“Il terremoto in Irpinia del 1980 è stato un disastro naturale diventato, poi, calamità anche politica e camorristica per la speculazione che c'è stata sulla ricostruzione. Il debito principale del Comune di Napoli risale ancora al post terremoto: paghiamo ancora gli interessi. Il disastro finanziario ereditato dal Comune di Napoli ha là la sua origine principale”. Non ha dubbi il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che oggi, in occasione dell'anniversario dei 40 anni del terribile sisma che devastò Campania e Basilicata il 23 novembre 1980, ha voluto dedicare un messaggio ai cittadini per ricordare a quelle giornate: “Come Comune – dice – appena finita la zona rossa, abbiamo già pronta una grande mostra fotografica inedita su quei giorni difficili del Mezzogiorno”.

De Magistris: “I debiti del Comune di Napoli vengono da lì”

“Quel terremoto – spiega il sindaco Luigi De Magistris – è diventato una calamità permanente ancora oggi con ferite gravi e ne paghiamo anche noi le conseguenze, oggi, di quel periodo di commissariamento dell'emergenza terremoto, perché oggi il debito principale del Comune di Napoli risale ancora al post terremoto. Oggi paghiamo ancora gli interessi. Il disastro finanziario ereditato dal Comune di Napoli ha là la sua origine principale. Calamità naturale, lutti, camorra, mala-politica, disastro finanziario”.

“Oggi – aggiunge – è importante stringersi in quel ricordo che ha anche unito le nostre popolazioni con una grande rete di solidarietà e come non dimenticare quella figura così rappresentativa di Sandro Pertini quando venne a visitare i luoghi del disastro. I grandi popoli rinascono anche da grandi tragedie. Oggi è un ricordo amaro. Come Comune appena finita la zona rossa abbiamo già pronta una grande mostra fotografica inedita su quei giorni difficili del Mezzogiorno”.

Il sindaco: “Avevo 13 anni, pensai a una bomba”

“Oggi sono 40 anni dal terremoto dell'Irpinia e Basilicata del 23 novembre 1980 – racconta il primo cittadino in un video – un ricordo personale indelebile. Avevo 13 anni, era domenica. Io abitavo a via Mascagni al Vomero. Stavo vedendo la partita in televisione con mio padre, mia madre e mio fratello, all'epoca la Rai trasmetteva un tempo in Tv, e all'improvviso iniziammo a saltare dal divano con un boato molto forte. Mio padre era un magistrato impegnato in processi delicati: era l'epoca del terrorismo di omicidi di camorra e quel boato lasciava intendere che poteva essere una bomba”.

“Disastro naturale diventato anche politico e camorristico”

“Mio padre – prosegue l'ex pm – si avvicinò al balcone. Io lo seguii. Il cielo era viola. Durò circa un minuto e mezzo. Ci ritrovammo tutti e quattro vicino al corridoio ed ebbi questa immagine che non dimenticherò mai della parete che si apriva di 4-5 centimetri. Non sapendo cosa fosse il terremoto ero convinto che stesse crollando il palazzo. Terremoto prima sussultorio e poi ondulatorio. Interminabile. Poi scendemmo giù e furono giorni terribili. Circa 3mila morti, a Napoli il crollo del palazzo in via Stadera, nel quartiere Poggioreale. Un disastro naturale diventato poi calamità anche politica e camorristica per la speculazione che c'è stata sulla ricostruzione. Su come è stato gestito quel fiume di denaro pubblico”.