Due consiglieri comunali Pd di Torre Annunziata hanno intascato rimborsi falsi usando un sindacato fondato dal padre di uno di loro

La federazione sindacale era nata in una data a dir poco simbolica: 1° aprile 2025, il giorno in cui i buontemponi celebrano il pesce d'aprile. È lo stesso giorno in cui il consigliere comunale di Torre Annunziata viene assunto. Unico dipendente. Il legale rappresentante della realtà associativa? Il papà del consigliere stesso. La sede dichiarata al Comune di Torre Annunziata: a Civitavecchia, nel Lazio, oltre 300 chilometri di distanza.
Da lì, secondo le autocertificazioni, il consigliere raggiungeva le commissioni consiliari e tornava indietro ogni giorno, intascando rimborsi sulle ore di permesso. È l'architrave della truffa per cui la Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha eseguito oggi un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale locale, su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal Procuratore Nunzio Fragliasso. Nel mirino ci sono 2 consiglieri comunali del Comune oplontino e il padre di uno di essi, indagati per truffa continuata ai danni dell'ente, falsità ideologica in atto pubblico e sostituzione di persona. Il sequestro colpisce complessivamente 18.256,31 euro. Il provvedimento emesso dal gip è stato notificato dai finanzieri a Fabio Giorgio, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Torre Annunziata, dimessosi dopo le dichiarazioni rese dal procuratore Fragliasso in occasione dell'inizio dell'opera di demolizione di Palazzo Fienga. L'altro consigliere a cui è stato notificato il sequestro è Gaetano Ruggiero, anche lui del Pd.
Come funzionava lo schema
Il meccanismo sfruttava una norma legittima: i consiglieri comunali dipendenti possono assentarsi dal lavoro per partecipare alle commissioni consiliari, e il datore di lavoro – privato o ente pubblico economico – ha diritto di chiedere il rimborso al Comune. Due consiglieri di Torre Annunziata, secondo la Procura, avrebbero trasformato questo strumento in una fonte di guadagno illecita attraverso dichiarazioni false.
Il primo, secondo l'accusa, avrebbe costruito un'intera impalcatura documentale: rapporto di lavoro ad hoc presso una federazione sindacale fondata il giorno stesso della sua presunta assunzione, con sede a Civitavecchia. Il legale rappresentante di quella federazione, come detto, era il suo genitore. Le indagini hanno accertato che l'indagato non si era mai recato fisicamente nella sede laziale, nemmeno nei giorni in cui non aveva impegni consiliari. Le richieste di rimborso al Comune portavano una firma falsa, disconosciuta dal legale rappresentante di un'altra federazione sindacale nazionale.
I soldi accreditati sul conto della federazione venivano poi in parte rigirati al consigliere, in parte trattenuti dal padre. Per i mesi di luglio e settembre 2025, gli importi chiesti a rimborso superavano addirittura gli stipendi lordi risultanti dalla busta paga. Le somme indebitamente percepite tra il 1° aprile e il 30 luglio 2025 ammontano a 14.162,61 euro. A novembre 2025, all'inizio delle indagini, il rapporto di lavoro è stato interrotto e la federazione ha cessato l'attività.
Lo scooter del padre e i minuti contati
Il secondo consigliere, dipendente di un ufficio postale in un altro Comune della provincia di Napoli, aveva adottato una truffa più semplice ma non meno documentata. Nelle autocertificazioni presentava di non avere veicoli intestati e di impiegare in media 85 minuti per raggiungere la sede comunale con i mezzi pubblici. I finanzieri, attraverso servizi di osservazione e l'analisi delle telecamere di videosorveglianza lungo il percorso, hanno accertato che il consigliere utilizzava abitualmente un motoveicolo intestato al padre – disponibile anche al padre stesso – impiegando circa 30 minuti, non 85.
La differenza tra i minuti dichiarati e quelli reali si è tradotta in 4.093,70 euro di rimborsi non dovuti all'ufficio postale, per il periodo ottobre 2024 – novembre 2025. In esecuzione del sequestro, alla somma equivalente di 4.093,70 euro sono stati aggiunti uno scooter Honda da circa 4.500 euro e un orologio da circa 2.000 euro nei confronti dell'altro consigliere, a fronte di una somma da sequestrare di 8.925 euro. Nei confronti del padre sono in corso sequestri sui conti correnti per 5.237,61 euro.
L'allarme del Segretario Comunale
L'inchiesta nasce da una segnalazione interna. Il Segretario Generale del Comune di Torre Annunziata aveva denunciato al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e ai presidenti delle commissioni consiliari i costi eccessivi sostenuti dall'ente nel primo quadrimestre: 94.293,10 euro per le sedute delle commissioni e 12.347,82 euro di rimborsi. Nel provvedimento del GIP si parla esplicitamente di una vera e propria "rimborsopoli" a favore dei consiglieri comunali, con rimborsi definiti "frutto di condotte truffaldine".
Il GIP sottolinea come si tratti di "fatti di estremo allarme sociale", commessi da consiglieri che "tradendo il fine della propria funzione e in evidente spregio dell'incarico pubblico rivestito, piegavano il predetto incarico a fini privati". Torre Annunziata non è nuova a questa tipologia di contestazioni: altri 3 consiglieri comunali e un assessore, poi dimessosi, sono già a giudizio davanti al Tribunale oplontino per false dichiarazioni sulle cause di incompatibilità dalla carica. La prossima udienza è fissata per il 17 giugno 2026.