“Ti taglio la gola”: tensione in aula alla prima udienza per il femminicidio di Martina Carbonaro

"Ti taglio la gola": inizia tra urla e minacce la prima udienza del processo per il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola dall'ex compagno 19enne Angelo Tucci. La tensione è esplosa quando nell'aula 115 della II Sezione della Corte d'Assise di Napoli, prima ancora dell'inizio dell'udienza, si sono incrociati i parenti della giovane vittima e quelli dell'imputato, apparso in lacrime e accusato di omicidio volontario pluriaggravato. "In un Paese normale, dopo un omicidio del genere, ci si aspetta dai genitori dell'autore di questo delitto le scuse. E invece oggi davanti a tutti c'è stato questo gesto del dito portato alla gola da parte del padre dell'imputato che ha detto: ‘Io ti uccido, ti taglio la gola‘. Ci sono anche le telecamere, quindi chiederemo l'acquisizione": lo ha spiegato l'avvocato Sergio Pisani, difensore dei genitori della vittima.
Le urla e le minacce hanno portato le forze dell'ordine a sgomberare l'area protetta riservata ai familiari dell'imputato. La madre della 14enne ha spiegato ai cronisti: "È dura ma sono più agguerrita di prima", e chiede "fine pena mai" per Tucci, che confessò il delitto agli investigatori. In aula, la famiglia Carbonaro è difesa dall'avvocato Sergio Pisani, mentre l'imputato è difeso dall'avvocato Mario Mangazzo. "Questi genitori non possono essere lasciati soli", ha aggiunto ancora Pisani, "al di là del gesto di stamattina, perché perdere in questo modo così atroce una bambina di 14 anni è una sofferenza inimmaginabile. Mi aspetto sicuramente un aiuto di carattere psicologico, non ci può essere un riflettore acceso solo il giorno delle udienze".
L'omicidio di Martina Carbonaro avvenne ad Afragola il 25 maggio dello scorso anno: la giovane si era incontrata con l'ex compagno nei pressi di un edificio abbandonato nei pressi dello stadio comunale, dopo che lui le aveva chiesto un ultimo incontro dopo la fine del loro rapporto. La giovane venne uccisa con una pietra, e il corpo nascosto dietro un armadio. Il giovane partecipò anche alle ricerche della ragazza, inizialmente data per scomparsa: fu ritrovata il giorno dopo, e l'ex compagno confessò agli inquirenti l'omicidio. Al processo, che vede imputato il 19enne per omicidio volontario pluriaggravato, si sono costituiti parte civile il comune di Afragola, la fondazione Polis e Cam Telefono Azzurro.