“Chi critica Israele è antisemita”: Avs furiosa contro la proposta del Pd

Una nuova proposta di legge del Partito democratico è destinata a creare polemiche nel centrosinistra. A pochi giorni dalla sua presentazione, Angelo Bonelli (Avs) l'ha definita "sconcertante", mentre la vicepresidente dem del Parlamento europeo Pina Picierno l'ha difesa da "critiche strumentali" che "sanno di giustificazionismo e ipocrisia". La legge, a prima firma di Graziano Delrio, è una proposta per contrastare l'antisemitismo, e il punto centrale del dibattito è proprio come si definisce l'antisemitismo.
La contestazione sollevata dai critici della legge è che con questo ddl, che usa la definizione di antisemitismo proposta dall'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra), anche le contestazioni politiche rivolte allo Stato di Israele e al suo governo sarebbero automaticamente antisemite. E quindi – come prevede il testo – andrebbero sanzionate dall'Agcom se appaiono sui social, e monitorate se espresse nelle università.
Dopo l'emergere della polemica, anche i vertici del Pd hanno preso le distanze dal testo. Il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, ha infatti specificato che la proposta di legge di Delrio è "a titolo personale" e che "non rappresenta la posizione del gruppo né quella del partito".
Cosa dice la proposta di legge del Pd
Il ddl è stato depositato in Senato il 20 novembre e questa settimana è stato assegnato alla commissioni Affari costituzionali. È firmato non solo da Graziano Delrio, ma anche da altri dieci parlamentari del Partito democratico. Ha sei articoli, e le polemiche si concentrano soprattutto sul primo, che farebbe adottare all'Italia la "definizione operativa di antisemitismo approvata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto".
La legge prevede anche di affidare al governo il compito di varare, entro sei mesi, dei decreti che regolino nel dettaglio l'attività dell'Agcom (il Garante delle comunicazioni) per prevenire, segnalare, rimuovere e sanzionare i contenuti considerati antisemiti sui social e online. Le altre norme, invece, riguardano la scuola e l'università.
"I docenti e i dipartimenti universitari svolgono attività di ricerca anche in collaborazione con studiosi e dipartimenti di altre università italiane e straniere. Le università tutelano, garantiscono e promuovono l’esercizio di tale attività", dice un punto. Un altro propone che ogni università, nel suo organismo di vigilanza, inserisca un soggetto dedicato specificamente a contrastare i fenomeni di antisemitismo. Infine, le scuole sarebbero tenute a comunicare al ministero dell'Istruzione ogni anno le azioni che hanno messo in atto per contrastare l'antisemitismo.
Perché si discute sulla definizione di antisemitismo
Come detto, il punto più controverso di questa proposta è proprio l'articolo 1, cioè quello che accoglie la "definizione operativa di antisemitismo" dell'Ihra. Questa è stata lanciata nel 2016, e negli ultimi anni ha attirato anche critiche perché tende a sovrapporre, in alcuni punti, l'ebraismo e lo Stato di Israele, con il rischio di esporsi a strumentalizzazioni politiche.
L'Ihra è un'organizzazione intergovernativa con 35 Stati membri (buona parte degli Stati europei, Argentina, Stati Uniti e Israele) e si propone di "unire governi ed esperti per rafforzare, avanzare e promuovere l'educazione, la memoria e la ricerca a livello mondiale sull'Olocausto". Il testo della definizione si può trovare sul sito ufficiale.
La definizione ha due parti. Una generale, e una cosiddetta operativa, con esempi concreti. Quella generale è già stata adottata dal Consiglio dei ministri italiano il 17 gennaio del 2020, durante il secondo governo Conte, e recita: "L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto".
Da allora è arrivata più di una proposta per adottare, invece, la definizione operativa. Solo in Senato ci sono proposte di Romeo (Lega), Gasparri (Forza Italia) e Scalfarotto (Italia viva), oltre a quello di Delrio. Alla Camera Molinari (sempre Lega) e Malaguti (FdI). Le polemiche si concentrano su questa definizione perché, tra gli esempi, diversi citano lo Stato di Israele. In particolare, è considerato antisemitismo:
- Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.
- Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico.
- Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti.
Questi sono i punti che hanno attirato più scetticismo e contestazioni negli anni, proprio perché avvicinano l'idea di antisemitismo e quella di critica rivolta a Israele. Anche se un passaggio della definizione afferma che "le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite", la linea resta difficile da tracciare e, secondo i critici, permetterebbe un uso politico della definizione.
Bonelli (Avs): "Sconcertante, non si può punire chi critica Israele"
La presentazione del ddl ricorda i dati riportati dal Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo: a luglio del 2024, in audizione al Senato, il coordinatore Pasquale Angelosanto ha detto che dal 7 ottobre del 2023 fino ad allora si erano registrati "406 casi di antisemitismo", segnalati alle autorità e quindi riportati dall'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, che è gestito da polizia di Stato e carabinieri. Nello stesso periodo dell'anno prima, le segnalazioni erano state 98. Per questo si parla di un "aumento del 400%".
A criticare apertamente la proposta di legge è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: "Trovo sconcertante il disegno di legge", ha dichiarato. "Se questo testo diventasse legge, chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato". Poi ha aggiunto: "L’antisemitismo va certamente perseguito e contrastato, come ogni forma di razzismo, ma non si possono colpire e perseguire le opinioni di chi critica Israele, il cui governo ha commesso crimini contro l’umanità e atti di natura genocidaria".
In difesa del testo, invece, è intervenuta Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata del Pd. Picierno ha attaccato i "soliti e noti inquinatori di pozzi" e ha detto: "Il testo non sanziona nessuno e non limita il dibattito, anzi, invita le università a essere luoghi di confronto libero". Poi ha parlato di "critiche strumentali" che "sanno di giustificazionismo e ipocrisia".