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Decreto Sicurezza, dopo la bocciatura della Cassazione governo tira dritto: “Non ci rimangiamo nulla”

Il governo Meloni tira dritto dopo la bocciatura della Cassazione: “Il ministro Nordio aveva chiesto di acquisire il parere dato dalla Cassazione. Lo studieremo, ma certo non ci rimangiamo nulla”, ha detto il ministro Ciriani. Mentre il ministro Piantedosi parla di “esercizio connotato da una forte impostazione ideologica”.
A cura di Annalisa Cangemi
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La bocciatura, non vincolante, da parte della Cassazione del decreto Sicurezza indigna il governo. Dopo le dichiarazioni del ministro Nordio, che si è detto "incredulo" rispetto al contenuto del documento, disponibile online, di 129 pagine, anche Piantedosi ha detto la sua, affermando che la critica è "ideologica".

Il provvedimento, diventato legge a inizio giugno, dopo le proteste al Senato, contiene norme per la tutela delle forze dell'ordine, per la repressione delle proteste e dei blocchi stradali, nuovi reati in ambito penitenziario, come quello di rivolta in carcere, sgomberi di immobili occupati, revoca della cittadinanza fino a dieci anni dalla condanna e la messa al bando della cannabis light.

Cosa contesta la Cassazione sul dl Sicurezza

La stroncatura che si legge nella relazione degli uffici del Massimario, che il ministro della Giustizia Nordio ha chiesto di acquisire, parte prima di tutto dal metodo, ritenuto "scricchiolante". Viene sottolineato il fatto che il provvedimento, che in origine era un Disegno di legge già approvato alla Camera nel settembre 2024, è stato poi trasformato in decreto-legge anche se in assenza di fatti nuovi che prevedessero uno stato di urgente necessità. E questo sarebbe in realtà vietato dalla Costituzione, se si parla di reati. La bocciatura quindi primariamente riguarda il ricorso alla "decretazione urgente" senza fondate motivazioni.

Inoltre i giudici ritengono il testo troppo "eterogeneo", ovvero, scrivono, il decreto "include discipline molto diverse tra loro". Dai reati penali alla cannabis light, dalla gestione delle carceri alla sicurezza: una varietà di temi che che secondo la Cassazione lo renderebbero “disomogeneo”.

Per quanto riguarda il merito, vengono contestati diversi passaggi. Si parla di pene sproporzionate, dunque alcune norme sono considerate eccessive rispetto alla gravità dei fatti, violando appunto il principio di proporzionalità.

Poi i diversi. inasprimenti di pena in aree sensibili (le stazioni, le tangenziali, le autostrade) rischiano secondo la Cassazione di criminalizzare proteste pacifiche e scioperi, come quello dei metalmeccanici a Bologna. Criticità emergono poi sullo ‘scudo' per i Servizi segreti: la norma che protegge gli agenti infiltrati anche quando dirigono organizzazioni terroristico-eversive solleva rischi gravi di abuso e "licenza criminale".

Altra questione contestata nel merito è la detenzione in carcere di madri incinte o con bimbi: nella relazione della Cassazione viene indicata come una violazione dei diritti alla maternità e al bambino, a fronte delle condizioni già critiche delle nostre strutture penitenziarie. Infine, il divieto per la cannabis light: la Corte ha segnalato la mancanza di prove scientifiche che motivino adeguatamente il divieto. Elementi che potrebbero condizionare la libertà economica e imprenditoriale.

Piantedosi: "Dalla Cassazione forte impostazione ideologica"

Quello della Cassazione sul dl Sicurezza "mi sembra un esercizio connotato da una forte impostazione ideologica", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, intervistato da La Stampa. "Mi sfugge quali principi della Costituzione violerebbe", afferma Piantedosi. "Quanto poi alla scelta della decretazione d'urgenza, se il giudizio sulla legittimità costituzionale fosse limitato all'opinione dell'ufficio del Massimario della Cassazione, allora sì che avrei il timore di vivere in un Paese che ha perduto i fondamentali riferimenti degli equilibri costituzionali tra i poteri", ha detto ancora il ministro.

Piantedosi poi ha commentato anche la proposta del vicepremier Matteo Salvini di "circoscrivere" il reato di tortura e di dotare la polizia penitenziaria di taser: "Io sono sempre molto d'accordo sull'esigenza di tutelare gli agenti e di dotarli di tutti i possibili strumenti utili per proteggere i cittadini e se stessi, sempre nell'ambito di una cornice di legalità".

