Dalla Daneo di Genova a tutta Italia: “Qui nessuno è straniero” diventa il manifesto delle scuole pubbliche

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Nato sui cancelli del centro storico genovese, lo striscione rimosso dalle forze dell’ordine si è trasformato in un’onda di mobilitazione nazionale. Da Roma a Bologna, passando per Milano e Bergamo, famiglie, docenti e amministratori locali si uniscono contro i tetti agli stranieri per difendere la scuola della Costituzione.

Il tentativo di spegnere la protesta staccando uno striscione dai cancelli della scuola elementare Daneo di Genova ha ottenuto l'effetto opposto: trasformare un caso locale nel catalizzatore di un movimento nazionale. La frase "Qui nessun* è stranier*", dipinta su tela dai bambini del centro storico genovese in occasione della fiaccolata della pace, è diventata in pochissime ore la parola d'ordine che unisce gli istituti comprensivi delle principali città italiane.

Dalla Liguria la mobilitazione si è infatti allargata a macchia d'olio. A Roma la prima risposta è arrivata dalla scuola Di Donato dell'Esquilino, dove un gruppo di genitori ha affisso allo stesso modo, all'ingresso dell'istituto, un manifesto identico per testo e intenzioni. Un gesto di solidarietà diretta con la comunità genovese che ha fatto da apripista: la protesta si sta estendendo a catena in altri plessi della Capitale, tra cui la Pisacane, la Mazzini, il liceo Plinio e il Guicciardini, affiancata da un appello inviato direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di fermare le nuove norme sull'istruzione. Azioni analoghe e scritte identiche sono comparse sui cancelli di diversi plessi a Bologna, Torino e poi in altri quartieri genovesi.

Il fronte dei Comuni: "Le scuole hanno le porte aperte e non hanno il tetto"

E mentre nei cortili si moltiplicano i lenzuoli colorati, sul piano istituzionale si è saldato un asse tra le grandi amministrazioni comunali. A Bologna, a margine del convegno nazionale "Le esperienze di Scuole Aperte", gli assessori all'Istruzione di Bologna (Daniele Ara), Roma (Claudia Pratelli), Milano (Anna Scavuzzo) e Bergamo (Marzia Marchesi) hanno sottoscritto un manifesto congiunto rivolto a tutti i Comuni italiani.

"A partire dalla nostra funzione, dalla nostra esperienza, dal nostro impegno quotidiano vogliamo elevare una voce ferma. La scuola, i bambini, le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda. In nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta. Le scuole tessono le relazioni, le culture e le appartenenze, non strappano, non espellono. Le scuole si battono per colmare i divari, contrastare le diseguaglianze, costruire possibilità soprattutto per coloro che sembrano predestinati da background difficili. Questa è la scuola del nostro paese, quella della Costituzione, la prima incaricata dall’articolo 3 a “rimuovere gli ostacoli”."

Un testo che attacca poi frontalmente l'impianto del Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri sui tetti alle presenze di alunni stranieri nelle classi. "La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto", affermano gli amministratori, contestando la rigidità della soglia del 30% ed evidenziando l'ambiguità di una misura che rischia di classificare come "stranieri" bambini nati e cresciuti in Italia solo per ragioni anagrafiche o per presunte carenze linguistiche, ponendo interrogativi sull'applicabilità pratica e sulla tutela del diritto costituzionale allo studio.

Le risorse contro la propaganda: la lezione dell'articolo 3

Nel loro documento, i quattro Comuni sottolineano come la vera gestione della multiculturalità richieda strumenti concreti, come mediatori culturali, organici rafforzati, classi meno numerose e tempo prolungato, piuttosto che interventi d'impatto propagandistico. L'inclusione non si misura imponendo tetti arbitrari, ma affrontando le disuguaglianze socioeconomiche che condizionano il rendimento scolastico di tutti gli studenti, a prescindere dalla provenienza delle famiglie. Invocare la separazione o stabilire sbarramenti all'ingresso rischia cioè di riportare la scuola italiana indietro di cinquant'anni, ai tempi delle classi differenziate. Il messaggio che parte dalle piazze di Genova, Roma e Bologna ribadisce così il principio fondativo dell'articolo 3 della Costituzione: la scuola pubblica non seleziona chi far entrare, ma lavora per rimuovere gli ostacoli e garantire a ogni bambino le stesse opportunità di partenza.

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