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A ottobre la Francia, ieri altri otto Paesi: Svezia, Irlanda, Estonia, Finlandia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi. E l’Italia. Decine di supermercati in tutto il continente sono stati colpiti da attacchi hacker, che hanno manomesso le temperature delle celle frigorifere, portandole anche a 50 gradi e facendo andare a male tutto ciò che contenevano al loro interno. Nel nostro Paese sono stati colpiti alcuni supermercati in Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna. Se fosse accaduto al singolo negozio forse non avrebbe nemmeno fatto notizia, ma questo attacco su larga scala, con dimensione europea coordinata, ci ricorda come le falle nei sistemi di sicurezza informatica esistono e hanno delle conseguenze. In questo caso le conseguenze sono state decine e decine di chili di cibo andato a male e migliaia di euro di danni. Ma chiaramente sarebbe potuta andare molto peggio. E se fosse stato colpito un ospedale? O un sistema di controllo della rete ferroviaria?
E poi c’è un’altra grande domanda dietro l’accaduto: chi è stato? Qual era l’obiettivo?
Gli attacchi hacker contro i supermercati: chi c'è dietro?
Esattamente come accaduto in Francia qualche settimana fa, non c’è stata alcuna rivendicazione. Anche se sui media già si parla delle possibili piste su gruppi hacker filorussi: da mesi, del resto, il Cremlino ha intensificato la sua azione di guerra ibrida contro i Paesi europei: c’è stato il caso dei droni contro l’aeroporto di Lipsia, per cui le autorità tedesche hanno puntato il dito contro Mosca; innumerevoli violazioni dello spazio aereo delle repubbliche baltiche, ma anche di Romania, Polonia, Moldavia; campagne di disinformazione, attacchi informatici e così via. Nelle scorse settimane una società statunitense che si occupa di cybersicurezza aveva pubblicato uno studio in cui si mostrava proprio come dietro azioni simili ci fossero soggetti vicini al Cremlino e come dall’inizio del 2026 fossero stati registrati oltre una ventina di attacchi contro sistemi di refrigerazione industriale e commerciale. Questi attacchi erano stati rivendicati o ricondotti da organizzazioni filorusse come Z-Pentest Alliance e NoName057(16). E ci sono delle similitudini tra quanto avvenuto nei mesi scorsi e gli episodi di ieri. Gli hacker in entrambi i casi sono riusciti ad accedere alle interfacce di controllo dei sistemi di refrigerazione, collegati a Internet, attraverso cui è possibile modificare da remoto le temperature. Al momento, però, non è dimostrato nè che gli stessi gruppi filorussi siano dietro anche questi attacchi più recenti, né che ci sia una stessa regia dietro i diversi episodi.
I vertice con i direttori dell'intelligence?
Oggi comunque il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha convocato a Palazzo Chigi sia il direttore all’agenzia per la cybersicurezza nazionale che quelli delle agenzie di intelligence. E ha fatto sapere:
“Dai primi accertamenti emerge che in Italia l’impatto degli attacchi è al momento fortemente limitato: sono state interessate poche unità commerciali, a fronte delle migliaia presenti sull’intero territorio nazionale, per lo più munite ancora adesso di sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione. La gran parte della catena di distribuzione risulta invece dotata di sistemi di protezione aggiornati, in grado di respingere intrusioni malevole. Non è emerso alcun caso di rischio per la salute dei cittadini riconducibile a fenomeni di scongelamento”.
Poi il governo ha anche assicurato che continuerà a monitorare e analizzare le minacce, interfacciandosi costantemente con la filiera alimentare per individuare i soggetti più esposti. Il messaggio arrivato dalla politica è di evitare allarmismi, ma mantenere alta l’attenzione. Quello che però emerge chiaramente è che non servono affatto virus informatici sofisticati per creare problemi a una filiera e quindi impattare e destabilizzare anche la quotidianità delle persone. Questa volta è toccato ai supermercati, ma la digitalizzazione delle infrastrutture riguarda ovviamente molti più comparti, ora vulnerabili a possibili sabotaggi.
Le azioni ibride tra Russia e Ucraina
Ieri, mentre in diversi Paesi europei venivano presi di mira i banchi del frigo dei supermercati, in Ucraina le app degli allarmi aerei seminavano il panico, mandando messaggi su allerte atomiche e combattimenti per le strade di Kiev. La risposta in quel caso è arrivata sulla stessa lunghezza d’onda: è stato hackerato il sistema del ministero delle Emergenze del Cremlino, mandano messaggi praticamente identici alle app russe.
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