La bufera nel governo non scoppiata ieri, dopo che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Sapadafora (M5S) ha richiamato il vicepremier leghista Matteo Salvini, accusandolo di "sessismo" e "maschilismo", e di aizzare indirettamente gli hater contro le donne sui social, non si è ancora sopita. Il ministro degli Interni Salvini è arrivato anche a chiedere le dimissioni del sottosegretario, blindato dagli altri esponenti del Movimento, e difeso dal capo politico Luigi Di Maio e dal presidente della Camera Roberto Fico.

Per le sue dichiarazioni Spadafora non è stato criticato solo dai leghisti, che gli hanno intimato di chiedere scusa, ma ha ricevuto attacchi anche dal Pd e da LeU. È vero, dicono i dem, che il linguaggio di Salvini ha sdoganato una certa violenza nel linguaggio nei confronti delle donne, ma d'altra parte il M5S che con Salvini è al governo, si sta occupando del problema solo dopo oltre un anno di governo giallo-verde. Oggi, in un'intervista a Repubblica è Maria Elena Boschi a tornare sul tema: "Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perché sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità. Mi chiedo però dove fossero i Cinquestelle quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche. Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo", ha detto la deputata dem, ex responsabile del dipartimento Pari Opportunità nel governo Gentiloni, che ben conosce la questione sollevata dal pentastellato Spadafora. L'allarme sulla deriva sessista del Paese non è insomma fuori luogo: "È quello che noi, assai prima dei Cinquestelle, denunciamo e combattiamo da tempo. Salvini ha grosse responsabilità su questo fronte, a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita".

"Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo – ha sottolineato – ma poi i Cinquestelle continuano a governare con la Lega. Ma il tema vero sono i centri antiviolenza".  Secondo Boschi sono bugie quelle dette dal sottosegretario, secondo cui durante la sua gestione, undici milioni dei budget dedicati ai centri sono stati spesi per altre finalità: "quei fondi non erano destinati fin dall’inizio alla gestione dei centri, ma facevano parte di uno stanziamento aggiuntivo da utilizzare in misure di contrasto alla violenza". I soldi sarebbero stati spesi "con progetti vagliati dalla Corte dei Conti. Dalle strutture che ‘curano' gli uomini maltrattanti, alle donne migranti, alle campagne contro la violenza di genere nelle scuole. Come possiamo sperare di sradicare la cultura della violenza?". Per la deputata Dem i trenta milioni di euro stanziati per il 2019 sono "una buona notizia. Frutto delle scelte dei nostri governi che hanno stanziato le risorse per il triennio 2018/2020. Peccato però che Spadafora non abbia erogato nemmeno i fondi del 2018".