Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini
in foto: Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini

I sindaci che non rispettano il "decreto sicurezza" sono i miei sindaci.

Chi si appella alla legalità, senza riconoscere l'ingiustizia, applicando la legge senza chiedersi chi è che per quella stessa legge sta morendo, non è migliore di quelli che ieri hanno denunciato Anna Frank alle autorità per un pugno di spiccioli.

Oggi il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha vomitato più volte dai suoi social la parola "clandestino", dandola in pasto ai suoi leoncini da tastiera. "Clandestino" come attribuzione di malvagità, archetipo di una paura, una parola inventata, da bar con il rum scaduto.

"Clandestino" è inesistente dal punto di vista giuridico, e che questa parola la utilizzi il Ministro dell'Interno è di una gravità assoluta. Le parole formano i concetti, e le parole utilizzate per aizzare la folla creano incrinature civili, distogliendo le attenzioni.
"Clandestino" è come lo straccio rosso di fronte al toro, serve a far casino e divertire le folle. Niente di più dell'obiettivo del peggior Ministro dell'Interno di sempre, presumibilmente.

Non "clandestino" ma irregolare, nel caso.
E anche in questo caso non sarebbe un'offesa, se lo ricordi Teo Salvini e la masnada che lo segue.
"Clandestino" come dice lui, o irregolare come dice la legge, è colui che non ha i documenti in regola, e se tu scappi da un Paese in guerra, o scappi per fame, o scappi perché gli ospedali nel tuo Paese fanno schifo, NON PUOI avere i documenti in regola. Per questo diventi irregolare, perché stai scappando, altrimenti andresti in vacanza e sarebbe giusto chiederti il timbro sul passaporto come a qualunque italiano quando va a alle Maldive.

"Clandestino" non esiste, l'inumano invece lo abbiamo visibile di fronte agli occhi e con il sedere sulla poltrona. Inumano è chiudere i porti o tacere per patto di Governo.
Vigliacco è un testo di legge che cambia il significato alle parole, chiamando "sicurezza" delle norme che rendono insicura la vita già fragile dei calpestati dalla Storia.

Chi disobbedisce all'inumano obbedisce a cose più importanti.