Il nuovo dpcm potrebbe arrivare entro domenica sera o, al più tardi, nella giornata di lunedì. Il governo si appresta a varare nuove restrizioni dopo l'impennata di contagi da Covid, con il dato di ieri che ha superato i 10mila nuovi casi in un giorno. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, continua a escludere un lockdown totale. Mentre sembra più intenzionato a procedere verso quello che viene definito un coprifuoco, ma che in realtà è una misura diversa. L’idea è quella di chiudere tutti i locali come bar e ristoranti alle 22. Non, quindi, un coprifuoco come avviene in Francia, con il divieto completo di uscire da casa dopo un certo orario. In nottata si è tenuto a Palazzo Chigi il vertice tra i capi delegazione per discutere delle nuove misure anti-contagio. E la linea è chiara: dopo il nuovo aumento dei contagi servono misure più dure.

No coprifuoco, sì chiusura dei locali

Il vertice, chiesto dal Pd, è iniziato in piena notte. L’obiettivo è arrivare a un nuovo dpcm, considerando quello precedente già superato. L’ipotesi coprifuoco viene ritenuta troppo impattante dal punto di vista economico. E per questo Conte punta a evitare gli assembramenti chiudendo i locali dopo le 22 e vietando, inoltre, la vendita di alcolici. Altra ipotesi di cui si discute, ma non per questo dpcm probabilmente, è quella di prevedere un lockdown solamente nel weekend, sempre in chiave anti-movida. Idea che, comunque, rimane lontana.

Il nuovo dpcm: non chiudono attività produttive e scuole

La certezza è che il prossimo dpcm non prevederà la chiusura di attività produttive e scuole, ma si potrebbe procedere con lo stop ad alcune attività ritenute non essenziali. Potrebbe essere, per esempio, il caso di cinema e teatri, anche se questa ipotesi è osteggiata da parte del governo. Ancora, a chiudere potrebbero essere anche parrucchieri, barbieri e centri estetici. Anche se questa misura potrebbe essere necessaria solamente nelle Regioni con più alto rischio di contagio. Di certo il governo vuole evitare la chiusura delle scuole e punta a resistere alle richieste delle Regioni che insistono per applicare maggiormente la didattica a distanza. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, rifiuta una didattica completamente a distanza, volendo continuare sul sistema misto: un po’ in presenza e un po’ a distanza, almeno per le superiori. Per le altre classi si ipotizza invece un maggiore scaglionamento degli orari di ingresso.

No a sport di contatto, sì a smart working

Per evitare di chiudere le scuole, il governo vorrebbe aumentare il ricorso allo smart working. Sicuramente nella pubblica amministrazione, dove si punta ad arrivare al 70% di lavoro agile. Un sistema che permetterebbe di alleggerire i trasporti. Ulteriore stretta potrebbe arrivare per gli sport di contatto, estendendo il divieto anche per le società dilettantistiche: varrebbe a dire uno stop per gli allenamenti e le partite di calcetto e basket anche a livello agonistico. Si ipotizza anche uno stop a piscine, palestre e circoli, con una stretta anche su eventi e manifestazione e la chiusura dei negozi non essenziali e delle sale gioco.