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Corruzione elettorale in provincia di Bari, si dimette l’assessora regionale Maurodinoia

L’assessora ai Trasporti della Puglia, Anita Maurodinoia, ha dato le dimissioni dopo che è risultata indagata per corruzione elettorale. Stamattina sono scattati gli arresti per dieci persone in provincia di Bari. Tra questi Sandro Cataldo, marito dell’assessora. Ci sarebbe stato un accordo con gli elettori, pagati 50 euro a voto.
A cura di Luca Pons
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Dalla pagina Facebook Anita Maurodinoia
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L'assessora ai Trasporti della giunta regionale pugliese Anita Maurodinoia ha dato le dimissioni dalla sua carica e ha lasciato il Partito democratico. Questa mattina, il suo nome è apparso tra gli indagati in un'inchiesta della Procura di Bari per corruzione elettorale che riguarda alcune elezioni amministrative della provincia. È finito agli arresti domiciliari Sandro Cataldo, referente del movimento politico Sud al centro e marito dell'assessora.

Insieme a lui anche Antonio Donatelli, sindaco di Triggiano (Comune di 27mila abitanti in provincia di Bari) e altre otto persone. L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia riguarda la presunta compravendita di voti alle elezioni comunali di Triggiano, nel 2021, e di Grumo Appula nel 2020. Nel 2020, anche l'assessora Maurodinoia avrebbe beneficiato di questo sistema per essere eletta in Regione. In alcuni casi, i voti sarebbero stati pagati 50 euro l'uno. L'indagine era partita quando il 6 ottobre 2021, pochi giorni dopo le elezioni triggianesi, erano stati trovati frammenti di fotocopie di documenti d'identità e codici fiscali in un cassonetto dell'immondizia.

Cosa dicono le indagini per corruzione elettorale in provincia di Bari

I primi interventi dei carabinieri per il caso erano arrivati già nel 2021. Le abitazioni di Triggiano e di Cataldo erano state perquisite, e l'assessora Maurodinoia aveva preso le distanze da Sud al centro passando al Partito democratico. La giudice Paola Angela De Santis ora ha disposto gli arresti domiciliari per i due uomini, che secondo la Procura avrebbero gestito il sistema di scambio di voti pagando in alcuni casi 50 euro per ogni voto. L'ex assessore alla Sicurezza di Grumo Appula è detenuto in carcere in via cautelare. Ci sarebbe stato, secondo l'accusa, un "collaudato accordo illecito" per orientare "numerosi elettori". Sarebbe stato Cataldo a "canalizzare le preferenze" a Triggiano, per rieleggere il sindaco Donatelli e due consiglieri comunali, che però non sono coinvolti negli arresti di oggi.

Le fotocopie trovate nel cassonetto si spiegherebbero così, secondo la Procura: "Chi accettava l’accordo avrebbe dovuto consegnare copia dei propri documenti d’identità e della scheda elettorale per un preciso conteggio dei voti sezione per sezione. La verifica veniva effettuata nel corso delle operazioni di spoglio dove vari “gregari” degli organizzatori – che stazionavano stabilmente nei pressi delle sezioni loro assegnate – verificavano se le persone si fossero effettivamente recate al voto" e durante lo spoglio "controllavano l’effettiva corrispondenza dei voti ‘acquistati'".

Un sistema simile, poi sarebbe stato applicato anche nel 2020 a Grumo Appula per rieleggere l'allora assessore alla Sicurezza, che oggi è stato messo in detenzione cautelare in carcere. Sarebbero emersi due fogli con un elenco di elettori che avrebbero dovuto ricevere 50 euro ciascuno per aver votato come concordato. In alcuni casi, il versamento era già avvenuto. Nelle prossime ore per tutti gli indagati si svolgeranno gli interrogati di garanzia, che potranno eventualmente confermare le misure cautelare.

Emerge dall'ordinanza della giudice per le indagini preliminari, che Fanpage.it ha potuto consultare, che Cataldo avrebbe avuto "una penetrante influenza su tutto e tutti, elettori compresi, adulati, indotti e convinti a votare il candidato da egli di volta in volta sostenuto anche attraverso condotte corruttive". Questa influenza veniva anche dai risultati del suo movimento, Sud al centro, e dal "incredibile e crescente successo elettorale tributato a sua moglie".

Non solo, ma ci sarebbero stati anche preparativi per le prossime elezioni comunali a Bari. Armando De Francesco, considerato "braccio destro" di Sandro Cataldo, aveva a disposizione un "database con più di 2mila nominativi" sule persone pagate. Nel maggio 2021 avrebbe mandato un messaggio audio a una donna dicendo che si stava "preparando", parlando di un lavoro fatto con un ente di formazione: "Questa gente mi dovrà tutta rispondere con dei voti… Mancano tre anni ma io sto già in campagna elettorale".

Maurodinoia lascia il Pd, Orlando: "Non abbiamo a che fare con chi compra voti"

Il Partito democratico regionale ha fatto sapere con una nota che Maurodinoia ha presentato oggi le sue dimissioni anche da tutto gli organismi interni del Pd. Il commento dell'ex ministro Andrea Orlando, sui social, è stato sintetico: "Il Pd non può né deve avere a che fare con chi compra i voti".

Dall'opposizione invece sono arrivati i primi attacchi: "Siamo garantisti ma è ormai da troppo tempo che mettiamo in evidenza l'esistenza di un vero e proprio sistema politico clientelare che indubbiamente ha condizionato tante ultime elezioni comunali e regionali", ha detto a Affaritaliani il vicepresidente della commissione Antimafia Mauro D'Attis (Forza Italia), che ha continuato: "La regione Puglia è piena zeppa di inchieste e di arresti che riguardano direttamente i vertici della stessa. La questione del centrosinistra di Bari è una questione di igiene politica".

La Lega invece ha commentato con una nota: "Dopo l'inquietante comizio di Michele Emiliano con Antonio Decaro e le imbarazzanti polemiche del Comune di Bari contro il Viminale, le notizie delle ultime ore sono ancora più gravi e preoccupanti. Siamo di fronte a vicende sconcertanti". Domenica, Matteo Salvini sarà proprio a Bari.

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