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La sentenza del caso Regeni apre una domanda: come saranno in futuro i rapporti tra Italia ed Egitto?

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Era da oltre dieci anni che si attendeva una sentenza nel caso Regeni. È arrivata lunedì, nel tardo pomeriggio: la Prima Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la sentenza di primo grado nel processo per il sequestro, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni, condannando a dieci anni tre 007 egiziani e assolvendone un quarto. Ma i tre uomini – Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi – sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni, non per il suo omicidio.

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La sentenza sul caso Regeni

Ufficialmente, quindi, per la giustizia non ci sono ancora gli assassinii del ricercatore. Ma nonostante questo, il verdetto riconosce chiaramente la responsabilità dell'apparato di sicurezza egiziano. Ragion per cui anche l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, ha subito commentato la sentenza dicendo che ora “anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall’essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici”.

La posizione dell’avvocata è anche quella di una parte politica, di opposizione, che ha chiesto al governo di presentarsi in Parlamento a riferire sulle sue intenzioni, ora che una sentenza chiarisce la responsabilità del regime egiziano.

Tagliare i rapporti con l’Egitto?

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato queste richieste, dicendo che non è stato condannato l’Egitto, ma sono state condannate tre persone. Parole che hanno fatto comprensibilmente arrabbiare parecchi, visto che non parliamo di tre cittadini egiziani qualsiasi, ma di tre membri dei servizi di sicurezza. E visto che, in questi dieci anni, il governo egiziano non ha fatto altro che ostacolare la magistratura italiana e provare a depistare le indagini. Tajani ha poi provato a correggere il tiro. Ha detto che si tratta di una sentenza di primo grado e che l’Italia non smetterà di cercare la verità, continuando ad insistere (come ha sempre fatto) con le autorità egiziane affinché collaborino. Una strategia che – ha proseguito Tajani – si è dimostrata anche fruttuosa, ad esempio quando il governo ha riportato in Italia Patrick Zaki.

Cosa hanno detto Tajani e Meloni

Poi il ministro ha anche aggiunto: “Quando ci sarà una condanna formale dell’Egitto prenderemo misure di conseguenza”. E ha ricordato che è al lavoro per portare a casa Nessy Guerra e sua figlia. Un compito che risulterebbe impossibile, se si tagliassero tutti i rapporti con l’Egitto. E questa è anche la posizione di Giorgia Meloni. Che ha ribadito come lo Stato italiano si sia costituito parte civile in questo processo, per cui è assolutamente determinato a cercare la verità: “In questa ricerca abbiamo sempre utilizzato tutti i canali, anche quelli politici e diplomatici con Il Cairo. Ho un po’ il dubbio che chiudendoli noi non ci avvicineremo ai nostri obiettivi, ma ci allontaneremo".

Tra realpolitik e dilemmi

Chiaramente non ci sono solo i casi di cronaca e la salvaguardia di connazionali a spingere Palazzo Chigi alla cautela, nei rapporti con l’Egitto. Parliamo di un Paese importante nella gestione dei flussi migratori, nella questione libica, nella partita mediorientale e in quella energetica. Un Paese influente che si tratti del conflitto a Gaza, delle trattative sullo stretto di Bab el-Mandeb o delle attività di intelligence a supporto delle operazioni anti-terrorismo.

Ma al di là delle grandi domande di realpolitik, attorno a cui il governo può provare a prendere tempo e commentare intanto usando formule vaghe, ci sono delle questioni pratiche, legate alla sentenza, che vanno affrontate. Come comportarsi se il governo egiziano – come sicuramente farà, visto che si è sempre rifiutato di fornire gli indirizzi degli imputati o di collaborare alla loro identificazione in altro modo – non eseguirà le condanne? E come comportarsi rispetto ai risarcimenti imposti dalla sentenza? Mezzo milione di euro da dare alla famiglia Regeni e altri 150mila per il governo italiano?

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