Rocco Casalino portavoce di palazzo Chigi, intervistato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa', difende il vicepremier Luigi Di Maio e il pentastellato Alessandro Di Battista per le accuse lanciate dai due dopo l'assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi: "Credo che sia diritto di chi rappresenta i cittadini, di chi è ministro e capo politico di un movimento, denunciare con forza. È un'anomalia invece un'informazione che più che informare fa propaganda politica. I toni eccessivi servono a denunciare con più forza quello che non va sottovalutato, la libertà di stampa è un tema importantissimo, è il tema. Credo che ci sia un accanimento molto forte contro il M5s. Come esperto di comunicazione credo che ci sia qualcosa che non funziona. Se la stampa è il cane da guardia del potere, deve abbaiare e mordere quando qualcosa non va, non può mordere sempre". 

E ancora: "Ci si concentra molto sul linguaggio, ma io mi concentrerei sui fatti: con Raggi ci sono stati due anni di fango. Un linguaggio forte puo' essere giustificato da una forza politica, la stampa invece deve avere un linguaggio sempre misurato". 

Lo stesso vicepremier Luigi Di Maio questa sera a ‘Non è l'Arena' non ha ritrattato le parole pesanti indirizzate ai giornali: "Quando ce vò ce vò", cioè "quando ci vuole ci vuole". Ieri Di Maio si è espresso così su Facebook: "Il peggio in questa vicenda lo hanno dato la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi". Non distante dal tono delle dichiarazioni di Di Battista, secondo cui "i colpevoli sono quei pennivendoli che da due anni" hanno lanciato a Raggi "tonnellate di fango addosso con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, i giornalisti sono un'altra cosa. Vanno indicati affinché l'opinione pubblica venga messa in guardia. I colpevoli sono coloro che l'hanno insultata, calunniata". 

Rocco Casalino ha poi parlato delle polemiche per un vecchio video, diffuso nei giorni scorsi, in cui si vede il portavoce del premier Conte offendere le persone con la sindrome di Down. Casalino si è giustificato così: "Faccio fatica a rivedermi a distanza di 15 anni, mi urta risentirmi. Non mi ritrovo assolutamente in quelle parole, chiedo scusa. La mia storia non può accettare quelle parole – ha aggiunto – È un pugno nello stomaco. Anche se una simulazione, è altrettanto brutto rivedermi". Per quelle parole le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni, denunciando un'incompatibilità con il ruolo che ricopre: "Mi conoscono personalmente, il presidente del consiglio e molti ministri, e sanno che quelle parole sono lontanissime da quello che sono io. Non ho dovuto spiegare molto".

Il portavoce del premier Giuseppe Conte questa sera si è scusato e ha ricordato la sua storia, le offese ricevute per la sua omosessualità, l'infanzia in Germania con la famiglia, dove, da italiano, si è sentito discriminato: "Sono omosessuale, figlio di emigrati in Germania", ha spiegato, sottolineando di aver vissuto sulla sua pelle "la violenza, la discriminazione e il bullismo. La mia storia parla per me … quelle parole non fanno parte della mia natura". Casalino ha ribadito che quel filmato "è un pugno nello stomaco anche se era una simulazione o un personaggio interpretato". Il pentastellato ha poi tenuto a precisare che oggi ha chiamato "il presidente dell'Associazione down spiegandogli che era una simulazione, chiedendogli scusa per dire che sono sempre a loro disposizione". 

Il portavoce del presidente del Consiglio è stato contestato nei giorni scorsi per un video risalente a 15 anni fa, girato durante una lezione di un corso di giornalismo organizzato dalla Provincia di Milano: il giornalista Enrico Fedocci lo aveva invitato chiedendogli di ‘provocare' gli studenti. "Il corso prevedeva la simulazione di una conferenza stampa e inizialmente la lezione avrebbe dovuto tenerla l'ex Br Mario Moretti. Il giudice di sorveglianza, però, non diede a Moretti l'autorizzazione a partecipare al progetto, quindi alla fine decisi di rivolgermi a Rocco Casalino", ha spiegato Enrico Fedocci a Fanpage.it.

Rocco Casalino ha però minacciato querele, contro i media che lo hanno accusato di aver pronunciato delle frasi razziste e offensive: "Le mie parole sono inserite in quel contesto e non rappresentano assolutamente il mio pensiero, né oggi né allora. Non capirlo è un atto di assoluta malafede. Gli articoli pubblicati dal Giornale, dal Messaggero, dal Corriere della Sera sono vere e prorie bufale. Non hanno verificato nulla e hanno raccontato ai loro lettori assolute falsità lesive della mia persona", ha replicato il pentastellato, dopo che il video è diventato virale.