Nel decreto di maggio, ribattezzato decreto Rilancio, è stato confermato lo smart working per genitori con figli più piccoli di 14 anni. L'idea di concedere il lavoro agile ai genitori, fino alla conclusione dell'emergenza coronavirus, nasce dalla necessità delle famiglie di gestire i bambini più piccoli, che non andranno a scuola sicuramente fino a settembre. Anche se i minori potranno accedere ai centri estivi, che saranno aperti probabilmente già dal 18 maggio.

La misura era stata anticipata già nella bozza del nuovo decreto Rilancio. In pratica fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, hanno diritto a svolgere il lavoro in modalità agile, anche in assenza degli accordi individuali, purché lo smart working sia compatibile con le caratteristiche della prestazione svolta.

L'articolo 96 recita: "Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione".

Come si legge al secondo punto, è consentito inoltre svolgere la prestazione lavorativa in lavoro agile "anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dal datore di lavoro".
Per quanto riguarda invece gli obblighi per le aziende, al punto tre del testo si legge: "Per l’intero periodo di cui al comma 1, i datori di lavoro del settore privato comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali".

I dati sullo smart working nelle imprese

I dati sullo smart working contenuti nel bollettino annuale del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal ci dicono che una impresa su quattro è arrivata – almeno in parte – preparata all'emergenza Covid-19: il 24,6% delle imprese italiane, infatti, ha investito nell'adozione di sistemi di smart working per innovare il proprio modello organizzativo aziendale tra il 2015 al 2019. Il dato è cresciuto rispetto al 2018 (23,5%) e segue un trend di incremento consistente, che probabilmente non si arresterà.

Non tutti i settori, ovviamente, si sono potuti adattare all'introduzione del lavoro agile allo stesso modo. L'ambito più ricettivo è quello delle Public utilities (luce, acqua, gas) in cui il 34,7% delle imprese ha dichiarato di aver investito in smart working, a seguire quello dei Servizi (25,5%), l'Industria (22,5%) e fanalino di coda, per ovvi motivi, le Costruzioni (19,9%). All'interno del mondo dei servizi, hanno investito in smart working il 50,9% delle imprese di Servizi informatici e delle telecomunicazioni, il 48,8% delle imprese di Servizi finanziari e assicurativi, e il 40,3% dei Servizi avanzati di supporto alle imprese. Hanno convertito il lavoro in modalità ‘a distanza' solo il 15,7% delle imprese dei Servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone e il 17,9% dei Servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici.

Nel sistema industriale, sul lavoro agile hanno puntato il 33,3% delle Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali, il 32,8% per le Industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere e il 29,6% delle Industrie di fabbricazione macchinari. Il Sud è l'area del Paese in cui maggiormente le imprese hanno puntato sullo smart working. A favore di questa modalità organizzativa hanno investito il 27,1% delle imprese meridionali. A seguire il Nord Ovest, con il 24,1%, il Nord Est con il 23,5%, quindi il Centro con il 23%.