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Cosa ha deciso l’Ue sul reato di stupro e cosa cambia con la nuova direttiva

È arrivato l’accordo in Ue sulla nuova direttiva unica contro la violenza di genere. Si introducono per la prima volta norme europee per tutelare le vittime e criminalizzare alcune forma di violenza. Un punto molto dibattuto però è quello sullo stupro: non è stato inserito tra i reati comunitari, a causa di un dibattito sulla sua definizione.
A cura di Luca Pons
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La controversa direttiva europea contro la violenza di genere ha un testo: è arrivato l'accordo informale, e ora manca solo l'ultima approvazione formale prima del via libera. Sulla norma, che aveva iniziato il suo percorso a marzo del 2022, si sono dovuti mettere d'accordo il Parlamento europeo e il Consiglio europeo, che rappresenta i singoli governi dell'Ue. Si parla di mutilazione genitale femminile, di violenza online e di strumenti di sostegno alle vittime. Invece, è arrivato un compromesso sul punto più controverso, lo stupro. Infatti, è caduto uno degli aspetti centrali: non ci sarà il reato di stupro inteso come "qualunque costrizione a un atto sessuale non consensuale", come chiedevano la Commissione e il Parlamento Ue. Ci sarà solo un contentino per chi lo aveva proposto: la definizione di stupro come sesso non consensuale è citata in un'altra parte della direttiva, non quella dedicata ai nuovi reati.

L'iter di questa norma era partito l'8 marzo del 2022, quando la commissione europea guidata da Ursula von der Leyen aveva avanzato la sua proposta. Oggi molti dei reati contenuti nella direttiva sono già considerati illeciti penali in alcuni Paesi europei, ma non tutti e non in tutti gli Stati allo stesso modo. L'idea, quindi, era quella di dare delle norme condivise per tutti, che ponessero delle basi obbligatorie per tutti i Paesi membri sul tema della violenza di genere.

Il dibattito sulla definizione di stupro e cosa c'è nella direttiva Ue

Uno dei temi più discussi era proprio la definizione di stupro. L'articolo 5 della proposta originale, infatti, prevedeva il reato di stupro come "qualunque costrizione a un atto sessuale non consensuale". Si tratta di un reato che non ha una definizione identica in tutti gli Stati dell'Unione europea, e per questo molti avevano ritenuto questa norma importante. Il Parlamento europeo la appoggiava, mentre il Consiglio europeo (cioè i governi dei singoli Stati) si è opposto, spaccandosi al suo interno. Alla fine, così, il reato non è stato incluso tra i reati previsti dalla direttiva.

Tuttavia, questa definizione è stata fatta rientrare in un'altra parte del testo. In particolare, stando ad anticipazioni la direttiva prevederà l'obbligo per gli Stati di "mirare a sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che il sesso non consensuale è considerato un reato penale". Insomma, quella definizione sarà alla base delle campagne di sensibilizzazione obbligatorie, ma non sarà applicabile in tribunale come reato europeo.

Deluso il Parlamento Ue, Picierno: "Persa un'occasione storica"

L'accordo è "un impegno a migliorare continuamente", ha detto la relatrice del testo del Parlamento europeo, Evin Incir. "Ma la nostra lotta è lungi dall'essere finita. Sono molto delusa dal fatto che alcuni Stati membri abbiano scelto di stare dalla parte sbagliata della storia e di bloccare l'inclusione di una legislazione sullo stupro basata sul consenso". Dall'altra parte, "siamo riusciti a ottenere un articolo che riconosce per la prima volta a livello europeo che lo stupro è definito dalla mancanza di consenso facendo riferimento all'importanza di prevenire lo stupro e a nuove campagne di sensibilizzazione obbligatorie". Perciò, la speranza è che "promuovendo un cambiamento culturale attorno al consenso in Europa, possiamo aprire la strada all'adozione della legislazione futura".

La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha parlato di "una giornata triste per le politiche di genere e per i diritti", e di una "versione ridimensionata e indebolita" della direttiva.  Nel complesso, la norma "è deludente e non coglie i punti sostanziali che avrebbero consentito un effettivo avanzamento delle tutele per le donne". Quella sullo stupro, in particolare, è "un'occasione persa di portata storica". Sul piano politico, nel Consiglio europeo "hanno prevalso alcuni interessi nazionali che affondano le radici in una cultura reazionaria, retrograda e retriva". Il governo italiano non è "riuscito a esercitare in modo efficace il proprio peso negoziale", ha detto Picierno, che ha concluso: "È probabile che per il nostro esecutivo la lotta alla violenza di genere rappresenti più un elemento di propaganda che una vera e propria priorità politica".

I reati e le nuove norme nella direttiva sulla violenza di genere

Nella direttiva poi ci sono altre norme, secondo quanto comunicato dal Parlamento, tra cui misure più severe sulla violenza informatica e più sostegno alle vittime. Saranno incluse delle nuove circostanze aggravanti per i reati: saranno puniti in modo più duro i crimini nei confronti di una figura pubblica, un giornalista o un difensore dei diritti umani. Così come sarà un'aggravante l'intenzione di colpire le vittime per la loro etnia, genere, orientamento sessuale, religione, origine sociale o convinzione politica, o il fatto di aver agito per ripristinare il proprio ‘onore'.

Tra i reati sono state inserite le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati. Lo stesso vale per la diffusione online di immagini intime, anche detta cyberflashing quando è rivolta a sconosciuti, per le molestie informatiche e per l'invio non richiesto di materiale sessuale esplicito. Le misure di assistenza alle vittime dovrà tenere conto della discriminazione intersezionale e dell'accesso all'assistenza sanitaria, compresi i servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva. In più, le autorità giudiziarie dovranno migliorare la segnalazione dei reati e la raccolta di prove. Entro cinque anni, la Commissione europea dovrà discutere l'opportunità di cambiare queste norme, come ha chiesto il Parlamento.

In ogni caso, tutte queste misure non entreranno in vigore da subito. Quando il Consiglio e il Parlamento Ue le avranno approvate, tutti i singoli Stati avranno del tempo a disposizione per recepirle, cioè metterle in atto nel proprio Paese con delle leggi apposite.

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