Beppe Grillo sferza il Movimento 5 Stelle e torna alla carica sul tema della democrazia diretta. Inviando, indirettamente, anche un messaggio a chi – in primis Luigi Di Maio – sembra voler puntare su una riorganizzazione del M5s con meno voti su Rousseau e più decisioni da parte delle segreterie regionali. “Diventiamo padroni del nostro futuro”, è il messaggio che Grillo sottolinea pubblicando un post sul suo blog e condividendolo su Facebook. Il post si intitola “Come non perdere il treno verso la democrazia diretta”, un chiaro messaggio per ribadire l’importanza di questo principio propugnato da Grillo e riaffermato anche dopo il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentaridopo il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

Il post sul blog viene firmato da Clara Egger e Raul Magni-Berton, due docenti che partono dall’analisi del movimento francese dei gilet gialli. E lo fanno riferendosi a un libro che “affronta la loro principale rivendicazione: la democrazia diretta. In Italia, questa rivendicazione era stata portata nelle piazze e nelle urne diversi anni prima dal Movimento Cinque Stelle. Inevitabilmente, l'esercizio del potere ha portato il Movimento a concentrare le sue energie sulle politiche più urgenti, lasciando in secondo piano i suoi principi filosofici. Vogliamo contribuire a rilanciare l'importanza di questa esigenza fondamentale. È fondamentale perché l'onestà e l'efficienza non sono solo una questione di buona volontà. Sono una questione di regole. Quando le regole sono buone, le persone (e i politici) diventano buoni”.

Secondo i due autori “la democrazia diretta offre un terzo livello: l'iniziativa popolare e il referendum. Se questo meccanismo produce decisioni meno importanti di quelle prodotte dal Parlamento (come avviene in Italia), allora conterà quanto il Parlamento in Siria. Cioè quasi niente. I veri capi rimarranno i parlamentari. Se invece l'iniziativa popolare e il referendum producono decisioni più importanti di quelle prodotte dal Parlamento (controllando le leggi costituzionali, come avviene in Svizzera), allora i poteri saranno davvero più divisi e i rappresentanti, benché saranno ancora lì a lavorare, non saranno più lì a comandare. Questo è il significato della democrazia diretta”.