Entro la fine dell’anno il Pd vuole portare a termine un provvedimento che elimini la possibilità di emettere bollette a 28 giorni per gli operatori telefonici e per tutte le altre aziende che applicano abbonamenti per i loro utenti. A fare questa promessa è Alessia Morani, vicecapogruppo del Pd alla Camera, che a Fanpage.it spiega che l’unico modo per mettere fine a questa pratica, a cui ormai ricorrono non solo gli operatori telefonici ma anche le pay-tv come Sky, è un intervento legislativo. In materia è già intervenuta l'Agcom, ma a qualche mese di distanza dal richiamo dell'autorità per le comunicazioni la situazione non è cambiata e alcuni operatori continuano a introdurre o applicare la tariffazione a 28 giorni. L'unica soluzione, secondo gli uffici legislativi del Pd, sembra quindi essere una norma da inserire nella legge di bilancio per contrastare questa pratica con la quale gli operatori telefonici, o comunque tutte le aziende che applicano abbonamenti mensili, emettono bollette a 28 giorni e non più con cadenza mensile. Con un conseguente aumento delle tariffe e del numero di bollette emesse e da pagare.

Le bollette a 28 giorni

Da un po’ di tempo gli operatori telefonici hanno modificato, in alcuni casi, gli abbonamenti mensili dei propri utenti, passando la tariffazione da mensile a 28 giorni. L’ovvia conseguenza è un aumento delle tariffe sull’arco di tutto l’anno, con un rincaro calcolato intorno all’8,7%. In sostanza, una bolletta in più l’anno: 13 invece che 12. In estate, anche Sky ha comunicato di applicare una nuova tariffazione a 28 giorni, comportando quindi l’emissione di una bolletta in più durante l’anno. Le compagnie che decidono di ricorrere a questa pratica hanno il solo obbligo di comunicarlo agli utenti e di permettere loro di disdire il contratto gratuitamente in seguito al cambio delle condizioni contrattuali sottoscritte.

La contrarietà dell’Agcom

In un richiamo pubblicato a marzo, l’Agcom – l’autorità garante per le comunicazioni – aveva vietato in parte queste pratiche. L’autorità ha previsto che le utenze per la telefonia fissa debbano essere pagate obbligatoriamente a cadenza mensile, mentre nel caso della telefonia mobile si può scendere a tariffazioni a 28 giorni, ma non al di sotto di questo periodo di tempo. Inoltre, ha stabilito che nei casi di tariffe congiunte per telefonia fissa e mobile si debba applicare il parametro relativo alla linea fissa, ovvero la cadenza mensile e non a 28 giorni. Gli operatori avevano 90 giorni per adeguarsi alle regole, ma tutt’ora queste norme non vengono applicate da alcune compagnie.

Assotelecomunicazioni-Asstel ha contestato la delibera dell’Agcom, ritenuta “priva di basi giuridiche di riferimento”: “Agcom non ha il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali tra operatori telefonici e clienti”, sostiene l’associazione dei consumatori ricordando che di recente il Tar del Lazio era intervenuto “ribadendo la piena legittimità da parte degli operatori di introdurre modifiche unilaterali al contratto”.

A settembre, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, l’Agcom sarà chiamata a decidere sia sul caso Sky e sulle nuove tariffazioni previste dalla pay-tv, annunciate nei mesi estivi, sia sulle sanzioni a carico degli operatori telefonici inadempienti, ovvero quelli che non hanno rispettato la precedente delibera di marzo. A febbraio del 2018, invece, è prevista una udienza del Tar del Lazio sul ricorso degli operatori che chiedono venga bloccata la delibera di Agcom di marzo.

Bollette a 28 giorni: il Pd vuole abolirle per legge

La deputata del Pd Alessia Morani ha annunciato di voler proporre un provvedimento che impedisca agli operatori (non solo quelli telefonici) di applicare tariffe a 28 giorni, portando così il consumatore a pagare 13 bollette annue. “Ho parlato con la persona degli uffici legislativi del Pd che si occupa della materia della concorrenza – spiega la Morani a Fanpage.it -. Il discorso riguarda l’inefficacia di Antitrust e Agcom: le sanzioni ci sono state, ma le compagnie se ne fregano perché sono irrisorie rispetto agli introiti. Mi ha detto che l’unico modo è pensare a un intervento legislativo per obbligare gli operatori a emettere bollette a 30 giorni. L’unica via è quella legislativa”.

Eliminare le bollette a 28 giorni: le ipotesi in campo

Al momento non c’è ancora una soluzione certa e una idea precisa di cosa possa prevedere il provvedimento. “C’è chi ipotizza che un sistema per aumentare la trasparenza possa essere quello di un calcolo su base settimanale delle bollette, in modo che l’utente possa farsi un calcolo e capire quanto spenderà, senza cadere nell’inganno delle 13 bollette invece che 12”, spiega la deputata dem. “Oppure – continua – si potrebbe trovare un modo per inserire l’obbligo mensile. Stiamo studiando le ipotesi. Ancora non sappiamo quale può essere la più efficace”.

Unico punto certo è riuscire a ideare un “provvedimento che non possa concedere appigli agli operatori. Io sono convinta che l’unico modo per obbligarli è una legge, quindi bisogna studiarla bene”.

Il provvedimento entro la fine dell’anno

Lo studio della misura più adeguata dovrebbe iniziare nei prossimi giorni, in modo da essere pronto a breve: “L’obiettivo è prepararla entro la legge di bilancio per poterla inserire al suo interno, in quanto quella sarà probabilmente la prima occasione utile. Se ci sarà un provvedimento adeguato prima, lo si potrà fare anche prima”, ragiona la Morani.

La vicecapogruppo del Pd a Montecitorio ipotizza anche di “inserire nella normativa la possibilità di rimborsare chi ha finora speso più del dovuto, non sarà facile ma ci provo”, sostiene. E aggiunge che questo provvedimento può essere l’occasione per ripensare il ruolo delle autorità indipendenti. Se le loro sanzioni non funzionano – è il ragionamento della Morani – forse si dovrebbe rivedere il loro modo di operare: “Sono nate con l’intento giusto, però, forse, avrebbero bisogno di un aggiornamento”. “Uno spunto per la prossima legislatura”, conclude la deputata del Pd.