Manovra 2027

È vero che i magistrati avranno fino a 100mila euro di arretrati e aumenti in busta paga?

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A cura di Luca Pons
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A causa di un errore di calcolo dell’Istat, i magistrati hanno diritto a un rimborso e un aumento di stipendio che potrebbe arrivare a valere quasi 100mila euro lordi. I soldi dovrebbero arrivare con la legge di bilancio. L’Associazione nazionale magistrati sostiene che la somma reale, però, sia più bassa.

Dal 2018 in avanti, i magistrati hanno ricevuto aumenti di stipendio ingiustamente bassi rispetto a quelli previsti per legge. Ora che il Consiglio di Stato lo ha chiarito definitivamente, il governo è tenuto a rimborsarli: si parlerebbe di una somma che arriverebbe a toccare i 70mila euro lordi di rimborso a testa, per sei anni di pagamenti ridotti, e poco meno di 20mila euro lordi di aumento stabile. In cifre nette, all'incirca la metà. L'Associazione nazionale magistrati, però, sostiene che i numeri effettivi siano più bassi.

Il dato ha preso ha circolare quando il Sole 24 ore ha pubblicato i suoi calcoli. In Italia, ci sono poco più di 10mila magistrati, stando ai rapporti del Consiglio superiore della magistratura. E nel Documento programmatico di bilancio, il testo con cui il governo Meloni ha dichiarato quale sarà l'ossatura della prossima manovra c'è un "Fondo sentenze", come lo scorso anno, per saldare i conti che lo Stato ha a seguito di decisioni giudiziarie: il fondo vale lo 0,08% del Pil italiano, quindi all'incirca 1,8-1,9 miliardi di euro. Buona parte di questo fondo, 970 milioni di euro, secondo il quotidiano serviranno per rimborsare i magistrati degli errori commessi in passato.

Come e quando aumenta lo stipendio dei magistrati

Sul piano legale, i magistrati sono considerati non esattamente allo stesso modo di dipendenti pubblici come, ad esempio, gli insegnanti. Sono personale "in regime di diritto pubblico". I loro stipendi non sono decisi tramite contrattazione collettiva, ma fissati per legge: ogni tre anni, vanno aggiornati; e l'aumento si basa sull'aumento medio che i dipendenti pubblici hanno ricevuto in quel triennio. In sostanza, ogni tre anni il governo vara un decreto (per la precisione, un Dpcm) con cui alza la paga dei magistrati per tenerli alla pari degli altri dipendenti statali.

A effettuare il calcolo per stabilire l'aumento è l'Istat. Dal 2018, però, è nato un problema. L'istituto ha effettuato dei calcoli che hanno scatenato ricorsi e che il 9 luglio 2025, davanti al Consiglio di Stato, con due sentenze gemelle, sono stati dichiarati sbagliati. Le contestazioni delle toghe, accolte dal Consiglio, erano tre. Innanzitutto, l'Istat non ha considerato l'intera retribuzione, ma ha escluso alcune indennità che invece andavano calcolate. In più, nel conteggio ha considerato solo alcune categorie di dipendenti pubblici, escludendo i cosiddetti "non contrattualizzati", tra cui ci sono quelli che lavorano in autorità indipendenti come la Banca d'Italia. È facile immaginare il problema: si tratta di categorie che tendono ad avere aumenti di stipendio più ampi e generosi rispetto alla media, quindi escluderli ha penalizzato i magistrati.

Infine, un problema matematico. L'Istat per calcolare quanto erano saliti gli stipendi dei dipendenti pubblici nel triennio non ha fatto una media "aritmetica" – ovvero, in buona sostanza, il calcolo di quanto è cresciuta in media la paga di un singolo dipendente pubblico – ma una media "ponderata". Significa che, nel calcolo, ha dato più peso alle categorie di dipendenti pubblici che sono più numerose. Insegnanti, dipendenti degli enti locali e così via. Anche qui, l'effetto pratico è stato che il calcolo ha dato un risultato più basso di quello che invece era previsto per legge.

Il rimborso e la replica dell'Anm: "Sarà meno di un quarto"

Il problema ha riguardato gli aumenti dovuti per il triennio 2018-2020, e anche quelli del 2021-2023. Dunque, ci sono sei anni per i quali i magistrati non hanno ricevuto la giusta retribuzione. Nella prossima legge di bilancio, bisognerà saldare i conti.

Numeri alla mano, la media parlerebbe di poco meno di 100mila euro medi a testa. Naturalmente ci saranno poi distinzioni in base al grado di anzianità e di gerarchia. Chi era già in organico nel 2018, e quindi ha lavorato per tutti i sei anni in questione, avrà i benefici maggiori.

La questione, peraltro, non si ferma qui. Gli arretrati e gli aumenti di cui si parla non tengono conto del triennio 2024-2026, che andrà debitamente compensato, questa volta con un metodo di calcolo rivisto, e quindi porterà a spendere più del previsto. In più, altre categorie di dipendenti "in regime di diritto pubblico" come i militari e gli insegnanti universitari potrebbero presentare lo stesso tipo di ricorso – per quanto la normativa che regola i loro stipendi sia leggermente diversa.

L'Associazione nazionale magistrati, la principale organizzazione di rappresentanza delle toghe, ha però affermato che le somme che verranno erogate realmente saranno più basse. "Gli importi effettivi sono di gran lunga inferiori a quelli riportati". Si parlerebbe, per un magistrato con 20 anni di esperienza, "di una cifra che non arriva a un quarto di quanto scritto dal quotidiano", ha dichiarato l'Anm ad Adnkronos. Non ci sono dubbi, in ogni caso, che il rimborso sia previsto. La disputa è sulla cifra esatta: l'Associazione non ha spiegato, però, da cosa nasca la divergenza – se si parli di somme lorde o nette, e quali siano gli importi effettivamente previsti secondo i suoi calcoli.

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