Chi guadagna di più con la libera professione: medici, influencer e ingegneri in cima

Il lavoro in libera professione sembra essersi confermato, anche nel 2025, una scelta capace di offrire buone opportunità economiche a chi possiede competenze elevate e specialistiche. A emergere con maggiore forza sono i settori legati alla sanità, alle professioni tecnico-operative e alla produzione di contenuti, soprattutto video. Questi, almeno, sono i dati evidenziati da un'indagine condotta da Fiscozen su un campione di oltre 40mila titolari di Partita IVA, che restituisce una fotografia aggiornata dei fatturati medi e delle professioni più dinamiche in questo senso.
In cima alla classifica sanità e competenze ad alta specializzazione
A guidare la graduatoria delle libere professioni più remunerative troviamo i medici specialisti e della diagnostica. Cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi e radiologi registrano un fatturato medio annuo che supera, secondo i dati raccolti, i 58mila euro, a conferma di come l'elevata specializzazione continui a rappresentare un fattore determinante in termini di redditività.
Subito dopo si posizionano le attività legate alla produzione cinematografica, video e programmi televisivi, con un fatturato medio superiore ai 40mila euro. Sul podio salgono anche gli elettricisti specializzati in impiantistica civile e industriale, professionisti sempre più richiesti per interventi complessi e ad alto valore tecnico.
Creator e professioni tecniche: una crescita che corre veloce
Ai piedi del podio spiccano poi gli influencer e i content creator, che nel 2025 raggiungono un fatturato medio vicino ai 40mila euro, facendo segnare l'incremento più elevato rispetto all'anno precedente; una crescita che testimonia come la comunicazione digitale non sia più una nicchia, ma un vero e proprio mercato strutturato. Seguono poi le attività di ingegneria, i dentisti e odontoiatri, e gli infermieri, tutti con fatturati medi compresi tra i 37mila e i 39mila euro. Accanto ai creator, registrano aumenti significativi anche gli operatori immobiliari che lavorano per conto terzi, con loro anche i formatori sportivi e gli agenti assicurativi, mentre la crescita risulta più contenuta in ambiti come la recitazione e le attività psicomotorie.
Libertà sì, ma ad alto costo
Dai dati emerge poi che uno dei motivi principali che spinge verso la Partita IVA è la ricerca di autonomia: gestione del tempo, scelta dei clienti e maggiore controllo sul proprio lavoro. La Generazione Z, in particolare, vede nella libera professione uno strumento per ottenere flessibilità, meritocrazia e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. Questa libertà, tuttavia, presenta anche un grosso rovescio della medaglia: i liberi professionisti risultano infatti molto più esposti a stress, ansia e burnout, complici l'incertezza dei redditi, la pressione fiscale, la scarsità di tutele in caso di malattia o maternità e le difficoltà di accesso al credito. Le preoccupazioni principali restano infatti la stabilità economica, la ricerca continua di nuovi clienti e la gestione di carichi di lavoro spesso elevati.
Il nodo del gender gap anche tra le Partite IVA
Anche nel lavoro autonomo persiste un divario di genere: in media, infatti, gli uomini guadagnano circa il 18% in più delle donne, con una differenza che aumenta con l'età e che raggiunge il livello più alto nella fascia tra i 55 e i 65 anni. Le disparità più marcate sono nel settore manifatturiero, mentre l'istruzione si avvicina maggiormente alla parità. Un'eccezione arriva dai servizi di alloggio e ristorazione, dove, invece, i redditi femminili superano quelli maschili.