100mila euro di arretrati e aumenti ai magistrati, Meloni: “Non firmo il Dpcm, priorità alle fasce deboli”
Giorgia Meloni non firmerà il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio dei magistrati e i relativi arretrati, previsti in base ad alcune sentenze del Consiglio di Stato.
"In coscienza – ha spiegato la premier ad Adnkronos – non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati". Come vi abbiamo spiegato, a causa di un errore di calcolo dell’Istat, dal 2018 i magistrati hanno ricevuto aumenti di stipendio più bassi rispetto a quelli previsti per legge.
Il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi, dando ragione alle toghe. Ora quindi, il governo dovrebbe rimborsarli. Si parla di circa 70mila euro lordi di rimborso a testa, per sei anni di pagamenti ridotti, e circa 20mila euro lordi di aumenti. Secondo il nuovo metodo di ricalcolo, la somma dovuta da parte dello Stato arriva a quasi un miliardo di euro. Secondo l'Associazione nazionale magistrati tuttavia, gli importi effettivi sarebbero decisamente più bassi.
"Non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell'autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia", ha commentato Meloni.
Nel Documento programmatico di bilancio varato gli scorsi giorni dal governo è stato previsto per il 2027 un fondo sentenze, una tantum, dal valore di 1,9 miliardi di euro. Gran parte di queste risorse sarebbero destinate proprio agli adeguamenti per i magistrati.
Per Meloni la cifra è spropositata. "Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità", ha aggiunto. La premier, comunque, fa sapere di essere pronta ad ascoltare i rappresentanti dell'Anm: "Se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento".
In questo momento la priorità del governo, sottolineano da Palazzo Chigi, sono le fasce deboli. "Condivido la scelta di Giorgia Meloni di non firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio ai magistrati", ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. "In un momento in cui famiglie, imprese e lavoratori affrontano sacrifici e incertezze, in cui l'emergenza energetica rischia di mettere in ginocchio le nostre economie, destinare quasi un miliardo di euro a una categoria che già beneficia di trattamenti tra i più elevati del settore pubblico non può essere considerata una priorità". In questa fase "la politica ha il dovere di concentrare le risorse dove sono più necessarie, a partire dal sostegno a chi è in difficoltà, dal rafforzamento dei servizi essenziali e dagli investimenti per creare crescita e sviluppo. Sono queste scelte di buonsenso, di responsabilità e di coraggio".
Immediata la replica dell'Anm: "Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso. Utilizzeremo gli strumenti che l'ordinamento ci riconosce per far valere i nostri diritti, che sono gli stessi diritti degli altri cittadini: dunque eventualmente valuteremo il ricorso", ha commentato il vicesegretario dell'Anm, Stefano Celli.