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Il caso Youssef Siher, tra le accuse di terrorismo ed eversione e il nuovo reato del governo Meloni

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Youssef Siher è stato fermato sabato scorso a Milano. È accusato di una serie di reati dalla procura: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo o eversione e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Quest’ultimo è stato introdotto dal governo Meloni solo qualche giorno fa, precisamente martedì scorso, dopo i disordini del 17 e il 18 ottobre a Milano, durante le manifestazioni contro il caro vita. Chiaramente Siher non può essere accusato per quei fatti in sé, banalmente perché il gruppo Telegram “Movimento 17 Ottobre” –  dove Siher starebbe gettando le basi del suo progetto eversivo – è stato creato successivamente.

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Nel provvedimento del fermo la procura specifica che in qualità di amministratore di questo canale, che ha anche una pagina su Instagram, creata appunto “a seguito degli scontri e degli atti di devastazione e saccheggio avvenuti il 17 ottobre”, Siher “istigava a commettere delitti contro l’ordine pubblico” con finalità di terrorismo e attraverso strumenti informatici o telematici.

Di cosa è accusato Youssef Siher?

Viene riportata una frase in particolare, di un post tuttora pubblico, che secondo la procura sarebbe esempio di un contenuto violento: “Lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Frase che sarebbe, secondo la procura appunto, una prova delle finalità terroristiche, nonostante l’espressione “dichiarare guerra” sia usata in modo abbastanza chiaro come metafora.

Nel provvedimento viene citata anche la moglie di Siher, che al momento non si trova in carcere. Ci sarebbe anche lei dietro l’amministrazione del gruppo Telegram dove, sempre secondo la procura, l’uomo “pubblicamente istigava a commettere delitti contro l’ordine pubblico”, incitava alla rivoluzione e alla guerriglia urbana, e convocava le piazze per il 24 ottobre, giorno in cui però è stato arrestato. I messaggi programmati che davano informazioni circa i luoghi di ritrovo della mobilitazione sono stati bloccati e alla fine a Milano non ci sono stati gli scontri che si temeva si potessero replicare. Ci sono state diverse piazze in tutta Italia, che la polizia ha cercato di disperdere usando idranti e cariche.

Come si è arrivati a lui

La polizia è arrivata a Siher indagando tra i vari gruppi creati dopo i fatti di Milano. E ha notato che, mentre quasi tutte le pagine e le chat cambiavano spesso nome e amministratori concentrandosi anche in argomenti diversi dalla protesta mano a mano che passavano i giorni, quella del Movimento 17 Ottobre si comportava in maniera diversa. Tra un profilo Instagram (ancora visibile) e un gruppo Telegram venivano pubblicati materiali coerenti tra loro, che promuovevano la protesta contro il governo e diffondevano varie iniziative ad un pubblico di migliaia di iscritti.

Perquisendo il pc di Siher, la polizia ha trovato anche un pdf denominato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, che sarebbe stato anche condiviso nel gruppo Telegram. Nelle carte della procura vengono precisati i contenuti di questo scritto, sull’organizzazione di una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il governo. In altre parole, si spiega come manifestare il dissenso e come proteggere i manifestanti nel caso di scontri. È un documento che parla di come allargare la partecipazione, che dice di portare alle manifestazioni acqua e kit di pronto soccorso, di indossare felpe con cappuccio e occhiali protettivi per proteggersi dai lacrimogeni. Ci sono anche immagini che mostrano come usare scudi e vernice spray per contrastare le forze dell’ordine, ad esempio oscurando i vetri dei mezzi blindati. E ancora, vengono descritte tattiche collettive per affrontare gli sbarramenti delle forze di sicurezza e mantenere l’organizzazione del corteo.

Cosa c'entrano i disordini di Milano

Insomma, quello che viene imputato a Siher dalla procura è il fatto di essere dietro la pagina Movimento 17 ottobre, una piattaforma che avrebbe fini eversivi e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Nessuna delle accuse riguarda nello specifico i disordini e i saccheggiamenti avvenuti a Milano giorni fa. Le accuse riguardano l’attività digitale che è nata in seguito, proprio sulla spinta di quei fatti: Siher avrebbe infatti approfittato delle proteste e della tensione sociale, nella ricostruzione della procura, per organizzare un progetto eversivo che avrebbe dovuto prendere forma il giorno del suo arresto.

L’uomo, trentenne nato e cresciuto a Brescia da genitori di origine marocchina, è in carcere da quel momento, da sabato scorso. Per i pubblici ministeri, infatti, c’era il rischio che potesse scappare. Oggi, nel carcere milanese di San Vittore, c’è stata l’udienza davanti al Gip per la convalida del fermo, ma Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere. Domani verrà comunicata la decisione della giudice.

Il Movimento 17 Ottobre

L’ultimo post ancora pubblico nella pagina Instagram del Movimento 17 Ottobre è stato pubblicato nel weekend: è una critica al nuovo reato di violenza organizzata nella manifestazioni pubbliche – che può portare fino a cinque anni di carcere – che per il Movimento non è altro che “un pungo autoritario contro chi dissente, di una durezza che non vedeva dall’epoca del fascismo”.

E ancora: “Un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano”. Poi l’annuncio dell'annullamento delle manifestazioni di sabato, con la promessa che non si riununcerà a scendere in strada.

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