Caso Sangiuliano: la difesa dell’ex ministro valuta ipotesi di tentato omicidio. Difesa Boccia: “Sarebbe follia”

Si aprirà a ottobre il processo che vede imputata Maria Rosaria Boccia e parte offesa l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Una vicenda nata dal caso politico e mediatico esploso dopo la relazione privata tra i due e culminata in una serie di accuse reciproche finite al centro del dibattito pubblico.
L'imprenditrice è stata rinviata a giudizio con le accuse di stalking aggravato, lesioni, diffamazione e interferenze illecite nella vita privata dell'ex direttore del Tg2, oggi corrispondente Rai a Parigi. Ma all'avvio del dibattimento potrebbe emergere un nuovo elemento destinato ad alimentare il confronto tra accusa e difesa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i legali di Sangiuliano starebbero infatti valutando la possibilità di chiedere una riqualificazione di uno dei capi d'imputazione in tentato omicidio.
Al centro della questione c'è la ferita alla testa riportata dall'ex ministro durante uno degli episodi oggetto dell'inchiesta. La procura ritiene che il taglio possa essere stato provocato dalle lunghe unghie smaltate di Boccia. Una ricostruzione contestata dall'imprenditrice, che ha sempre sostenuto la tesi della caduta accidentale. La difesa di Sangiuliano, invece, ritiene che la lesione possa essere stata causata da un oggetto metallico e starebbe valutando le conseguenze giuridiche di questa interpretazione alla luce della normativa introdotta negli ultimi anni per contrastare le violenze e gli atti persecutori.
La prospettiva di una contestazione più grave viene però respinta con decisione dalla difesa di Boccia. "Qualora tale indiscrezione fosse fondata, essa apparirebbe, alla luce degli atti processuali conosciuti dalla difesa, del tutto priva di fondamento giuridico e fattuale", afferma l'avvocato Francesco Di Deco.
Il legale definisce l'ipotesi "una follia" e aggiunge: "Mi auguro che si tratti di una mera ricostruzione giornalistica poiché dagli atti emerge con evidenza quella che definirei una manifesta inadeguatezza tecnica alla configurazione del tentato omicidio. Tale valutazione deriva esclusivamente dall'esame delle risultanze investigative e documentali già acquisite".
Di Deco richiama inoltre le prime valutazioni sanitarie effettuate subito dopo l'episodio. "È infatti documentalmente attestato che, secondo i primi sanitari intervenuti nell'immediatezza dei fatti, la lesione riscontrata non presentava caratteristiche riconducibili a una ferita profonda". Secondo il difensore, anche le immagini diffuse il giorno successivo dall'accaduto mostrerebbero Sangiuliano "privo di qualsiasi medicazione visibile, circostanza difficilmente conciliabile non solo con l'ipotesi di tentato omicidio, ma anche con una rappresentazione particolarmente allarmante della lesione".
"Su eventuali sviluppi successivi questa difesa non può esprimere valutazioni", prosegue l'avvocato. "Resta il fatto che le risultanze documentali immediatamente successive all'episodio descrivono un quadro radicalmente incompatibile con le ipotesi oggi prospettate". Per questo, conclude, "ogni valutazione debba restare ancorata ai fatti accertati e agli atti processuali, evitando ricostruzioni prive di adeguato riscontro documentale".
Dal canto suo, Sangiuliano evita di entrare nel merito della strategia processuale. Interpellato a margine della trasmissione Omnibus su La7, si limita a osservare: "È una vicenda della quale non voglio parlare. È stata molto dolorosa per me. Sto provando a guardare avanti". L'ex ministro affida ogni valutazione ai propri legali e ribadisce la propria posizione: "Ho sempre avuto totale fiducia nella magistratura, sarà la giustizia a decidere".