Partiamo da un dato centrale in questa crisi di governo: dallo scioglimento delle Camere alla data delle elezioni è necessario che intercorra un periodo di che va da un minimo di 45 giorni a un massimo di 70 giorni. Realisticamente, considerando tutti gli adempimenti da compiere, servono circa due mesi di tempo per predisporre la consultazione elettorale, sempre a partire dalla data di scioglimento delle Camere. L’atto formale con cui si dichiara chiusa una legislatura spetta al Presidente della Repubblica con apposito decreto che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Successivamente, il Consiglio dei ministri approva lo schema di decreto con cui viene fissata la data delle elezioni (la convocazione dei comizi elettorali) e quella per la prima seduta delle Camere (entro 20 giorni dalle elezioni). La fase transitoria è gestita dal governo uscente, che resta in carica per l’ordinaria amministrazione, così come formalmente restano in carica anche Camera e Senato.

Le ipotesi sulla data del voto

Tutto ciò rende molto più complesso il percorso verso nuove elezioni dopo la crisi di governo, come sa bene Matteo Salvini e come non mancherà di ricordargli il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Proviamo infatti a capire quando si potrebbe tornare al voto, rispettando lo schema di cui vi stiamo parlando. Secondo una prima ipotesi la data più probabile per il ritorno al voto sarebbe domenica 13 ottobre: affinché sia possibile, però, occorrerebbe che le Camere siano sciolte a ridosso del 15 agosto; altri analisti immaginano che si possa votare o il 20 o il 27 ottobre, con la fine della legislatura che potrebbe essere decretata entro la fine del mese di agosto. Perché è così importante votare "entro" ottobre?

Il voto a ottobre e la manovra economica

Il problema principale risiede nella necessità di approntare la legge di bilancio per il 2020, che deve essere presentata alla UE entro il 15 ottobre e approvata per la fine dell'anno. Anche volendo considerare un minimo di flessibilità da parte dell'Unione Europea, le tempistiche sarebbero stringenti e non appare ipotizzabile pensare che un nuovo governo possa cominciare a lavorare sulla legge di bilancio a partire da novembre inoltrato. Per questo c'è già chi ipotizza che uno degli esiti principali possa essere il cosiddetto "esercizio provvisorio", ovvero l’applicazione (previa autorizzazione del Parlamento) di un piano di bilancio non approvato per un massimo di 4 mesi: in tal caso si applicherebbero le linee indicate nei saldi di finanza pubblica, che tra l’altro prevedono l’aumento automatico di tre punti dell’IVA e il rapporto deficit – PIL al 2,1%.

Crisi di governo: cosa succede adesso

Questi tempi non sono “negoziabili”, a maggior ragione perché l’apertura di una crisi ha dei passaggi obbligati. La Lega ha presentato al Senato la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, avviando la fase di parlamentarizzazione della crisi. Dunque, per prima cosa vanno riconvocate le Camere, chiuse per le ferie estive.

La convocazione delle Camere e dei parlamentari

Il presidente del Senato Elisabetta Casellati ha convocato la Conferenza dei Capigruppo per lunedì 12 agosto alle ore 16. Normalmente l’iter prevede che, in caso di comunicazioni alle Camere del Presidente del Consiglio, siano avvisati i Presidenti, cui spetta il compito di convocare la conferenza dei capigruppo, che fissa poi la data per la convocazione del capo del governo. Dopo questo passaggio, che come spiega il Corsera può avvenire anche telefonicamente, possono essere richiamati i parlamentari, di norma con un telegramma spedito “al domicilio indicato dal parlamentare anche ‘tramite Prefettura’: significa, cioè, che per recapitarlo e quindi garantirne la consegna sono attivate anche le forze dell’ordine”.

La presentazione della mozione di sfiducia non dovrebbe modificare nella sostanza questo iter, che però prevede alcuni giorni, necessari anche per approntare la “macchina amministrativa” del Parlamento (sono in ferie anche commessi e impiegati, ovviamente, che dovranno in parte essere richiamati in servizio). L’ipotesi più “ottimistica” è di una convocazione dell'Aula per martedì 13 o mercoledì 14, una più realistica verte sulle date di lunedì 19 o martedì 20 agosto. Ma la data verrà stabilita appunto durante la Conferenza dei Capigruppo di lunedì.

Dopo la sfiducia al governo, la palla passa al Presidente della Repubblica, che procede a un giro di consultazioni e vaglierà le opzioni sul tavolo. Che, è bene sottolinearlo, non prevedono necessariamente e unicamente il ritorno al voto, ma potrebbero passare per un nuovo mandato esplorativo per la formazione di un esecutivo e per il lavoro per la costruzione di maggioranze parlamentari alternative. Con i tempi che potrebbero ulteriormente dilatarsi.