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Servono 300 milioni: il Comune di Napoli crea la tassa imbarco aereo e aumenta i fitti. Irpef, rischio rincaro

Il Patto per Napoli: stop alla vendita della case popolari, sì a concessioni e riqualificazioni. Transazioni coi creditori. Le partecipate gestite da privati.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Nuova tassa d’imbarco all’aeroporto di Capodichino. Aumento di canoni di concessione e affitto. Rincaro dell’addizionale comunale Irpef. Le riscossioni affidate in parte a soggetti specializzati, per migliorare le entrate. Transazioni tombali con i creditori ai quali andranno il 40-80% dei crediti. Ecco le leve principali del Patto per Napoli al quale sta lavorando la giunta del sindaco Gaetano Manfredi. Il Comune intende incassare con queste misure circa 300 milioni di euro in 20 anni che andranno ad aggiungersi agli aiuti di Stato, di cui rappresentano circa un quarto. Al capoluogo partenopeo dovrebbero andare circa 1,3 miliardi, spalmati fino al 2042.

Il piano comincerà a prendere forma concreta nel testo dell’accordo con il Governo Draghi entro il 15 febbraio prossimo. Venerdì 21 gennaio si avvierà la discussione in consiglio comunale. Entro il 31 marzo 2022 avverrà in Conferenza Stato-Città il riparto dei fondi tra le 4 città italiane beneficiarie dei contributi statali: Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino. L’obiettivo del Comune è “diffondere una cultura fiscale” nei napoletani, scrive l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta, nella relazione che sarà illustrata venerdì all’assise cittadina. Sarà un “percorso in salita, soprattutto nella prima parte del piano”, ma l’obiettivo sarà “l’allargamento della base imponibile, ovvero della platea dei contribuenti”.

Patto per Napoli, assunzioni e servizi migliori

Non sarà solo un piano lacrime e sangue, assicura il Municipio. Sono previste infatti anche assunzioni a tempo determinato e servizi pubblici migliori, grazie all’uso dei fondi Pnrr e altri fondi nazionali ed europei. Alle maggiori entrate faranno da contraltare anche minori spese, con il riordino degli uffici, la gestione del personale e altre iniziative.

Riscossioni delle tasse ai privati

Tra le ipotesi da valutare c’è la possibilità di affidare una parte della riscossione a soggetti specializzati diversi dagli attuali. La riorganizzazione del sistema di riscossione potrà prevedere anche l’eventuale assegnazione ad esterni per la parte coattiva. “Nell’immediato – sottolinea Baretta – anticiperemo la consegna dei ruoli ad Equitalia, di conseguenza ci aspettiamo che migliori la riscossione coattiva a loro affidata”.

Case popolari e patrimonio

Altro punto importante è la gestione del patrimonio immobiliare, la cui vendita finora ha rappresentato il piatto forte dei piani di risanamento del predissesto, anche se gli obiettivi annuali di dismissione non sono mai stati centrati. Da qui, il cambio di rotta.

“È un errore  sia contabile, sia politico, utilizzare il patrimonio per operazioni di aggiustamento di bilancio – scrive Baretta – gonfiando il valore presuntivo delle alienazioni realizzabile. Ciò che va fatto è perseguire prioritariamente una linea di valorizzazione del patrimonio, attraverso concessioni e riqualificazioni, da affiancare ad una previsione molto prudenziale delle alienazioni, che vanno comunque praticate, ma con oculatezza”.

Il patrimonio comunale è di oltre 60mila unità suddivise in degradate, popolari, di pregio, di valore storico. Il patrimonio disponibile è circa la metà (30mila immobili), il cui valore si aggira su 4-5 miliardi. Ci sarà nuovo censimento con una rivisitazione anche del patrimonio indisponibile.

È stato già avviato un confronto con NapoliServizi e chiesto aiuto a Invimit. Tra le ipotesi un fondo dedicato dentro il portafoglio della Sgr di Stato, come avviene per Roma, Venezia, Milano, Torino. Coinvolti anche Cassa Depositi e Prestiti e Acer.

Partecipate, gestione ai privati

Le partecipate saranno riorganizzate, in particolare mobilità e igiene urbana. “Non sono escluse collaborazioni con enti e società specializzate”. Nessuna privatizzazione. Ma “affidamenti in gestione”, magari anche con società pubbliche nazionali o locali.

Transazioni tombali con i creditori

C’è poi il piano di transazioni tombali, saldo e stralcio, verso i creditori commerciali a cui sarà riconosciuto un valore tra il 40 e l’80% in ragione dell’anzianità del credito. Chi non partecipa alla transazione perderà il diritto al credito.

Cosa succede se non si rispetta il piano

Ma cosa succede se il Comune di Napoli non rispetta il piano? Il Patto per Napoli sarà sottoposto a verifica semestralmente a partire da dicembre 2022 dalla commissione per la stabilità finanziaria insediata presso il Ministero dell’Interno. La inadempienza del piano comporta la perdita del contributo e la segnalazione alla Corte dei Conti, la quale dopo i primi due anni potrà applicare le norme del dissesto. Per il sindaco scatterà l’ineleggibilità.

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