Annamaria Franzoni, la mamma del delitto di Cogne del 30 gennaio 2002, dovrà risarcire l'avvocato Carlo Taormina per un mancato compenso di 275mila euro. A deciderlo il giudice del tribunale civile di Bologna Giuseppina Benenati, con una sentenza depositata oggi pomeriggio: la cifra riguarda la parcella professionale mai percepita dal legale, che difese l'imputata nel processo per l'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi, di 3 anni. Sommata di Iva, interessi e cassa previdenza avvocati, la somma complessivamente si aggirerà attorno ai 400mila euro.

Franzoni: "Taormina si offrì di assistermi gratuitamente"

La Franzoni, condannata in via definitiva nel 2008 a 16 anni di carcere per l'omicidio del piccolo Samuele commesso nella sua casa di Cogne 15 anni fa, fu assistita da Taormina nel processo fino a quando il penalista, ex deputato del Pdl, non rinunciò definitivamente al mandato, il 23 febbraio 2007. Nel 2013 l'avvocato, assistito dal figlio Giorgio, aveva citato in giudizio la donna chiedendo compensi mai pagati per 771.507 euro, di cui circa 14mila riferibili al marito Stefano Lorenzi per alcune querele predisposte dal legale.

I legali della Franzoni, dal canto loro, avevano sempre replicato che Taormina fin dall'inizio aveva pattuito la gratuità della sua prestazione. Il giudice, tuttavia, ha fatto notare che non vi è nessuna prova di questo accordo, e che la rinuncia all'onorario da parte di Taormina non è mai stata espressa o manifestata: non è sufficiente quindi che ne abbia parlato alla Franzoni. La donna e Stefano Lorenzi, spiega il giudice, "sono caduti nell'equivoco sulla gratuità dell'attività dell'avvocato Carlo Taormina ma per loro disattenzione, posto che per qualsiasi incarico, il cliente è tenuto al pagamento di tutte le attività svolte dal professionista fino al momento della revoca".

Anna Maria Franzoni dal 2014 agli arresti domiciliari

Annamaria Franzoni, oggi 45 anni, è stata scarcerata nel giugno 2014 e ora sta scontando il resto della pena ai domiciliari nella sua abitazione di Ripoli Santa Cristina. La misura alternativa è stata confermata da una sentenza della Cassazione a dicembre 2014.