Il camion utilizzato da Mohamed Lahouaiej–Bouhlel per uccidere 86 persone a Nizza nel 2016 (Gettyimages)
in foto: Il camion utilizzato da Mohamed Lahouaiej–Bouhlel per uccidere 86 persone a Nizza nel 2016 (Gettyimages)

A Nizza, la notte del 14 luglio 2016, oltre trentamila persone erano riunite sulla Promenade des Anglais per assistere allo spettacolo pirotecnico. Quello che doveva essere il culmine dei festeggiamenti in ricordo della presa della Bastiglia nel 1789, si trasformò in una notte di dolore e lutto. Verso le 22.30, un terrorista tunisino legato all'Isis, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, procedendo a tutta velocità a bordo di un camion di 19 tonnellate, seminò morte e panico ovunque. L’attentatore, dopo una corsa omicida lunga 2 chilometri, verrà ucciso dalla polizia. Pesantissimo il bilancio della strage: 86 i morti, tra cui 10 bambini, oltre 450 i feriti.

A morire travolti dal camion guidato da Bouhlel sono stati cittadini di tutto il mondo. Tra le vittime dell’attentato terroristico anche 6 nostri connazionali: Mario Casati, 90 anni, la sua compagna Maria Grazia Ascoli, 79 anni. Angelo D’Agostino, 71 anni, andato a festeggiare la pensione in Costa Azzurra con la moglie Gianna Muset, 68 anni. Carla Gaveglio, 48 anni, di Piasco in provincia di Cuneo, che la sera del massacro a Nizza si trovava insieme alla figlia quattordicenne rimasta ferita. Nicolas Leslie, 20 anni, nato a Milano ma cresciuto negli Stati Uniti. Studente all'università californiana di Berkley, si trovava nella famosa città della Riviera Francese grazie a un programma di studio all'estero. Circa 30 deceduti nella strage del 14 luglio erano di religione islamica. Come Fatima Charrihi, madre di 7 figli, una delle prime vittime della follia omicida di Bouhlel.

I sei italiani uccisi nella strage. Da sinistra: Angelo D’Agostino, Gianna Muset, Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Mario Casati e Nicolas Leslie.
in foto: I sei italiani uccisi nella strage. Da sinistra: Angelo D’Agostino, Gianna Muset, Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Mario Casati e Nicolas Leslie.

Gli attentati dei “lupi solitari” dell’Isis

"Colpiscili con un camion. Uccidili tutti", l’inquietante messaggio dell’Isis ai suoi militanti. (Site)
in foto: "Colpiscili con un camion. Uccidili tutti", l’inquietante messaggio dell’Isis ai suoi militanti. (Site)

Il “lupo solitario” è un attentatore che agisce senza avere rapporti diretti con un’organizzazione terroristica internazionale. Attacchi dettati più dallo spontaneismo che da legami operativi con l'Isis o Al Qaeda, se non con la propaganda online che circola su diverse piattaforme. Cittadini occidentali che subiscono il fascino dell’ideologia jihadista senza mai aver messo piede in Siria o Iraq e senza nessun addestramento alle tecniche di combattimento. “Colpire i ʽcrociati’ con qualsiasi mezzo a disposizione e ovunque vi troviate”, è l’ordine impartito dai leader dell’Isis ai loro seguaci. E così, camion e furgoni, rubati o affittati, sono diventate le nuove “armi” degli estremisti islamici per seminare il terrore. L’attacco a Nizza, anche se non il primo del suo genere, è stato il più letale attentato compiuto con un veicolo in Europa. Nei due anni che sono seguiti alla strage, in tutto il mondo sono stati numerosi gli atti terroristici di questo tipo rivendicati dal sedicente Califfato islamico.  Una lunga di scia di morte costata la vita a decine di civili innocenti.

Strategia social dell'Isis

In Iraq e in Siria, il sedicente Stato islamico ha perso quasi tutto il territorio conquistato nel 2014. Molti degli alti dirigenti del gruppo, inoltre, sono stati uccisi. Tuttavia, se l'Isis non esiste più come entità territoriale, il Califfato ʽvirtuale’ è ancora vivo e vegeto e i servizi segreti occidentali avvertono che l’organizzazione terroristica continua a esercitare un forte richiamo per i militanti in tutto il mondo. La propaganda dell'Isis, incitando i suoi “soldati” a compiere attentati ovunque si trovino, è ancora molto diffusa sulle principali piattaforme social, come lo dimostrano le recenti minacce dell’organizzazione terrorista di compiere “una strage mai vista prima nella storia” in occasione del campionato mondiale di calcio che si sta disputando in Russia.

La propaganda jihadista incita i suoi seguaci ad attaccare durante i campionati del mondo di calcio in Russia (Site)
in foto: La propaganda jihadista incita i suoi seguaci ad attaccare durante i campionati del mondo di calcio in Russia (Site)

Il lupo solitario – coincidono gli esperti – è solo uno strumento, la punta dell’iceberg del fenomeno. Come si è visto in diversi attentati, gli autori delle stragi godevano di una rete di supporto tanto che la giornalista del New York Times, Rukmini Callimachi, preferisce parlare di “attacchi telecomandati”, piuttosto che di azioni solitarie di radicalizzati dell’ultima ora. Di parere simile anche Nathaniel Barr, analista di Valens Global, un centro studi che si occupa di terrorismo, secondo cui una caratteristica di questo tipo di attacchi è la presenza di “virtual coach” (addestratori virtuali), che guidano e incoraggiano durante tutto il processo: dalla radicalizzazione al reclutamento fino alla pianificazione dell’attacco. “Se si guarda alle comunicazioni tra attentatori e “virtual coach” – ha dichiarato Barr – ci si accorge che c’è una linea di comunicazione diretta e costante, al punto che l’incitamento dura fino a minuti, a volte secondi prima che l’attentatore compia l’attacco”.

Il Jihad internazionale: la minaccia più seria del nostro tempo

Il terrorismo e i processi di radicalizzazione di matrice jihadista rappresentano una delle minacce alla sicurezza più rilevanti del nostro tempo, sia sul piano interno sia a livello internazionale. Uno dei pericoli più seri – sottolineano gli esperti del fenomeno – è costituito dall'azione dei cosiddetti foreign fighters. In Europa  si teme l’eventualità che i combattenti stranieri dell’Isis possano beneficiare dell’addestramento, dell’esperienza, delle conoscenze e dei contatti acquisiti sui fronti mediorientali per sferrare nuovi attacchi una volta ritornati nei propri Paesi di origine. C’è il timore, inoltre, che i veterani dello Stato islamico diventino jihadi entrepreneurs (imprenditori del jihad), figure chiave nell'indottrinare e spingere menti deboli come quella dell’autore del massacro di Nizza a compiere nuovi attentati.