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Cosa sapeva Netanyahu prima del 7 ottobre: le inchieste sugli avvertimenti ignorati dell’intelligence araba

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Tra meno di un mese ci sono le elezioni in Israele e c’è una cosa che mette particolarmente a rischio Benjamin Netanyahu, il premier più longevo di sempre che però questa volta non vede più la sua rielezione così scontata. L’accusa non è più solo quella di non aver saputo garantire la sicurezza del Paese, permettendo che avvenisse un evento drammatico come l’incursione di Hamas del 7 ottobre. Ma è anche quella di essere stato al corrente di tutto, di aver ricevuto nei giorni precedenti degli avvertimenti da parte degli 007 dei Paesi arabi sull’attacco imminente. Ma di non aver fatto nulla per fermarlo.

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L'avvertimento degli Emirati Arabi su Hamas

Qualche settimana fa il quotidiano israeliano Haaretz aveva rivelato che pochi giorni prima del 7 ottobre il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avesse telefonato a Netanyahu per avvertirlo. Sarebbe stato a sua volta avvisato da una fonte vicina a Yahya Sinwar, uno dei leader di Hamas, ucciso dalle IDF circa due anni fa. Secondo l’inchiesta giornalistica, Sinwar stava cercando di mettere pressione al governo israeliano per arrivare a un accordo sulla fine del blocco di Gaza. Pensava che la minaccia di un attacco potesse spingere Netanyahu al tavolo dei negoziati. Il presidente degli Emirati arabi, allora, chiamò personalmente il premier israeliano, preoccupato di un’escalation che avrebbe potuto destabilizzare l’intera regione, come poi è accaduto. Ma Netanyahu non avrebbe avvertito i vertici della sicurezza, né lo Shin Bet (cioè l’intelligence interna) né il Mossad (i servizi esterni), né l’Esercito.

Anche gli 007 egiziani avevano avvisato Netanyahu

E adesso arrivano nuove accuse. Il Wall Street Journal ha scritto che il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel avrebbe telefonato a Netanyahu pochi giorni prima del 7 ottobre, per segnalare di un attacco imminente da Gaza, dopo che almeno altri due precedenti avvisi da parte dei servizi egiziani erano stati ignorati. Una chiamata diretta all’ufficio del premier e avvertimenti continui fino ad almeno 48 ore prima dell’attacco di Hamas. Oggi nella stampa israeliana questa notizia trova ampio risalto. Il Times of Israel, ad esempio, scrive che in realtà già nel 2023 i servizi segreti egiziani avessero avvertito il governo israeliano di come la situazione a Gaza stesse diventando sempre più calda, consigliando di sedersi al tavolo dei negoziati con Hamas. E circa un mese prima del 7 ottobre, Kamel si sarebbe anche recato in Israele, avvertendo che ci fosse una bomba a orologeria che rischiava di esplodere in faccia a tutti quanti.

Anche la rivista statunitense The Atlantic ha indagato sull’accaduto. In particolare la giornalista Vivian Salama ha ricostruito la visita di Kamel in Israele del 26 settembre. Una giornata particolare, tra l’altro, perché era il 50esimo anniversario della guerra dello Yom Kippur e proprio quel giorno era stata organizzata una grande commemorazione in cui Netanyahu aveva tenuto un discorso sull’importanza di farsi trovare pronti di fronte alle minacce poste dagli avversari. Ecco, proprio quel giorno sarebbe arrivato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv un jet con a bordo il capo dei servizi di sicurezza egiziani, Abbas Kamel, per avvertire di una minaccia imminente.

Il governo israeliano respinge le accuse

Non si sapeva la data dell’attacco chiaramente, né le modalità. Ma si sapeva che il pericolo stesse crescendo, tanto da far andare personalmente il capo degli 007 egiziani in Israele per soli 67 minuti. Il tempo di lasciare un messaggio e assicurarsi che venisse recepito.Ma tutti gli avvertimenti sarebbero stati minimizzati, ignorati o taciuti. Netanyahu ha negato di aver incontrato Kamel o di aver ricevuto telefonate riguardo a un attacco imminente da parte di Hamas. Tutti i funzionari israeliani con cui ha parlato la giornalista dell’Atlantic, però, hanno detto la stessa cosa. Che non esiste alcuna possibilità per cui la spia egiziana numero 1 si fosse recata di persona in Israele, probabilmente dietro indicazione del presidente egiziano stesso, per recapitare un messaggio così importante, e Netanyahu non lo sapesse.

Le responsabilità di Tel Aviv?

Questa nuova inchiesta riaccende il dibattito sulle responsabilità del governo israeliano rispetto a quanto accaduto nell’ottobre del 2023: un attacco in cui vennero uccisi circa 1.200 israeliani e ne furono rapiti 250. Un attacco a cui è seguito un genocidio nella Striscia di Gaza, con decine di migliaia di morti tra la popolazione palestinese.

In questi anni diversi ex funzionari israeliani in realtà hanno parlato di errori commessi dalle forze di intelligence o dalle forze armate, che non sarebbero appunto riuscite a prevenire l’attacco di Hamas. Una breccia nel sistema di sicurezza per cui, tuttavia, il governo israeliano non ha mai assunto alcuna responsabilità. Al contrario: Netanyahu non ha fatto che opporsi e ostacolare qualsiasi indagine indipendente che possa fare chiarezza sull’accaduto.

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