Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, è intervenuto in diretta questa mattina a Radio KissKiss, durante la quale gli viene chiesto quali siano le migliori tre cose realizzate in un anno da ministro. Di Maio mette al primo posto il taglio dei vitalizi, una misura realizzata dal governo gialloverde lo scorso luglio. I parlamentari "adesso prendono una pensione per i contributi versati e non ricevono più un vitalizio pagato dagli italiani", commenta Di Maio, definendo il provvedimento come una grande soddisfazione personale in quanto "per cinque anni da presidente della Camera mi avevano detto che non si potesse fare". Il leader del Movimento Cinque Stelle spiega che ci fossero parlamentari che con qualche anno alla Camera o al Senato prendevano anche 5mila euro al mese di vitalizio: "Adesso con il calcolo dei contributi versati in quegli anni prenderanno, oltre la pensione che gli spetta, circa 300 o 400 euro al mese". Di Maio continua quindi comunicando il taglio del 50% dei vitalizi: "Sicuramente tutti quelli della prima Repubblica. Con quei soldi ci abbiamo fatto la pensione di cittadinanza agli 780 euro a 500mila italiani che prendevano una pensione minima a 400 euro, quindi è stata un’operazione di giustizia sociale".

Come seconda cosa, il ministro dello Sviluppo economico cita il reddito di cittadinanza. "In Campania ci sono circa 600mila persone che hanno richiesto il reddito di cittadinanza e già 400mila ne hanno avuto accesso. In generale siamo arrivati a oltre 1 milioni di richieste accettate, e questo significa che ci sono circa 2,5 milioni di persone che oggi vivono al di sopra della soglia di povertà e che prima invece vivevano al di sotto", afferma Di Maio. Rispondendo poi ad un'impressione che gli viene riportata, per cui in realtà non si avverte molto il cambio di rotta che ha coinvolto così tanti cittadini che escono da una condizione di difficoltà economica, il ministro spiega che molte persone non vogliono "sbandierare le loro difficoltà", facendo quindi sapere di percepire il reddito di cittadinanza. Riguardo alle truffe denunciate che hanno approfittato della misura, Di Maio sottolinea l'importanza del lavoro svolto da una task force composta da carabinieri, guardia di finanza e ispettorato del lavoro, creata proprio per smascherare questi tipi di raggiri. "Da Bolzano a Palermo stanno trovando furbetti, li stanno denunciando, stanno togliendo il reddito e ora queste persone rischiano fino a 3 anni di galera come avevamo detto dall’inizio. È uno strumento di emersione del lavoro nero: quando una persona percepisce il reddito di cittadinanza, accende anche un faro su di sé, per cui è più facile da smascherare se poi va a lavorare in nero", afferma il ministro.

Al terzo posto Di Maio posiziona il decreto Dignità: "Da ormai un anno, sta andando molto bene: abbiamo avuto 370mila assunzioni a tempo indeterminato in più, non sono tantissime, ne dobbiamo fare tante alte, ma il messaggio è chiaro. Un'azienda che assume un ragazzo a tempo determinato per un anno poi gli deve fare un contratto indeterminato, non lo può abbandonare a sé stesso in questi contratti precari. Come è possibile farsi una famiglia se non c’è la possibilità di avere un lavoro stabile? Abbiamo segnato il record di conversioni di contratti da tempo determinato a tempo indeterminato". Menzionando questi tre provvedimenti, il leader pentastellato sottolinea come tutto giri intorno alla persona, alla sua dignità e stabilità nel lavoro. Di Maio ricorda poi che proprio in questi giorni si stanno svolgendo i concorsi per i navigator, per cui nei prossimi giorni i centri per l'impiego avranno 300mila persone in più "che potranno aiutare chi cerca lavoro senza subire un'umiliazione".

Che cosa ha dato in più Salvini al Sud?

