Noi siamo un popolo così, amiamo il potere per il potere, chiunque lo indossi, e siamo pronti a convincerci che le parole possano scadere in un soffio come se non avessero valore etico. Giuseppe Conte fino alla settimana scorsa era "un burattino nelle mani di Salvini e di Di Maio", "l'uomo invisibile", il "presidente del consiglio inesistente", colui che dall'opposizione era additato come la molle presenza che concedeva tutto a Salvini e poi, di colpo, è diventato un fine stratega politico addirittura in grado di indossare gli abiti di un governo opposto come garante di un equilibrio politico che dovrebbe reggere la distanza tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.

In mezzo si segnala la sua sfuriata contro Salvini (ma attenzione, solo quando ha capito di essere a un passo dalla sfiducia) che nella mente di molti basterebbe per renderlo vergine di tutte le porcate che il ministro dell'interno (con la vicinanza collaborativa dei ministri pentastellati) ha compiuto proprio con Conte presidente del Consiglio. Più che la parabola dell'avvocato "del popolo" Giuseppe Conte stupisce questa veloce inversione di narrazione nei suoi confronti, anche da parte di chi fino a ieri lo trattava come un fantoccio, in nome di una sopraggiunta concatenazione di eventi che richiede che l'ex forse prossimo presidente del Consiglio diventi più che potabile, addirittura goloso per tutti gli italiani.

Sia chiaro: la politica è l'arte della mediazione e della capacità di cogliere le occasioni che si presentano e qui nessuno dice che sia giusto o sbagliato impuntarsi sul nome di Conte per fare saltare la possibilità di un governo che difficilmente potrebbe fare peggio di quello partecipato dalla Lega ma piuttosto si discute del fatto che ci si potrebbe sedere intorno a un tavolo per compiere le trattative anche senza esagerare nella celebrazione come eroe di colui che prima era il peggior nemico. La gente ha capito benissimo che il Movimento 5 Stelle non si sarebbe seduto a discutere con il Partito Democratico senza il prerequisito della conferma del premier, non c'è bisogno di insistere nell'incensarlo come il nuovo Churchill. Lo stesso endorsement di Trump (che per condire il tutto con un pizzico tragicomico sbaglia anche il nome) ha scoperchiato una certa ipocrisia di fondo: ma siamo sicuri che gli elettori del PD siano contenti di "allearsi" con Trump?

Se vale un consiglio forse sarebbe il caso di mantenere un certo senso della misura, una compostezza almeno dignitosa, di avere il coraggio chiaro e tondo di dire che ci sono molte cose che sarebbero indigeribili in condizioni normali e che invece si accettano in nome del contesto piuttosto confuso. Sarebbe il caso di chiarire che questo non è il governo dei sogni di nessuno se non di quelli che sono terrorizzati dall'idea di non essere più in Parlamento. Non si offenderebbe nessuno, si sarebbe più realisti e si eviterebbero altre grame figure quando Conte tornerà ad essere il burattino dei M5S (augurandosi che non accada). E magari sarebbe il caso di chiedere a Conte che ne pensa della nave Mare Jonio che continua a bollire in mezzo al mare, a proposito di discontinuità.