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Che fine ha fatto la stanza anti-aborto all’ospedale di Torino per chi vuole interrompere la gravidanza

La stanza anti-aborto all’ospedale di Torino potrebbe aprire a breve. Intanto la Cgil e Se Non Ora Quando Torino hanno presentato un ricorso al Tar, e la prima udienza è fissata per il prossimo 23 novembre.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Sulla storia della stanza anti-aborto all'ospedale di Torino non è ancora stata messa la parola fine. La stanza, che in base a una convenzione firmata dall'Azienda Ospedaliera Universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino e l'Associazione Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la vita ‘G.Faradini' di Rivoli lo scorso 28 luglio, avrebbe dovuto aprire al pubblico a settembre all'Ospedale Sant'Anna, non è ancora disponibile. Ma solo per difficoltà logistiche.

I locali che dovrebbero ospitare il servizio di ascolto per le donne incinte che vogliono abortire, per offrire loro un aiuto, in modo che possano superare eventuali difficoltà che le spingono a interrompere la gravidanza, non sono al momento agibili, a causa di lavori in corso. Ma non appena tutti gli interventi saranno stati ultimati, la stanza entrerà in funzione. I ritardi quindi non sono imputabili a un ripensamento dell'ospedale. All'inizio di agosto la Direzione generale della Città della Salute di Torino aveva assicurato che il progetto sarebbe andato avanti, specificando che la stanza per l'ascolto sarebbe stata operativa a settembre.

Sulla vicenda però potrebbe arrivare una svolta dopo il ricorso che lo scorso 26 ottobre la Cgil e Se Non Ora Quando Torino hanno depositato al Tar Piemonte, per chiedere la revoca della convenzione. La prima udienza in tribunale è attesa per il prossimo 23 novembre, ma è improbabile che una sentenza possa arrivare in tempi brevi.

In un comunicato della Cgil si legge che il ricorso chiede la censura dell’atto che istituisce la stanza all'interno dell'Ospedale S. Anna dedicata al sostegno e supporto alle donne gestanti che fanno richiesta di interruzione volontaria di gravidanza.

"Non è possibile che questa stanza sia affidata a un'associazione che nei suoi principi è apertamente ostile alla legge 194 – ha detto Laura Onofri (Se Non Ora Quando Torino) a Fanpage.it – Noi non siamo contro la vita, siamo per la libera scelta delle persone. È inaccettabile che si faccia una convenzione con un'associazione che nel suo statuto si dichiara contro l'interruzione volontaria di gravidanza. È il pubblico che si deve occupare del sostegno alle donne che vogliono abortire. I consultori sono depauperati di risorse e personale, facciamoli rivivere. Sono quelle per legge le istituzioni preposte a questo servizio per le donne".

L'Associazione Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la vita ‘G.Faradini' di Rivoli nel suo Statuto si dichiara contro "ogni  "provvedimento che legittimi pratiche abortive" e principalmente si "prefigge lo scopo della prevenzione dell'aborto volontario: evitando di lasciare la donna in totale solitudine di fronte alla difficoltà di accogliere una nuova vita; creando premesse concrete perché ogni vita sin dal concepimento possa essere accolta; rendendo così effettivi il diritto alla vita del concepito e la libertà di non abortire della madre".

"Si tratta di una grave violazione dei principi insiti nella legge 194/78 che garantisce il libero arbitrio delle donne in merito alla propria autodeterminazione e al diritto di scelta, senza alcuna intromissione o indirizzamento. Che sia un’associazione che ha nel suo Statuto esplicito riferimento alla cancellazione di quella legge rappresenta un vulnus che va superato al più presto con la revoca e la messa in mora di ogni altra iniziativa in tal senso", hanno detto Anna Poggio ed Elena Ferro, Cgil Piemonte e Cgil Torino.

"Riteniamo – hanno aggiunto le sindacaliste – che in un contesto di grave deprivazione delle risorse destinate alla salute delle donne, investire risorse nel depotenziamento del nostro diritto a un aborto libero e sicuro sia inaccettabile. Chiediamo che la Regione investa piuttosto nel rafforzamento del sistema pubblico di difesa e sostegno delle donne, attraverso il potenziamento dei Consultori e delle strutture territoriali e degli interventi a favore della libertà anche economica delle donne".

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