foto di Simone Giancristofaro

Evidentemente non era bastato un fronte di ghiaccio da 250 mila metri cubi, pari a diecimila container di navi cargo, che minaccia di staccarsi dal monte bianco e travolgere Courmayeur. E nemmeno è bastato leggere che l’Italia è il primo Paese in Europa – e undicesimo al mondo – per morti premature dovute alle polveri sottili, grazie a quella camera a gas chiamata Pianura Padana, in cui abita un terzo contato male di tutta la popolazione italiana. Non vi è bastato nemmeno vedere Venezia sepolta sotto una piena di 187 centimetri che ha causato danni irreparabili alla basilica di San Marco.

No. Potrebbe cadervi il mondo addosso e vi ritroveremmo ancora lì a imprecare contro gli stranieri e a pulire la canna della rivoltella contro l’incubo delle rapine, sempre più convinti che la vera emergenza di questo Paese siano l’invasione degli ultracorpi stranieri, l’islamizzazione coatta che il 97,7% della popolazione italiana (quella di fede non musulmana) rischia di subire dal restante 2,3%, la criminalità (non) organizzata dei topi da villetta, nonostante negli ultimi dieci anni le rapine siano diminuite di oltre il 30%. Lo certifica qualunque sondaggio, del resto, e se scegliamo questo del Cise, il centro di elaborazione statistica della Luiss, è solo per completezza: per gli italiani ridurre i costi della politica, rendere i cittadini più sicuri dalla criminalità, proteggere l’Italia dalla minaccia terroristica e limitare l’accoglienza dei rifugiati è più importante che combattere l’inquinamento.

Ecco: se usaste metà della paura che avete per lo straniero per spaventarvi del riscaldamento climatico e dell’inquinamento, probabilmente saremmo già a buon punto. Perché la sensazione è che nessuno, soprattutto nel nord Italia, abbia la percezione di quanto l’emergenza climatica sia reale, e quanto si debba cambiare rotta per evitare un destino che appare sempre più segnato. Detta in parole povere: se la temperatura aumenta di due gradi – crescita che l’agenzia dell’Onu per il clima reputa quasi impossibile da evitare – il ghiacciaio di Planpincieux rovinerà su Courmayeur e tutta la laguna di Venezia finirà sott’acqua, senza alcun dubbio. Riguardo alle malattie alle vie respiratorie vi lasciamo solo immaginare.

Allora sì ci sarà da perderci la testa, cari padani nostri che oggi date del “gretino” a chiunque sollevi il dito a dire che il nostro modello di sviluppo è da cambiare da cima a fondo. Allora, ve lo anticipiamo, tutta la Pianura Padana si ritroverà di fronte il dilemma di Taranto. moltiplicato per mille: perdere il lavoro o perdere Venezia? Crolla l’economia o crolla un ghiacciaio? Asfittica l’aria o asfittica la crescita?

Serve il disegnino? (via Climate Central)

Far finta oggi che tutto questo non succederà non fa onore alla vostra intelligenza. Non fa onore a chi il Nord lo governa – la Lega e il centrodestra – che riesce a votare contro a misure per arginare il cambiamento climatico anche nella sera in cui il consiglio regionale del Veneto viene allagato dall’acqua alta. Non fa onore a chi da quella sera del 12 novembre non fa che parlare di Mose, un argine tanto costoso quanto inutile, evitando scientemente di nominare la causa di quella piena colossale, il riscaldamento climatico causato dall’uomo, che ha già fatto alzare il livello medio del mare di 35 centimetri in poco meno di 150 anni.

Non fa onore nemmeno a chi governa a Roma, Pd e Cinque Stelle, che si erano alleati promettendo la rivoluzione verde e che oggi non riescono ad approvare nemmeno un plastic tax piccola così – costruita per fare cassa, più che per salvare il mondo, a dire il vero – talmente sono terrorizzati dall’idea che gli elettori dell’Emilia-Romagna, dove si produce buona parte del packaging d’Italia, gliela faccia pagare alle prossime elezioni regionali del 28 gennaio.

Tipica prima pagina che fa sganasciare il Partito del Pil

Non fa onore soprattutto a voi che leggete, però, soprattutto se abitate nel nord Italia e fate spallucce di fronte a tutto questo. Se vi autodefinite pomposamente partito del Pil di un Paese che cresce meno di chiunque in Europa, e non avete nemmeno quel briciolo di lungimiranza per pensare a come far sopravvivere il vostro territorio a un modello di sviluppo che lo sta uccidendo. Se piangete per Venezia e ridete delle treccine di Greta Thunberg. Se applaudite i giovani che scendono in piazza e dal giorno successivo fate come se non fosse successo nulla.

Ve lo diciamo con rabbia: vi meritate Venezia, vi meritare Courmayeur, vi meritate tutto quel che succederà da domani. È quel che avete seminato, del resto.