Arriva quindi la domanda sull'alleato di governo: che cosa sta dando in più Matteo Salvini al Sud Italia, che spiega l'aumento di consensi della Lega nelle regioni del Mezzogiorno? "Che cosa ha dato al Meridione? Il Movimento Cinque Stelle al governo", risponde di Maio, precisando che le due forze politiche stanno lavorando insieme. "Comunque ha dato l’occasione anche al Movimento di governare: avevamo ottenuto il 33%, non il 51% e quindi questo era l’unico governo possibile per fare quelle leggi che ho citato". Di Maio riconosce che ci sia "un dibattito su chi fra noi due è più forte", ma afferma di lavorare sempre affinché sia il governo a risultare così. "Noi lavoriamo insieme finche ci sono le cose serie da fare, io devo fare ancora la riforma della sanità per togliere alla politica le nomine negli ospedali, dobbiamo ancora abbassare il costo del lavoro nella prossima legge di Bilancio e permettere agli imprenditori di assumere di più, questa settimana spero di chiudere il fondo nazionale innovazione per finanziare le idee innovative dei giovani italiani". Il ministro si concentra quindi sui giovani italiani, specialmente quelli del Sud Italia, che hanno studiato nelle università del Paese riportando anche ottimi risultati e che poi se ne vanno all'estero: definendo l'immigrazione intellettuale uno dei problemi più grandi del Paese, Di Maio afferma di aver creato gli stessi fondi che attirano e premiano le idee innovative dei giovani a Parigi, Berlino o Londra. Poi aggiunge: "Sogno un'Italia da cui i ragazzi non se ne vanno", citando la scarsità di opportunità lavorative, ma anche la corruzione come il motivo che fa scappare i nostri cervelli. "Creiamo un clima migliore per non scoraggiare le persone, non è solo questione di opportunità economiche, ma tanti non ne possono più dei soliti raccomandati e privilegiati. Questo si è creato in anni e anni in cui quello disonesto viene considerato furbo e quello onesto viene considerato fesso. Immagino un’Italia a misura di onesti", continua il ministro.

La fase due del governo

Alla domanda opposta, sulle tre cose che il ministro butterebbe via di questo primo anno di governo, Di Maio risponde: "Quelle che non siamo riusciti a fare, non ancora". Questa seconda classifica è capeggiata dal salario minimo, che si pone l'obiettivo di eliminare i contratti da 2 o 3 euro all'ora. "Anche su decreto Dignità dicevano che avremmo perso un milione di posti di lavoro, poi in realtà l’occupazione sta salendo e non si è dimostrata quella tesi. Ogni volta che faccio una legge per aiutare quelli che lavorano e che hanno difficoltà sono il nemico dell’Italia. Non so come funziona questo Paese: anche per i sindacati è così. Io sapevo che i sindacati difendessero i lavoratori, non che li abbandonassero nel momento in cui si cerca di fare una legge che aumenti gli stipendi a 9 euro all’ora". La seconda cosa è invece la lotta all'evasione, per cui il vicepresidente del Consiglio sottolinea il rammarico di non aver ancora portato a termine quanto in programma. Infine, manca anche una seria legge sulla sanità: "Da Roma possiamo anche dare 2 miliardi in più agli ospedali, ma se i dirigenti sono ancora nominati dalla politica regionale, noi quei soldi li buttiamo. Non li mettiamo nei posti letto, ma li buttiamo in altri interessi. Queste tre cose le dobbiamo fare entro il 2019", afferma il leader Cinque Stelle.

Ma di chi è la colpa se ancora questi punti non sono stati affrontati? "Semplicemente abbiamo fatto un anno su tanti altri fronti. Era una fase uno quella di cui ci siamo occupati con quota 100, reddito di cittadinanza e decreto dignità, ossia le misure per i più deboli. Adesso però c’è il ceto medio da aiutare, quelli che pagano le tasse e che mandano avanti la carretta ogni giorno e che hanno comunque difficoltà a pagare la retta universitaria ai propri figli. Queste cose le dobbiamo risolvere entro l’anno, e dalla lotta alla grande evasione recupereremo un mare di soldi. E questa si fa mandando in galera i grandi evasori, perché ad oggi questi pagano una multa e si fanno i loro conti: evadano 100, pagano 10 multa e hanno ottenuto 90", conclude Di Maio.