Tira dritto sul decreto Sicurezza anche il ministro Luca Ciriani: "Il ministro Nordio aveva chiesto di acquisire il parere dato dalla Cassazione. Lo studieremo, ma certo non ci rimangiamo nulla. Quello era un provvedimento esaminato per un anno dal Parlamento, dibattuto a lungo, poi trasformato in decreto perché appunto i cittadini si aspettano risposte in tempi rapidi. E noi lo abbiamo fatto", ha detto in una intervista al Corriere della Sera.

La Lega ieri con una nota si è inserita nel dibattito dicendo che "È fortemente auspicabile un nuovo provvedimento per rafforzare ancora di più la sicurezza, con particolare riferimento alla tutela delle Forze dell'Ordine. Difendere le divise significa difendere gli italiani".

Silp Cgil: "Cassazione ci dà ragione"

"La segreteria nazionale del sindacato di polizia Silp Cgil prende atto delle criticità espresse dalla Corte di Cassazione riguardo al decreto sicurezza del governo Meloni, che hanno evidenziato criticità sostanziali e metodologiche, in linea con le nostre analisi e posizioni condivise durante l'audizione parlamentare dedicata all'iter del provvedimento", si legge in una nota il Silp Cgil.

Pietro Colapietro, segretario generale del Silp Cgil, ha continuato: "Le considerazioni della Cassazione dimostrano come questa modalità di approvare norme così importanti tramite decreto, a costo zero per fare propaganda e senza un reale motivo di urgenza, sia un grave errore del governo. Ogni legge si dovrebbe fare con metodo e diligenza, non con decretazioni di urgenza pericolose, tra l'altro, in termini di affidabilità e credibilità del sistema".

"Molte delle preoccupazioni ribadite dalla Cassazione – ha detto Colapietro – coincidono con quelle gia in passato espresse da noi. Ad esempio, la creazione di nuovi reati come il blocco stradale, il divieto di manifestare o le aggravanti in aree sensibili attorno alle stazioni ferroviarie sono poco chiari, potenzialmente illegittimi e rischiosi per la libertà di manifestazione e di dissenso. Inoltre, le norme sul terrorismo, tra cui la possibilità di agenti dei servizi segreti di creare gruppi terroristici, rappresentano un inedito e sproporzionato passo indietro, che mina i principi fondamentali di legalità e controllo democratico. Vi sono pure forti preoccupazioni per le implicazioni di ampie e poco chiare nuove fattispecie di reato, come quelle relative alla resistenza passiva nelle carceri. La Corte ha fornito un quadro chiarissimo".

"Come sindacato di polizia – ha aggiunto il segretario generale del Silp Cgil – ribadiamo che la sicurezza reale si costruisce investendo su risorse concrete: organici e assunzioni in primis per superare il gap tra pensionamenti e nuovi ingressi, perché da 3 anni ogni anno polizia e carabinieri diminuiscono come unità e cresce invece l'età media. Lo dicono i numeri che il governo conosce, ma che ignora colpevolmente. Servono risorse per la formazione, per mezzi e strutture adeguate, per stipendi dignitosi e risorse per il lavoro straordinario. Questo esecutivo è stato solo capace di siglare un contratto dopo 4 anni di ritardo, di offrire aumenti di 100 euro lordi a fronte di una perdita reale e certificata Istat di 300 euro e di tagliare gli arretrati che spettavano di diritto. Dovrebbero solo vergognarsi".

Tornando alla Cassazione, Colapietro ha concluso dicendo che "presto emergeranno anche criticità sui centri di detenzione in Albania, come anticipato oggi da alcuni media. C'è un punto che mi preme particolarmente: non si risolve il disagio sociale con toni duri, nuovi reati o dichiarazioni propagandistiche. La vera sicurezza si ottiene con politiche che promuovano investimenti veri, con decisioni condivise con le parti sociali che mettano al centro le persone, il lavoro e diritti di chi ogni giorno rischia la propria vita per i cittadini. Chiediamo al Governo Meloni di tenere conto finalmente di tutte queste criticità, cercando di mettere in campo azioni concrete, serie e trasparenti, per affrontare le vere emergenze di un sistema che ha bisogno di essere risanato e potenziato, e non di slogan o decreti urgenti che non risolvono i problemi".

Anm: "Increduli per le dichiarazioni di Nordio"

"Siamo increduli nell'apprendere che un magistrato con tanti anni di esperienza come il ministro Nordio abbia inteso acquisire informazioni sul regime di divulgazione delle relazioni dell'Ufficio del Massimario che sono pubbliche. La giurisprudenza, come il ministro ben sa, si evolve in uno Stato democratico proprio grazie ad un ininterrotto confronto di idee", ha dichiarato ieri in una nota la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati. "Siamo increduli nell'apprendere come una relazione dell'Ufficio del Massimario possa essere letta come un atto politico, anziché per quello che è: un contributo di natura eminentemente tecnica proveniente da giuristi di indubbio spessore".

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