Il leader di Italia viva Matteo Renzi, dopo le polemiche dei giorni scorsi scoppiate dopo la pubblicazione del rapporto della Cia sull’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, che ha accertato il coinvolgimento del principe saudita Mohammed Bin Salman come mandante, ha rilasciato un'intervista a ‘il Giornale'. Invece di rispondere alle domande dei giornalisti sui suoi rapporti con la famiglia reale e i suoi affari in Arabia Saudita, che in una conferenza a Riad il 28 gennaio scorso ha definito centro di un possibile nuovo "Rinascimento", fino ad ora Renzi si è limitato a ribadire la sua posizione nella sua e-news. Resta però la questione dell'opportunità politica: in mancanza in Italia di una legge sul conflitto d'interesse il senatore di Rignano non ha commesso alcun illecito. Ma se un parlamentare in carica ricevere soldi da un governo straniero, che per do più si macchia di crimini come il delitto Khashoggi, si apre un problema etico, che meriterebbe almeno un chiarimento.

A una domanda sulle critiche ricevute oggi su ‘il Giornale' il senatore ha dichiarato: "Stanno strumentalizzando la tragedia di Khashoggi perché non hanno altro a cui aggrapparsi in Italia. Nel merito ho risposto su tutti i giornali, dal Financial Times a Le Monde: ciò che faccio può essere discusso da chiunque, ma è perfettamente lecito, pubblico e legittimo. La questione saudita è stata posta da quel noto statista di Di Battista, uno che apprezzava Maduro e definiva Obama golpista e non capisce che l'Arabia è il baluardo contro il fondamentalismo".

"E ovviamente dai più rancorosi del Pd. Credo di essere la loro ossessione. Se parlassero un po' più di idee e un po' meno di me, ci guadagnerebbero almeno in salute", ha aggiunto. Secondo Renzi c'è "un clima di odio e di rabbia che cova in una parte dell'establishment di questo Paese rimasto legato agli equilibri del governo passato che non si dà per vinto…". Il leader di Iv rivendica le sue scelte e la decisione di aprire la crisi di governo: "Malgrado tutti questi segnali di ostilità di cui sono stato oggetto quando ho mandato a casa Conte, ebbene, io lo rifarei non una, non dieci, ma cento volte. Perché l'unica bussola che perseguo è l'interesse del Paese e quell'equilibrio non lo salvaguardava. Per cui possono inviarmi tutte le minacce, in chiaro o sottintese, che vogliono, non mi scalfiscono se penso di essere nel giusto. Io non ho paura".

Uno degli esponenti di primo piano di Magistratura Democratica, Nello Rossi, è arrivato a dire che bisognerebbe "stringere un cordone sanitario" intorno a Matteo Renzi. "Nello Rossi – ha commentato il leader di Italia Viva – è uno degli esponenti più in vista di Magistratura democratica. Si può dire che ne è stato l'ideologo. Un personaggio che ha un lungo passato come magistrato. Ascoltatissimo ed influente non solo nella sua corrente. Non so, andrebbe approfondito, se nella sua carriera è mai venuto in contatto con il cosiddetto ‘sistema Palamara', quello raccontato nel libro scritto con Sallusti".

"Ebbene, – aggiunge – l'uso dell'espressione ‘cordone sanitario' nei confronti di una persona che ha un ruolo nelle istituzioni parlamentari, che ricopre una carica importante in un partito della maggioranza di governo e che in passato è stato anche presidente del Consiglio, lo trovo a dir poco allucinante".