Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

C’è un accordo, a quasi quattro mesi dallo scoppio del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran. Un accordo che verrà firmato il 19 giugno, venerdì prossimo, a Ginevra. In questi giorni che precedono il faccia a faccia sappiamo che ci sono interlocuzioni preliminari a Doha, con i principali mediatori, cioè Pakistan e Qatar: l’obiettivo è arrivare in Svizzera avendo già in tasca la quadra su alcuni punti poco chiari dell’accordo. Ciò che è trapelato finora è quello che ha diffuso l’agenzia di stampa iraniana Mehr, che ha raccontato come nel memorandum di intesa ci sarebbero 14 punti, che andrebbero dalla riapertura dello stretto di Hormuz, allo stop alle sanzioni petrolifere e lo scongelamento degli asset iraniani bloccati all’estero, fino alle basi per i negoziati sul programma nucleare di Teheran.
Questi sono tutti punti che erano già usciti nei giorni scorsi, quando Trump prima aveva annunciato un gigantesco attacco sull’Iran per poi, appena poche ore dopo, ritirarlo dicendo di aver trovato l’accordo. In più si era parlato anche di ritiro delle truppe statunitensi dai territori limitrofi all’Iran e di investimenti israeliani e statunitensi per ricostruire ciò che era andato distrutto nei bombardamenti. Precisazioni che erano state prontamente smentite da Trump. Ma non sono le uniche cose su cui ci sono ancora diversi punti di domanda.
Il cessate il fuoco in Libano
Il Libano: sia l’Iran che i mediatori pakistani hanno subito messo in chiaro che con l’accordo di pace deve immediatamente scattare la cessazione delle ostilità su tutti i fronti della guerra, quindi Libano compreso. Il presidente statunitense, parlando dell’accordo non ha menzionato questo tema, che sappiamo essere delicato per Washington. Il motivo? Israele. Benjamin Netanyahu, nonostante ufficialmente dallo scorso 16 aprile ci sia in piedi una tregua con Beirut, non ha mai terminato i bombardamenti contro Hezbollah, che hanno ucciso anche centinaia di civili, e non sembra in alcun modo intenzionato a farlo ora.
Il programma nucleare iraniano
Il programma nucleare iraniano. Se per la riapertura dello stretto di Hormuz le due parti si sono date un mese di tempo, dalla firma degli accordi, per i negoziati sul programma nucleare iraniano si prevede il doppio: 60 giorni per discutere come gestire questa partita. Per gli Stati Uniti è parte fondamentale dell’accordo assicurarsi che Teheran non entri mai in possesso di un’arma atomica, per cui questo punto è decisamente centrale. Se a parole gli Ayatollah hanno sempre assicurato che il loro programma nucleare avesse fini puramente civili, i livelli di arricchimento dell’uranio a cui sono arrivati raccontano altro. Senza contare il problema della trasparenza, con le missioni scientifiche e di controllo che sono sempre state ostacolate dal regime iraniano. Infine, non è chiaro che fine abbia fatto tutto questo materiale da quando è cominciato il conflitto, ma sicuramente è una domanda a cui la delegazione statunitense cercherà risposte.
Lo stretto di Hormuz
Lo stretto di Hormuz: da quello che ha detto Trump domenica sera, nel momento in cui verrà posta la firma di entrambe le parti, lo stretto dovrebbe essere riaperto entro 30 giorni e la libera navigazione assicurata. I traffici marittimi dovrebbero riprendere, ma è davvero tutto così facile e immediato? Il presidente statunitense dimentica un elemento, che probabilmente sarà oggetto di discussione in queste ore di pre-colloqui: il fatto che i Pasdaran reclamano per sé stessi il controllo di quella rotta. Al di là che lo stretto sia minato o meno, che i missili iraniani siano pronti a colpire le navi di passaggio o meno, il regime ritiene che spetti comunque a Teheran dirigere il traffico in quel canale. Anche imponendo pedaggi, all’occorrenza. Una cosa su cui ovviamente l’Occidente non è affatto d’accordo.
Cosa faranno gli E4 europei
Su questi tre punti sono subito intervenuti i cosiddetti E4, cioè quei Paesi europei che si stanno muovendo in blocco nella vicenda. Questa volta l’Italia non è rimasta ai margini, ma fa parte della squadra insieme a Regno Unito, Francia e Germania. Sul primo punto gli europei hanno ribadito di sostenere i principi di stabilità, sovranità e integrità territoriale del Libano, e quindi l’importanza di un cessate il fuoco che includa anche quel fronte. Sul secondo punto hanno messo nero su bianco che l’Iran non dovrà mai entrare in possesso di un’arma nucleare e si sono detti pronti a lavorare insieme a Stati Uniti, Iran e l’AIEA (cioè l’agenzia internazionale dell’energia atomica) per questo obiettivo. Non solo: hanno anche aggiunto di essere pronti a togliere le loro sanzioni mano a mano che ci saranno passaggi chiari e verificabili sul programma atomico.
Infine, sullo stretto di Hormuz, Italia, Regno Uniti, Francia e Germania hanno detto che è urgente riaprire questo canale e che è essenziale – hanno usato proprio questi due aggettivi, urgente ed essenziale – garantire la libertà di navigazione in modo incondizionato e senza restrizioni. Nel comunicato congiunto poi hanno scritto: “Ci impegniamo a fare a nostra parte per raggiungere questo obiettivo – nel rispetto ognuno dei propri obblighi costituzionali – anche attraverso una missione strettamente difensiva e indipendente per assicurare nuovamente la navigazione commerciale e condurre le operazioni di sminamento”.
Le navi italiane nel Golfo
Giorgia Meloni, a questo, ha poi aggiunto un suo comunicato personale, in cui ha ribadito che l’Italia è pronta “insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”. Già nei mesi scorsi l’Italia aveva detto che ci fossero due cacciamine della Marina disponibili, che già si stavano avvicinando a quelle acque. Dovrebbero essere ferme al largo di Gibuti, nel Golfo di Aden, dall’altro lato della penisola arabica. È improbabile, se non impossibile, che si avvicinino ulteriormente allo stretto di Hormuz senza regole di ingaggio chiare. E anche di queste probabilmente si parlerà del G7 che sta cominciando in Francia in queste ore.
Un vertice dove Meloni si troverà di nuovo faccia a faccia con Trump dopo il gelo dei mesi scorsi.
Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.
Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!