutte le case che vogliono in quel di Como. E a Foscolo chi glielo va a raccontare che le sue sacre sponde sono prese d’assalto ogni estate da orde di vacanzieri impazziti, tanto Zante (Zacinto) sì, non è proprio il top, ma sempre Grecia è? Ma guardiamo anche dalle nostre parti, nella pineta di Marina di Pietrasanta si tiene ogni estate addirittura il Festival della Versiliana, nonostante la pioggia di dannunziana memoria “cade su la solitaria verdura con un crepitìo che dura”. Ma intanto il Festival si fa e guai a chi lo tocca. Nessuno poi si è preoccupato di identificare, tra i colli bolognesi, il verde melograno su cui Carducci ha condensato i suoi più grandi dolori, mentre insegnava a Bologna. Non è anch’esso un luogo dell’anima?

Non ci sono tormenti di serie A e serie B. D’altra parte, quando spunta la luna a Marechiaro, sebbene ci sia una targa a ricordarci quanto sia suggestivo quest’angolo di Napoli, mica possiamo impedire ai promessi sposi (e a chi viene battezzato, a chi si fa la comunione, a chi compie diciott’anni) di farsi il loro grandioso servizio fotografico, per quanto talvolta possano risultare un tantino vistosi. Sì, se il rudere sull’ermo colle deve rimanere tale per non intaccare un luogo spirituale, allora è giusto riabilitare anche il porto di Aci Trezza e smettere di identificarlo come perenne luogo di sventura a causa dei Malavoglia. Via i cinesi da Via Merulana e perché no, diamo ragione agli indiani e iniziamo a venerare pure noi i nostri pii bovi. Ovviamente è solo una provocazione, da qui a fare del 5 maggio festa nazionale siamo tutti ben lontani. Però fa un po’ sorridere (o un po' piangere, a seconda dei punti di vista) che un’imprenditrice non possa restaurare un vecchio casolare ma che, per dire, ville antichissime restino chiuse al pubblico o che qualche altro importante sito, senza bisogno di specificare quale, cada a pezzi di pioggia in pioggia. Comunque la si pensi, ostacolare l'iniziativa privata è facile. Se con la stessa veemenza si tutelassero i patrimoni culturali pubblici, l'Italia dalle sofferte meraviglie non sarebbe oggetto di scandali continui.