
Carmela abita in un basso nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ha una bimba di un anno e mezzo. Quando le temperature salgono durante l’estate, trascorre parte del suo tempo seduta sul gradino fuori alla sua abitazione, perché dentro fa molto caldo e la bimba manifesta un certo disagio e malessere. Con gli altri bambini del quartiere giocano con le pistole ad acqua, così almeno stanno un po’ più freschi. Il tutto, schivando macchine e motorini perché in centro città non ci sono aree verdi.
Anche Giuseppe non sopporta il caldo. Vive in una casa all’Arenella, in un parco privato con qualche alberello, che gli dona almeno un po’ di serenità e benessere visivo, ma qualche zanzara in più. Campa con la pensione da ex dipendente FIAT insieme a sua moglie e sua figlia 25 enne, laureata in cerca di prima occupazione. Ha dei problemi respiratori, soffre di apnea notturna e deve indossare una maschera durante la notte. Quando fa così tanto caldo non riesce a tenerla. Nunzia, invece vive al corso San Giovanni. Fa la badante (o care giver) per una signora di Posillipo e ogni giorno prende i mezzi pubblici, il tram 1 è l’unico momento della giornata in cui può godere dell’aria condizionata (quando funziona!)
Mattia fa il rider, ha 23 anni e un bimbo di 4. Fa caldo, ma la sua energia da ex scugnizzo non conosce limiti: prende le corse da piazza Municipio, anche in pausa pranzo quando la temperatura è rovente, effettua gli ordini per due piattaforme di food delivery: perché così riesce ad apparare e arrrivare a fine mese. In periodi di ondate di calore, tutti corriamo verso aree climatizzate. Se entriamo in uno dei magazzini di via Toledo c’è una bella aria condizionata, peccato che la ventola assiale esterna emetta il doppio del calore che va direttamente sul terrazzo della signora Titina.
Se ci sediamo in un bar climatizzato ci sentiamo meglio, ma qui il collegamento è ovvio: si tratta di spazi privati, in cui bisogna consumare per fruire di spazi freschi. Il sollievo dal caldo diventa una merce: per stare freschi bisogna consumare, acquistare, pagare. Queste storie – ispirate a persone vere – non sono casi isolati. Raccontano una condizione diffusa che resta spesso sottovalutata nel dibattito sul clima e sulle città: la difficoltà di accedere a spazi adeguatamente freschi durante i periodi di caldo estremo. Un fenomeno che la letteratura internazionale definisce cooling poverty (povertà di raffrescamento), una forma di disuguaglianza sociale e di ingiustizia climatica che attraversa le nostre città.
In fondo, queste storie raccontano il caldo a Napoli. Da giovedì 18 la nostra città ha abbracciato la seconda ondata di calore dell’anno (dopo quella di fine Maggio, entrambe ancora primavera, tecnicamente). Bollettino giallo, secondo il Comune di Napoli che ha prontamente diramato l’avviso ondata di calore con le raccomandazioni della protezione civile. Ieri la regione Campania, sulla scia dello scorso anno e in parallelo ad altre Regioni, con l’ordinanza (n. 1 del 17 giugno 2026) ha disposto il divieto di svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e affini in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.00 fino a fine agosto, nei giorni e nelle aree in cui le mappe pubblicate dal sistema Worklimate dell’Inail. Piccoli segnali di cura.
In questi giorni è uscito il report di Greenpeace Italia che analizza il caldo in 10 città italiane, con un focus particolare sulle temperature superficiali (asfalto, muri, tetti) e isole di calore. Emerge che a Napoli, ad esempio, il 92% dei residenti vive in aree interessate da forti ondate di calore, fenomeno che non guarda solo alle temperature effettive, ma anche quelle percepite, il WGBT (Wet Bulb Globe Temperature), con il quale si può valutare il rischio connesso con lo stress termico. Insomma, si fa quel che si può per parlare di clima e contrastare le emergenze. Il punto è che le ondate di calore non sono più emergenze. Sono diventate una componente strutturale dell'estate mediterranea e uno dei principali rischi climatici per le città europee. Continuare a trattarle come eventi eccezionali significa arrivare ogni anno impreparati.
Esistono politiche di adattamento e mitigazione, l’amministrazione Comunale della nostra città aderisce al Patto dei Sindaci per il Clima e l'Energia, che unisce le città impegnate volontariamente nel raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione Europea. Gli enti locali aderenti puntano alla neutralità climatica entro il 2050 ed elaborano il PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima), qui approvato a febbraio 2025. La sfida, ora, è trasformare questi strumenti in interventi capaci di migliorare concretamente la vivibilità urbana durante i periodi di caldo estremo.
Quali sono le soluzioni? Alcune città sperimentano soluzioni per una pianificazione urbanistica più green perché parchi urbani, giardini e alberi svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione, abbassando le temperature percepite. Traccia questa direzione in Italia, ad esempio, la delibera sulla depavimentazione approvata nel PUC – il piano urbanistico comunale – di Genova che prevede incentivi per chi rimuovere asfalto e cemento dagli spazi urbani per ripristinare il suolo naturale. Cosa si farà Napoli? Carmela, Giuseppe, Nunzia e Mattia affronteranno anche la prossima estate. La domanda è se la città sarà più pronta ad affrontarla insieme a loro.