Un azzardo riuscito. L’operazione portata avanti da Silvio Berlusconi ha convinto Matteo Salvini e Giorgia Meloni a votare a favore dello scostamento di bilancio. Insieme alla maggioranza. Lo strappo è arrivato nella notte prima del voto in Aula: Berlusconi ha deciso di dire sì dopo le promesse e il dialogo offerto dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Ma ricucire lo strappo con gli alleati non è stato facile: il leader di Forza Italia ha forzato la mano e alla fine ha convinto anche Lega e Fratelli d’Italia, che hanno votato lo scostamento di bilancio con gli azzurri e rivendicato lo spirito unitario della coalizione. Ma quella che si apre ora è una fase diversa: una nuova collaborazione, un dialogo più stretto, come chiede anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, o qualcosa in più?

La manovra e l’ipotesi allargamento della maggioranza

Il voto di ieri prelude a un’apertura di Forza Italia per un sì anche sulla legge di Bilancio. Più difficile che votino a favore anche Lega e Fdi. Che, invece, ritengono che sia il governo ad aver mostrato per la prima volta una reale volontà di collaborare. Non a caso, nel centrodestra il voto viene considerato come una vittoria possibile grazie all’unità mostrata. Ma da Berlusconi, invece, potrebbe arrivare un altro azzardo. Che dopo la legge di Bilancio – in caso di condivisione e discussione degli obiettivi – potrebbe aprire un nuovo capitolo. Questo non vuol dire che Fi entrerà subito e sicuramente nella maggioranza. Anzi, non è neanche certo che questo accada, neppure in caso di voto favorevole alla manovra. Però si potrebbero almeno creare le condizioni per aprire la discussione sul tema.

L’allargamento della maggioranza è un’ipotesi sul tavolo da tempo. Se ne parlava – anche pubblicamente – già dall’estate. E l’unica apertura realistica è sembrata sin da subito quella a Forza Italia. Questa discussione, comunque, sembra poter essere rimandata. Ora non conviene parlarne a Forza Italia, che potrebbe risentirne da un punto di vista elettorale. E non conviene neanche alla maggioranza, che di certo non è compatta sul tema. Non solo i 5 Stelle e Leu non sembrano molto favorevoli, ma anche parte del Pd è tutt’altro che disposta a scendere a patti con Berlusconi.

Il ruolo del Pd e la partita interna ai dem

Ma proprio i dem sembrano poter dare la scossa decisiva in tal senso. D’altronde l’avvicinamento di Berlusconi sullo scostamento di bilancio è stato fortemente voluto dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Ma anche da altre aree del partito, come dimostra il lavoro di raccordo parlamentare svolto dal capogruppo al Senato Andrea Marcucci. C’è poi, sul tema, anche un nuovo rapporto con Matteo Renzi e Iv, di certo tra i più favorevoli a questa apertura. Nel Pd, al contrario, più freddezza viene mostrata dal capodelegazione al governo, Dario Franceschini, sebbene dopo il voto abbia riconosciuto pubblicamente il ruolo di Berlusconi in questa partita. Ma anche altre aree dei dem sembrano esprimere qualche titubanza in più sull’apertura.

Il rimpasto è un tabù, ma solo fino a gennaio

Nessuno ne vuole parlare. Il termine è quasi un tabù. Eppure il rimpasto è il vero nodo centrale della discussione. Se ne parlava dall’estate, poi la seconda ondata di Coronavirus e la manovra sembrano aver rinviato il tutto. Per ora non se ne parlerà, almeno per un po’. Ma una volta approvata la legge di Bilancio, magari proprio coi voti di Forza Italia, il tema potrebbe tornare centrale. D’altronde in tutti i partiti di maggioranza c’è chi vuole cambiare qualche tassello nel governo, indipendentemente dall’ipotetico allargamento della maggioranza. Parte del Pd sicuramente lo vuole, ma un’altra no. E anche tra i 5 Stelle qualche malcontento c’è. Così a rischio potrebbero esserci ministri come Catalfo, Dadone, De Micheli, Pisano. Ma anche Bonafede non sembra essere al sicuro. Meno insistenti, ora, le voci su Lucia Azzolina, che però sa che il suo posto è tutt’altro che saldo. Un eventuale rimpasto, inoltre, potrebbe cambiare e di molto gli equilibri in gioco. E potrebbero scendere in campo anche i big dei partiti: da Nicola Zingaretti a Matteo Renzi. E anche in un rinnovato Movimento 5 Stelle qualcuno potrebbe rivendicare un ruolo più centrale, dopo la nascita del nuovo organo collegiale.