Mamme preoccupatissine nella zona di Chiaia e Posillipo per la morte del bimbo di 11 anni gettatosi dal decimo piano la notte di lunedì scorso. Increduli e sconvolti conoscenti e amici dei due genitori, professionisti molto noti e stimati. Tutti ne parlano come di una famiglia modello, i due genitori sempre presenti, allegri e simpatici. La tragica morte del bambino ha scosso tutta la comunità, non solo i vicini di casa, ma anche i colleghi, il mondo della scuola e delle attività sportive per ragazzi. Le mamme della zona, raccontano gli amici, da ieri non parlano d'altro, sono tutte molto preoccupate e adesso controllano i cellulari dei propri figli.

Nel mirino delle mamme i challenge online sulle chat

Nel mirino dei genitori il gioco di challenge online nel quale si sospetta possa essere stato coinvolto il bimbo. Un gioco di sfide crescenti sulle chat, che secondo alcuni genitori esisterebbe veramente. Sfide che spostano il limite del possibile verso il baratro, fino all'autolesionismo, ed anche al suicidio. Da qui, la grande preoccupazione tra la cerchia di amicizie e conoscenti. Molte mamme in queste ore si interrogano sulla necessità di controllare i telefonini, computer e tablet dei propri figli. Le indagini sono ancora all'inizio ed è prematuro fare qualsiasi supposizione. Ma la frase scritta dal bimbo alla mamma prima di lanciarsi nel vuoto: “Ti amo, ma ora ho un uomo incappucciato davanti e non ho tempo”, ha insospettito gli inquirenti. Tra i genitori c'è chi punta il dito sui rischi occulti che si nascondono nella rete. “Mamme e papà – racconta un genitore della zona – finora si sentivano più tranquilli sapendo che i propri figli fossero a casa al computer, a studiare o giocare, piuttosto che in strada. È difficile credere che il pericolo possa nascondersi in un gioco su internet. E i bambini trascorrono sempre più tempo con i telefonini e i tablet, già da piccolissimi, e con il lockdown c'è stato anche più tempo da dedicare a queste attività”.

 "Una legge per vietare la vendita di giochi inadatti ai minori"

“La tristissima storia del bambino che coinvolto in un videogioco inadatto alla sua età, possa essere stato spinto al suicidio – commenta Antonio Affinita, direttore generale Moige, movimento genitori – deve essere un momento acuto di riflessione ed azione per intervenire al più presto. Occorre una seria normativa che tuteli i minori dal videogiocare con prodotti inadatti alla loro età, pieni di sesso, violenza e messaggi pericolosi per la loro crescita. Grave che ad oggi nonostante i videogiochi siano nelle case degli italiani, non esista ancora una normativa che disciplini la vendita  e sanzioni i commercianti che vendono ai minori prodotti inadatti alla loro età, a partire da quelli con classificazione pegi18+”.

Tra le ipotesi che si stanno vagliando in queste ore la possibilità che il bimbo di 11 anni possa essere stato adescato dal gioco chiamato Jonathan Galindo, un uomo con un cappuccio nero e la faccia di Pippo, il personaggio Disney, che contatterebbe adolescenti e preadolescenti sui social, per spaventarli e terrorizzarli. Un vortice dell'orrore che potrebbe fare presa soprattutto sui bambini più piccoli e fragili.