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Blackout dovuto al caldo, arriva il rimborso fino a 300 euro in bolletta: come funziona e quando si applica

Quando il caldo provoca blackout dovuti al sovraccarico della rete elettrica è previsto un risarcimento in bolletta per gli utenti. Se l’interruzione supera le 8 ore, si possono ottenere fino a 300 euro di rimborso. L’importo però varia in base alla durata del disservizio, al Comune e al tipo di utenza.
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Il caldo non crea difficoltà solo alle persone, ma anche alla gestione della rete elettrica delle città. È molto frequente, infatti, che in periodi di temperature elevate, a causa dell'uso continuo di condizionatori o altri sistemi di raffreddamento, interi condomini si ritrovino al buio per un blackout. A trovare una soluzione per compensare economicamente il danno è l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) che ha stabilito che gli utenti hanno diritto a un indennizzo per compensare il disagio subito.

Il risarcimento è automatico e viene versato direttamente in bolletta quando la mancanza di energia supera il limite orario stabilito. Il valore del ristoro versato però varia in base alla grandezza del Comune di residenza, al tipo di utenza interessata e al numero di ore per cui si è protratto il blackout: da un minimo di 35 euro a un massimo di circa 300. 

Come funziona il rimborso per blackout da caldo: il tetto massimo di 300 euro

Il diritto a un rimborso economico in caso di blackout è stato stabilito dall'Arera per far fronte al mancato rispetto dei livelli di qualità fissati dall'autorità stessa. Per essere riconosciuto, però, l'assenza di energia elettrica deve essere prolungata. In particolare, nei Comuni con più di 5mila abitanti, l'indennizzo per le utenze domestiche viene accreditato solo se la corrente manca per 8 ore consecutive. Nei Comuni sotto i 5mila abitanti, invece, sono necessarie fino a 12 ore di stop alla fornitura elettrica prima di venire ricompensati.

Per questo tipo di forniture, il rimborso parte da un minimo di 35 euro e cresce di 17 euro ogni 4 ore di mancato servizio, fino a un tetto massimo di 300 euro. Più dura il blackout, quindi, più soldi vengono erogati a chi ha subito questo disservizio.

Come viene versato il risarcimento: tempi e modalità dell'addebito in bolletta

L'Arera ha stabilito inoltre che il risarcimento viene versato direttamente in bolletta, senza alcun bisogno di farne richiesta da parte dell'utente. Dal momento che l'indennizzo è una somma forfettaria non c'è bisogno di alcuna documentazione per dimostrare i danni subiti a causa dell'interruzione dell'energia elettrica. Il fornitore quindi accredita la somma sul primo avviso di pagamento disponibile dopo il malfunzionamento, sotto la voce dedicata ai rimborsi.

Per vedere accreditato il rimborso, però, devono passare almeno 60 giorni dal disservizio, anche se i tempi potrebbero protrarsi fino a 180 giorni se sono coinvolte più di 2 milioni di forniture. Attenzione però, perché l'accredito viene riconosciuto solo se l'utente è in regola con i pagamenti e non ha bollette arretrate da pagare.

Blackout in azienda, come variano i rimborsi fino a un massimo di 6mila euro

Questo rimborso non è esclusivo delle utenze domestiche, ma viene concesso anche ad attività commerciali e imprese, anche se per loro risulta meno vantaggioso. In questo caso, infatti, gli importi variano in base alla potenza energetica impegnata, e non solo in base al numero di ore in cui l'attività è rimasta priva di energia e probabilmente chiusa al pubblico, perdendo quindi introiti.

In ogni caso per le utenze non domestiche i risarcimenti sono più alti:

  • fino a 100 chilowatt si parte da un minimo di 150 euro, con aumenti di 75 euro ogni 4 ore e un massimo fissato a mille euro.
  • per chi si trova oltre i 100 chilowatt si parte da una base di 270 euro, con aumenti di 135 euro ogni 4 ore di interruzione aggiuntiva, fino a un massimo fissato a 6mila euro.

Anche in questo caso però sono fissati dei tempi minimi di durata prima che scatti il rimborso. Vale a dire 4 ore nei Comuni sopra i 5mila abitanti e 6 ore nei Comuni sotto questa soglia. 

Cosa fare quando si rompe un elettrodomestico per un blackout

Quando l'interruzione di corrente provoca il guasto di un apparecchio elettrico in casa, la compensazione d'ufficio non basta a coprire le perdite. In questi casi, l'utente ha il diritto di esigere un indennizzo supplementare inviando una contestazione formale al proprio fornitore.

Per convalidare la richiesta economica però è indispensabile allegare prove concrete, come fotografie, ricevute d'acquisto e relazioni di tecnici qualificati che attestino il nesso causale con il blackout. Se la richiesta iniziale viene respinta, il cliente può comunque ricorrere al servizio di conciliazione per tutelarsi.

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