Traffico di rifiuti tossici: la Puglia è la nuova Campania, le nuove rotte verso l’Est Europa

Prima c'era l'interramento, poi sono arrivati gli incendi, adesso la tendenza è di disperdere tutto nelle campagne. Sistemi diversi, che si sono evoluti e sono cambiati nel tempo, ma con lo stesso scopo: distruggere illecitamente i rifiuti, o anche solo nasconderli. E anche cercando nuovi spazi: la Puglia potrebbe prendere il posto della Campania per gli sversamenti, mentre le nuove rotte sono quelle verso l'Est Europa. Perché l'affare dello smaltimento illegale di rifiuti non si è mai fermato, la richiesta resta troppo alta: dallo stabilimento che ha necessità di far scomparire spazzatura spendendo un terzo alla semplice attività totalmente in nero che, di conseguenza, non può smaltire secondo legge. E i risultati sono terribili: "crimini contro la salute a effetto ritardato", li definisce il colonnello Pasquale Starace, comandante del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica (C.T.A.S.E.) di Napoli.
La questione è quella che ha fatto la ricchezza dei Casalesi negli anni '80: tonnellate di rifiuti, anche tossici, da smaltire a costi contenuti, e ettari su ettari di campagne trasformate in tombe dove seppellire di tutto, dai fusti chimici alla spazzatura comune. Nei traffici odierni, spiega a Fanpage.it il colonnello Starace, il ruolo dei criminali campani resta fondamentale. In primo luogo, perché, quando si sono inseriti nell'affare, hanno offerto una sorta di pacchetto completo: si sono occupati di tutte le fasi, fornendo siti di stoccaggio e mezzi di trasporto. In secondo luogo, perché adesso stanno facendo fruttare il know how acquisito nei decenni scorsi proponendosi di fornire gli stessi "servizi" anche su altri territori. Come è successo con la Puglia, dove i carabinieri del Noe hanno di recente ricostruito un traffico di rifiuti dalla Campania alle province di Foggia e BAT (Barletta, Andria e Trani). O come le precedenti inchieste, che hanno svelato l'invio di tonnellate di materiali tossici in Montenegro o in Paesi dell'Est Europa come Bulgaria e Repubblica Ceca.
"Questi reati andrebbero chiamati crimini contro la salute a effetto ritardato – spiega il comandante del Noe di Napoli – perché è proprio questo il risultato che si raggiunge attraverso l'inquinamento del nostro ambiente". Vengono in mente le dichiarazioni di Carmine Schiavone, di quando ha raccontato che, di fronte ai suoi dubbi sugli effetti sull'ambiente e sulle falde acquifere, gli altri capi dei Casalesi avrebbero risposto che non sarebbe stato un problema, perché tanto loro non bevono l'acqua della fontana ma quella minerale in bottiglia.
"L'ignoranza di una volta non esiste più – continua Starace – oggi si vuole guadagnare ma entro certi limiti, badando a non creare danno nella propria terra. Ora si utilizzano tutta una serie di escamotage cartolari, cambi di codice dei rifiuti per inviare quelli pericolosi in impianti che possono gestire quelli non pericolosi, oppure si abbandona tutto sui terreni, presso oliveti e vigneti, creando comunque un danno ma visibile. Noi dobbiamo temere quello che non vediamo. Il danno più grande è stato fatto quando sono stati interrati, perché non avremo mai cognizione di quello che c'è sotto. Invece, quando tutto viene scaricato su un terreno, seppur con esborsi economici molto alti, possiamo porre rimedio".
Il sistema, però, è rodato, strutturato. Oltre il livello base, quello della piccola attività, ci sono i grossi traffici di rifiuti. E quelli hanno bisogno di una filiera organizzata: "C'è chi ha necessità di smaltire rifiuti, chi si propone per trasportarli, soprattutto chi mette in contatto chi deve smaltire con chi ha disponibilità dei siti. Questi ultimi sono la vera testa pensante: i "problem solver", che fanno da intermediari". Il risparmio per chi si rivolge a questa filiera illegale è sicuramente molto alto: smaltire una tonnellata di scarti di lavorazione della frazione indifferenziata dei rifiuti urbani costa circa 350 euro. I trafficanti di rifiuti, invece, ne chiedono soltanto 160. "L'ambiente, che prima veniva percepito come qualcosa di astratto – conclude il colonnello Starace – è al centro delle agende sia istituzionali sia delle forze di polizia, perché si collega strettamente con la salute dei cittadini. Tutto ciò che viene danneggiato ora avrà delle conseguenze sulla nostra salute".