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Prima i licei, poi anche le università. Da giorni migliaia di studenti protestano contro una scuola sempre più lasciata a sé stessa: aule fatiscenti, classi troppo affollate, professori che mancano e che non vengono sostituiti. Specialmente in alcune zone, nelle banlieue e nelle province, la situazione è complessa. E le manifestazioni hanno preso presto la veste degli scontri violenti con la polizia e della devastazione: edifici pubblici incendiati, negozi saccheggiati, una vera e propria guerriglia urbana. Ci sono anche dei feriti, almeno 40 dei quali sono dei presidi. Davanti al liceo Victor Hugo di Marsiglia il vicepreside e altri responsabili sono stati cosparsi di benzina, mentre alcuni manifestanti cercavano di appiccare un incendio. In realtà anche la prefettura poi ha riconosciuto che contro di loro non sarebbe stato volontariamente lanciato del liquido infiammabile, ma sarebbero stati raggiunti da degli schizzi. In ogni caso, la situazione sarebbe potuta diventare presto drammatica.
Le proteste degli studenti
Anche a Nantes, al liceo Nelson Mandela è stato fatto divampare un incendio che ne ha distrutto l’atrio. Scontri violenti e danneggiamenti ci sono stati in tante altre città: Nizza, Tolosa, Bordeaux, Rennes, ecc. Il ministro dell’Istruzione francese, Edouard Geffray, ha detto che “questi fatti vanno ben oltre la sola questione della scuola” e che “nessuna rivendicazione può giustificare atti simili”. Per poi chiudere decine e decine di istituti e convocare lezioni a distanza in mancanza delle condizioni di sicurezza adeguate. Solo questa mattina sono state fermate 600 persone, dopo le 2mila di ieri: il 90% sono minorenni. Diverse persone sono rimaste ferite. Centinaia di agenti, ma anche tanti studenti. E non mancano le accuse alla polizia di agire con eccessiva violenza, anche quando non servirebbe. Sono circolati in rete diversi video, in cui si vedevano i poliziotti manganellare i ragazzi e sarebbero anche state aperte delle inchieste interne su degli agenti che avrebbero ferito gravemente dei giovani che manifestavano.
Un clima già caldo
Il tutto, tra l’altro, sta avvenendo in un Paese dove il clima è già caldo a causa della situazione economica. Il caro benzina sta pesando su famiglie e imprese e il governo si trova a dover attuare misure per risanare un bilancio in profonda crisi, mentre la cittadinanza chiede aiuti e sostegni statali. Il timore del governo è quindi che queste proteste possano espandersi e travolgere anche altri pezzi di società, portando le manifestazioni fuori controllo.
Le accuse della politica
La politica, nel frattempo, litiga. Marine Le Pen ha accusato il leader de La France Insoumise, Jean Luc Mélenchon (entrambi sono candidati alle presidenziali del 2027) di aver aizzato gli studenti al caos e alle devastazioni. Ha detto che Mélenchon ha una grande responsabilità, rispetto alla situazione attuale nel Paese, visto che nei giorni stessi si è recato davanti alle scuole superiori “per incitare i giovani”e chiamando “i suoi militanti all’insurrezione”, inviando anche i suoi deputati in tutta Francia per le varie scuole.
La France Insoumise non ha mai nascosto il suo appoggio alle proteste studentesche, anzi. Mélenchon ha risposto pubblicamente a Le Pen, di fronte a migliaia di giovani e studenti:
“Madame Le Pen – ha detto – vuole ristabilire l’ordine. Ma di che ordine parla? Del disordine quotidiano che vivono i giovani francesi? I nostri oppositori politici vivono in una realtà parallela. Non risolveranno nulla attaccandoci e insultandoci. Stanno creando un diversivo e lo sanno. Quindi dove vogliono arrivare? Sicuramente all’esasperazione di questa situazione”.
“Nel 1990 ci sono state delle manifestazioni nei licei di tutta Francia. Lionel Jospin, ministro dell’Educazione allora, e il presidente della Repubblica decisero di ricevere gli studenti e di discutere con loro. Qualche giorno dopo un piano urgente da 4,5 miliardi di euro è stato sbloccato per i licei. Il governo deve tornare alla realtà. Perché governare vuol dire trovare la strada insieme agli altri per risolvere i problemi”.
La battaglia degli studenti
In altre parti del discorso Mélenchon ha anche detto che gli studenti si stanno battendo per il benessere comune e ha convocato una giornata di sciopero generale per il 6 ottobre, chiedendo ai lavoratori di incrociare le braccia insieme agli studenti del liceo e dell’università. Ha respinto l’accusa di essere il regista delle proteste, ma ha rivendicato di voler aiutare e proteggere il movimento.
Quel movimento studentesco che ora è al centro delle cronache e del dibattito politico. Le proteste si stanno espandendo anche grazie a Tik Tok e gli altri social, dove gli studenti condividono le loro rivendicazioni. E dove si stanno organizzando per la grande giornata di scioperi.
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