Ci sono novità sul caso Delmastro e Meloni fatica un po’ a difenderlo

Il caso del ristorante gestito da Andrea Delmastro, in società con la giovane Miriam Caroccia, si allarga. Il locale è finito al centro delle polemiche perché la 19enne è figlia di Mauro Caroccia, ristoratore già condannato in via definitiva per i suoi rapporti con il clan Senese. Ora entrambi, padre e figlia, sarebbero indagati a vario titolo per riciclaggio e intestazione fittizia. Delmastro è completamente estraneo all'indagine, ma questa coinvolge anche i soldi usati dai Caroccia per aprire la 5 Forchette srl, ovvero proprio la società co-fondata insieme al sottosegretario.
Il caso di Delmastro e la Bisteccheria d'Italia
La vicenda è ancora poco chiara. Si sa che il 16 dicembre 2024, a Biella, Delmastro mese la firma sulla nascita della 5 Forchette, che avrebbe gestito il ristorante Bisteccheria d'Italia a Roma. Secondo le ricostruzioni di stampa, il sottosegretario era socio con il 25% delle quote. Il 50% spettava invece a Miriam Caroccia, all'epoca diciottenne, che divenne amministratrice. Gli altri soci erano alcuni esponenti di Fratelli d'Italia in Piemonte – Elena Chiorino, Davide Zappalà, Cristiano Franceschini – e l'impiegata Donatella Pelle. Va chiarito che solo Caroccia, tra questi, risulta indagata.
Come detto, la giovane è figlia di Mauro Caroccia. All'epoca, l'imprenditore era già notoriamente – accusato di intestazione fittizia con aggravante mafiosa per i suoi legami con il clan Senese. Al momento della nascita della società, risultava assolto in appello. Ma poi la Cassazione ha ordinato un nuovo processo e per il 50enne è arrivata, il 19 febbraio di quest'anno, una condanna definitiva.
Proprio nei mesi in cui il processo si è riaperto ed è arrivata la condanna, Delmastro ha prima venduto le proprie quote della 5 Forchette a un'altra società, che è interamente controllata da lui; e questa società ha venduto le stesse quote a Donatella Pelle, e lei pochi giorni dopo le ha vendute a Miriam Caroccia. Nello stesso periodo, gli altri esponenti di FdI hanno venduto le proprie quote alla giovane. Insomma, tutti si sono liberati dalla partecipazione al ristorante.
L'aspetto che ha sollevato più dubbi è che Delmastro ha affermato di non sapere che quella ragazza era figlia del Caroccia indagato per mafia. Sostiene di averlo scoperto solo dopo la condanna, arrivata circa un anno dopo. Eppure ci sono foto pubbliche che mostrano lo stesso Delmastro, nel 2023, che abbraccia Caroccia padre dopo aver mangiato al suo precedente ristorante, Da Baffo. Il locale con cui, stando alle sentenze, l'uomo aiutava la camorra a riciclare denaro.

La nuova indagine su Miriam Caroccia, ex socia di Delmastro
La nuova inchiesta, che andrebbe avanti già da alcune settimane, riguarda invece le nuove società dei Carocci. Tra queste c'è anche la 5 Forchette creata insieme a Delmastro, e quindi il ristorante Bisteccheria d'Italia. L'intenzione degli inquirenti sarebbe capire da dove sono venuti i soldi che hanno permesso alla giovane di aprire il locale e fondare la società. In particolare ci si concentrerebbe su uno scambio avvenuto quando, a marzo di quest'anno, tutti i politici hanno venduto le proprie quote a Miriam Caroccia.
Dagli atti ufficiali risulta infatti che quest'ultima abbia pagato "in contanti". La somma complessiva dovrebbe essere di 5mila euro, ma dai documenti non è chiara né l'entità del pagamento, né se ci siano certificazioni in grado di provarlo. Si parla dei soldi usati dalla giovane per comprare le quote dagli altri soci – tra cui a quel punto non c'era più Delmastro, perché, come detto, aveva prima venduto la propria parte a un'altra società, e poi da questa a Donatella Pelle. Peraltro, anche l'ultimo pagamento di Pelle alla società di Delmastro risulta essere avvenuto in contanti.
Meloni: "Abbiamo dei sottosegretari leggeri"
L'indagine non è conclusa, vale la presunzione di innocenza e nessuna figura politica è direttamente implicata. Le opposizioni, però, hanno sollevato una questione di opportunità. "Come faceva Delmastro a non sapere che quel ristorante era sotto l'influenza dei Senese, una circostanza nota a Roma e non solo? Le indagini erano pubbliche e riguardavano proprio quel locale, quei flussi di denaro e quei rapporti, ha attaccato Angelo Bonelli di Avs chiedendo le dimissioni dell'esponente di governo.
Nelle ultime ore, come è naturale, molti hanno chiesto conto della situazione a Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio, che in Delmastro uno dei suoi ‘fedelissimi', lo ha difeso. Ma non ha potuto fare a meno di riconoscere qualche colpa. "Avrebbe potuto essere più accorto", si è lasciata scappare a un punto stampa.
Intervistata da Enrico Mentana, poi, è tornata sulla vicenda: "Guardo i fatti che conosciamo ora, e che io conosco dalla stampa. Non so da chi li conosca la stampa…", ha detto, spingendo il giornalista a chiederle se pensasse a una "manina", cioè alla volontà di qualcuno – magistratura, politici o chissà chi altri – di far emergere questa notizia proprio a pochi giorni dal voto sul referendum
"Sono cose che a volte accadono ma insomma, anche qui, eventualmente l'ho messo in conto. Se ci fosse una manina, vorrebbe dire che questa è la cosa peggiore che si ha sul governo?", ha detto Meloni. E ha riassunto la vicenda in questo modo, decisamente favorevole a Delmastro: "Il fatto dice che c'è un sottosegretario che acquista le quote di un ristorante con dei soci incensurati. E che quando scopre che non uno dei soci, ma il padre di uno dei soci, ha problemi con la giustizia, vende quelle quote. Attenzione, non vende quelle quote quando la notizia esce sul giornale, vende le quote quando lo scopre".
Poi, però, ancora una volta, ha ammesso: "Certo, abbiamo dei sottosegretari leggeri. Delmastro è stato leggero". Un'affermazione fatta come per suggerire che sia una cosa da poco. "Gli italiani valuteranno", ha aggiunto.
In conclusione, Meloni ha fatto un'uscita che è sembrata, in parte, diretta a proteggerla da eventuali sviluppi del caso: "Parlo degli elementi che conosco. Se questa questione fosse più ampia, ci fossero altri problemi, chiaramente la magistratura farà il suo corso".