Come forse ricorderete, Matteo Renzi aveva promesso di tenere una conferenza stampa per chiarire le ragioni della sua partecipazione alla conferenza “Il futuro di Riad” e rispondere alle domande sul suo legame con la famiglia reale saudita e, in particolare, con il principe Mohammad bin Salman, con cui aveva conversato amabilmente a favor di telecamere parlando dell’Arabia Saudita come la culla del nuovo Rinascimento. “Prendo l'impegno di discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa dei miei incarichi internazionali, delle mie idee sull'Arabia saudita, di tutto; ma lo facciamo la settimana dopo la fine della crisi di governo”, aveva assicurato il senatore di Italia Viva in un messaggio video pubblicato sui suoi canali social.

Ora che la crisi di governo si è conclusa e che a Palazzo Chigi siede Draghi con il suo “governo dei migliori”, ma soprattutto ora che un rapporto dell’intelligence USA conferma la diretta responsabilità del principe saudita nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, invece, Matteo Renzi sceglie di spiegare la sua posizione tramite la propria newsletter, rispondendo alle domande di… Se stesso. Marzullianamente, insomma, si fa delle domande e si dà delle risposte. Senza peraltro chiarire moltissimo, né rispondere alla domanda centrale, ovvero l’opportunità per un leader di un partito che esprime esponenti di governo di ricevere compensi da un governo straniero e, in particolare, da una monarchia che non rispetta i diritti umani e che è probabilmente responsabile dell’uccisione a sangue freddo di un giornalista.

Renzi infatti spiega di ricevere “un compenso sul quale pago le tasse in Italia”, in modo trasparente e legale, ricordando che Italia Viva non prende finanziamenti da governi stranieri (e ci mancherebbe altro, ci sarebbe da rispondere). Poi aggiunge di ritenere “giusto e anche necessario” avere rapporti con l’Arabia Saudita, paese “baluardo contro l’estremismo islamico e uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”, sovrapponendo però le questioni: perché una cosa è il lavoro diplomatico, che spetta alle istituzioni preposte, un’altra è ricevere denaro in qualità di “privato cittadino” se contemporaneamente si ha un ruolo politico o addirittura si concorre alla guida di un altro Paese. Si chiama “conflitto di interessi”, nella migliore delle ipotesi.

Infine, Renzi elogia nuovamente la famiglia reale saudita, parlando anche di opportunità per le aziende italiane e buttandola in cacciare sui diritti umani: “Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta in Arabia Saudita come in Cina, come in Russia, come in tutto il Medio Oriente, come in Turchia. Ma chi conosce il punto dal quale il regime saudita partiva sa benissimo che Vision 2030 è la più importante occasione per sviluppare innovazione e per allargare i diritti”. Degli interessi degli arabi in Italia e in Europa, invece, non si fa menzione: si sa, sono dei benefattori e non hanno alcun fine se non il benessere dell'umanità. Di altri incontri o progetti in comune, invece, nessun accenno o smentita.

Infine, la chiosa insiste su un suo cavallo di battaglia: il vittimismo politico. “Mi spiace solo che si utilizzi la vicenda saudita per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso è accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea.” Tradotto: mi attaccano perché PD e M5s hanno solo l’antirenzismo come collante. E noi che per un attimo ci eravamo preoccupati di rispetto dei diritti umani, di conflitti di interesse e di trasparenza nella gestione della cosa pubblica.