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Whirlpool chiude a Napoli, la rabbia degli operai
13 Agosto 2021
19:32

Whirlpool Napoli, Ferragosto di protesta in fabbrica per gli operai a rischio licenziamento

Ferragosto di proteste in fabbrica per gli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli: sarà il terzo consecutivo per la vertenza iniziata nel maggio 2019, quando l’azienda annunciò la volontà di chiudere e licenziare i 340 operai della fabbrica di via Argine. Lavoratori che chiedono alle forze politiche di trovare una soluzione che salvaguardi il loro posto di lavoro.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Whirlpool chiude a Napoli, la rabbia degli operai

Un Ferragosto in fabbrica all'insegna della protesta per gli operai dello stabilimento napoletano della Whirlpool: lo hanno annunciato i lavoratori, che ormai da due anni lottano contro la decisione della multinazionale di chiudere la fabbrica di via Argine, licenziando in un solo colpo 340 operai. Domenica 15 agosto, dunque, alle ore 10 si terrà un presidio in fabbrica, e sarà il terzo anno di fila un Ferragosto di protesta in fabbrica.

La vicenda è iniziata nel maggio 2019, quando la Whirlpool aveva comunicato tra lo stupore generale la decisione di chiudere lo stabilimento di via Argine, nel quartiere di Ponticelli. Da allora fino ad oggi sono seguiti 27 mesi di lotta per gli operai, con tavoli di trattative, presidi al Ministero dello Sviluppo Economico, e anche clamorose proteste come il blocco dell'Autostrada A1, l'occupazione dei binari della Stazione Centrale di Napoli e del Porto partenopeo, e perfino dell'Aeroporto di Capodichino. Ma finora tutto si è rivelato inutile: la volontà della Whirlpool di chiudere uno stabilimento considerato non più sostenibile è rimasta invariata.

"I lavoratori di Whirlpool Napoli non mollano e lo dimostrano ancora una volta", spiegano gli operai in una nota in cui annunciano l'intenzione di trascorrere il Ferragosto in fabbrica in segno di protesta, "per dimostrare nel giorno simbolico della festa che la dignità, il rispetto, il diritto al lavoro non può andare in vacanza. Perché, se è vero che il grido operaio parte da Napoli, la battaglia per il diritto al lavoro e alla tutela degli accordi di investimento nei territori è una questione che riguarda tutta l’Italia", prosegue la nota dei lavoratori.

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