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News sul caso Daniela Santanchè

Bocciata la mozione di sfiducia a Daniela Santanchè con 213 voti contrari e 121 a favore

La Camera ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti della ministra Daniela Santanchè, con 213 voti contrari e 121 a favore. Si sono opposti tutti i partiti di maggioranza, insieme a Italia viva. La ministra, indagata per truffa ai danni dell’Inps e falso in bilancio, non era in Aula.
A cura di Luca Pons
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Non è stata approvata la mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè. La Camera si è espressa: i voti a favore sono stati 121, mentre quelli contrari alla sfiducia 213. Come era prevedibile già dalle affermazioni della maggioranza negli ultimi giorni, e ancor di più dopo le dichiarazioni di voto avvenute in Aula questa mattina, la maggioranza non ha fatto passi indietro nel sostegno alla ministra, che non era presente in Aula.

La mozione di sfiducia era stata presentata dal Movimento 5 stelle, e l'hanno supportata il Pd, Alleanza Verdi-Sinistra e anche Azione di Carlo Calenda. Al contrario, Italia viva di Matteo Renzi ha votato con la maggioranza. L'obiezione è che il testo fosse troppo concentrato sulle vicende giudiziarie che riguardano la ministra, e non sulle valutazioni politiche. Infatti, la mozione di sfiducia si concentrava soprattutto sulle indagini della Procura di Milano: Santanchè è indagata per truffa ai danni dell'Inps e per falso in bilancio, in relazione all'operato del gruppo Visibilia.

In dichiarazione di voto, i partiti di maggioranza (e anche IV) hanno insistito che si debba seguire una linea garantista: "Non bisogna confondere la politica con la giustizia penale", ha detto il capogruppo di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, né scambiare il Parlamento con "un tribunale senza contraddittorio" come dichiarato dal leghista Bellomo. Il renziano Giachetti ha sottolineato che i motivi politici per votare la sfiducia a Santanchè ci sarebbero, ma l'impostazione della mozione era troppo giustizialista.

Da parte loro, le opposizioni hanno continuato a insistere sul fatto che le indagini sulla ministra mettono in crisi la credibilità del governo e delle istituzioni che Santanchè rappresenta: "La gravità dei reati ipotizzati e l'atteggiamento della ministra obbligano a un passo indietro", ha detto Marco Grimaldi dei Verdi-Sinistra, mentre Chiara Braga (Pd) ha chiesto che intervenga Giorgia Meloni ("non ci ha dato nemmeno una delle sue faccine"). Il primo firmatario della mozione, Francesco Silvestri, ha attaccato: "Per noi Santanchè non doveva essere ministro per la marea di conflitti d'interesse che ha. La maggioranza difende l'indifendibile".

Al di là del risultato della mozione di sfiducia, che era atteso, nelle prossime settimane la pressione politica sulla ministra potrebbe aumentare ancora. Se la Procura di Milano dovesse chiedere il rinvio a giudizio per uno o entrambi i casi in cui Santanchè è indagata, e ancor più se dovesse partire un vero e proprio processo, i parlamentari della minoranza potrebbero tornare all'attacco sul tema. La ministra, magari su spinta di Meloni, in quel caso potrebbe giudicare la situazione troppo pesante e scegliere le dimissioni volontarie. Ma finora la linea su questo punto non è stata chiara.

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