podcast

L’Italia delle manifestazioni: perché la gente è scesa in piazza contro il carovita e il riarmo

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

“Il 30 ottobre tutta l’Italia che è stanca di vedersi rubare il futuro porterà in piazza le solide ragioni della sua protesta, in modo fermo, pacifico e determinato affiancando i lavoratori portuali che hanno organizzato uno sciopero che attraverserà i cinque continenti per gridare il loro no alla guerra, al riarmo e al traffico delle armi”.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

condividi

Con queste parole l’Unione Sindacale di Base qualche giorno fa lanciava la mobilitazione che oggi ha fatto incrociare le braccia a studenti e lavoratori del pubblico e del privato in tutta Italia. Ci sono state piazze e cortei a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna così come in tantissime altre città del Paese. Si potrebbero riassumere le ragioni della protesta dicendo che la gente è scesa in piazza a manifestare contro il carovita e contro l’aumento della spesa militare, ma chiaramente i motivi che stanno mobilitando diverse generazioni sono più ampi.

Lavoro precario e salari da fame

Partiamo dal lavoro. I salari, ce lo ricordano spesso sia l’Ocse che Eurostat, sono fermi dagli anni Novanta, un’eccezione tutta italiana, nel panorama europeo occidentale. Nel frattempo il costo della vita è aumentato e il potere d’acquisto delle persone non ha fatto che rimpicciolirsi. Fino al punto sempre più persone non riescono a permettersi le necessità basilari. Secondo l’Istat poi in questo momento in Italia ci sono circa tre milioni di precari, persone che non hanno un contratto a tempo indeterminato e che sono quindi più vulnerabili al rischio di cadere in povertà. Certo, non che avere un lavoro stabile sia automaticamente sinonimo di sicurezza economica: studi condotti da Inps, Istat e Cnel sul lavoro povero (perché sì, si può essere poveri lavorando) ci dicono che circa due milioni e mezzo di persone percepiscono stipendi talmente bassi da risultare insufficienti a coprire le spese per i beni primari. Sono 5,7 milioni le persone in povertà assoluta in Italia, quasi il 10% della popolazione.

Gli affitti alle stelle, le bollette insostenibili

Questi dati vanno poi incrociati con quelli che certificano l’aumento del costo della vita nel Paese, dove l’inflazione alle stelle continua a erodere le possibilità dei consumatori e a rendere la situazione ancora più drammatica. I prezzi degli affitti sono ormai al di fuori dalla portata di tantissimi lavoratori e, ancora una volta, i più giovani sono quelli più vulnerabili: anche dopo dieci anni di lavoro spesso a trent’anni o poco più ci si ritrova a potersi permettere una stanza, in un appartamento in condivisione come quando si era studenti, oppure a dover tornare a casa dei genitori per far quadrare i conti. Comprare casa poi è ancora più complesso: o si ha alle spalle una famiglia che può aiutare, oppure con i prezzi delle case e gli stipendi medi servirebbero 200 anni per finire di pagarle.

Nuove generazioni senza futuro

In generale la situazione economica nel Paese si sta deteriorando. I prezzi dei carburanti sono da mesi alle stelle, le bollette sono insostenibili e il costo del carrello della spesa cresce a dismisura. La vita si fa più difficile ogni giorno che passa e questo significa anche che il futuro per le nuove generazioni è sempre più difficile da immaginare. Le nuove generazioni sono e saranno più povere di quelle che le hanno precedute e questo lascia ovviamente gli studenti con delle prospettive ancora più nere per il loro futuro. Ragion per cui anche le associazioni studentesche sono scese in piazza oggi. Loro hanno ricevuto una convocazione, va detto, dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Che in una nota ha scritto.

"Continuando con il costante percorso di ascolto, ho convocato al MIM per la prossima settimana le Consulte studentesche, organismi elettivi che rappresentano democraticamente tutti gli studenti, per un confronto sulle istanze del mondo giovanile. Abbiamo inoltre istituito presso il Ministero un Tavolo tecnico sulle problematiche giovanili costituito da personalità di alto profilo scientifico".

I soldi per il riarmo

Insieme alla protesta contro il carovita e una società sempre più in difficoltà, si è affiancata quella sulle armi. Perché, appunto, mentre le persone non riescono a pagare l’affitto, le bollette e la benzina, il governo Meloni mette i soldi sulle armi, per aumentare la spesa militare così come viene richiesto dagli Stati Uniti in ambito Nato. L’USB ha riassunto così in un comunicato:

Il riarmo ha un costo, e il conto lo stanno pagando i servizi pubblici, assieme a chi li fa funzionare.Ogni miliardo speso per le armi esce dalla stessa cassa da cui dovrebbero uscire salari adeguati all’aumento dell’inflazione che a sua volta è alimentata dalle guerre. A fare le spese di questo circolo vizioso sono le scuole, gli ospedali, l’intero tessuto dello stato sociale.

Per tutto il giorno centinaia di migliaia di persone – l’USB dice oltre un milione e mezzo tra le varie città italiane – hanno manifestato e protestato. A Milano i manifestanti hanno raggiunto e bloccato la tangenziale, a Torino e Bologna c’è stata qualche tensione con la polizia ma nessuno vero e proprio scontro, a Roma le strade della capitale sono state proprio inondate da un fiume umano fino ai Fori Imperiali e al Colosseo. Insomma, tutto il Paese si è fermato e ha detto chiaramente a questo governo che così non ce la fa.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

api url views
Immagine
Ascolta la notizia più importante del giorno.