Codice della strada, cambiano le regole sulle droghe volute da Salvini: cosa ha deciso la Consulta

È un risultato a metà, tra chi si oppone alla nuova norma del Codice della strada sulla guida sotto effetto di stupefacenti (lanciata a fine 2024) e chi invece la sostiene. La Corte costituzionale ha deciso che la regola non è illegittima, e quindi l'articolo 187 del Codice non va cambiato. Dall'altra parte, però, ha chiarito che va interpretato in un modo specifico. Non si può multare chi ha, nel sangue o nelle urine, una traccia minima di sostanze stupefacenti. La quantità rilevata deve essere sufficiente a creare un pericolo in strada.
La sentenza è la numero 10 del 2026, depositata oggi. È arrivata perché ben tre giudici diversi (i tribunali di Macerata, Siena e Pordenone), da quando il nuovo Codice è entrati in vigore, avevano interpellato la Consulta per chiedere chiarimenti. A loro si erano unite anche l'Unione delle camere penali italiane e l'Associazione italiana dei professori di diritto penale.
Cosa è cambiato nel Codice della strada sulla guida sotto effetto di droghe
Il cambiamento della norma fatto oltre un anno fa è stato piccolo in apparenza, ma enorme negli effetti. Prima l'articolo 187 del Codice della strada puniva chi guidava "in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto" sostanze stupefacenti. Quindi, per arrivare alla sanzione bisognava non solo dimostrare che l'autista aveva preso qualcosa, ma anche che quella sostanza lo aveva alterato in modo tale da renderlo un pericolo al volante. Questo perché il comportamento da punire in sé non era assumere una droga, ma guidare in modo pericoloso.
Da fine 2024, invece, l'articolo è stato cambiato cancellando i riferimenti all'alterazione psico-fisica. Il motivo è che, secondo il governo, era troppo difficile dimostrare legalmente che la sostanza assunta aveva impedito all'autista di guidare normalmente. Dunque, oggi il Codice della strada punisce chi guida "dopo aver assunto" sostanze stupefacenti.
Questo ha aperto a molte ambiguità e situazioni difficili. Sarebbe potenzialmente colpito non solo chi, per esempio, ha assunto sostanze stupefacenti molto tempo prima di guida e quindi è perfettamente lucido, anche se ne ha ancora delle tracce nel sangue. Ma anche, per esempio, i pazienti che usano la cannabis terapeutica o altri farmaci particolari. Il governo era intervenuto con una circolare che doveva colmare in parte questa lacuna, ma che in realtà non ha cambiato molto.
Cosa ha deciso la Corte costituzionale e quali sono le regole adesso
Chiamata in causa, la Corte costituzionale ha respinto i ricorsi, non condividendone le motivazioni. Tuttavia, ha posto un paletto ben preciso. La nuova norma va interpretata in senso "restrittivo".
Il comunicato stampa della Consulta ha riassunto così le novità: "Non occorrerà più dimostrare che il conducente si sia posto alla guida in stato di effettiva alterazione psicofisica", quindi il nuovo articolo resta in piedi, ma sarà "necessario accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di quantitativi di sostanze stupefacenti che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo".
Cosa significa, concretamente? Che il requisito dell'alterazione psico-fisica è ancora cancellato dal testo della legge, ma ne appare uno nuovo. Bisognerà dimostrare che, nei liquidi corporei (urina, sangue, saliva…) dell'autista c'era una quantità tale di sostanze stupefacenti da creare, in una persona media, un'alterazione. E quindi un pericolo in strada. Sulla carta assomiglia molto a un compromesso. Non tornerà la vecchia norma, ma quella nuova sarà più limitata.