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Sequestrata la Tenuta L’Incanto, ristorante panoramico da 300 posti a Vico Equense. L’accusa: 50 abusi edilizi

La Guardia di Finanza sequestra la struttura ricettivo-agrituristica sulla Costiera: valore stimato 2 milioni di euro, ultimi lavori nel maggio 2024.
La struttura oggetto dell'intervento
La struttura oggetto dell'intervento

Sale da ristorazione con capacità complessiva superiore a 300 posti, depositi, cucine, tettoie in lamiera, rampe pavimentate, muri di contenimento, recinti e persino strutture per il ricovero di animali. Tutto costruito, secondo la Procura di Torre Annunziata, dove le regole urbanistiche permettevano soltanto "interventi di manutenzione ordinaria". Oggi la "Tenuta L'Incanto", struttura ricettiva e agrituristica di Vico Equense, finisce sotto sequestro preventivo.

A eseguire il decreto sono i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata, su disposizione del GIP del Tribunale e su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento, firmato il 14 luglio 2026, colpisce sia l'immobile sia l'area di sedime, per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni di euro. L'accusa contestata è lottizzazione abusiva, ai sensi degli articoli 10 e 44 lettera c del Testo Unico dell'Edilizia (DPR 380/2001). Le indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia con il supporto di una consulenza tecnica disposta dalla Procura, si sono concentrate su un'area classificata in zona territoriale 1b del PUT, il Piano Urbanistico Territoriale dell'area sorrentino-amalfitana. Per gli edifici realizzati dopo il 1955, come quelli oggetto di indagine, la normativa consente esclusivamente la manutenzione ordinaria: nessuna nuova volumetria, nessun cambio di destinazione d'uso.

Sul terreno, invece, gli investigatori hanno accertato oltre 50 abusi edilizi. Non episodi isolati, spiega la Procura, ma tasselli di un unico processo di trasformazione protratto nel tempo, con gli interventi più recenti risalenti al maggio 2024. Il risultato è un fondo agricolo trasformato in una struttura a vocazione commerciale-ricettiva, in contrasto con la destinazione urbanistica prevista e in violazione di una serie di vincoli sovrapposti: quello paesaggistico, quello idrogeologico, quello forestale, quello cimiteriale e la classificazione sismica dell'area. La capacità ricettiva della struttura, scrive la Procura, ha comportato «un notevole aggravio del carico urbanistico», con un incremento delle esigenze di viabilità, parcheggi, servizi idrici, fognari ed energetici in un contesto privo delle infrastrutture necessarie a sostenere un insediamento di queste dimensioni. È proprio per evitare che la situazione degeneri in «ulteriori e più gravi conseguenze» per l'assetto del territorio che il GIP ha disposto il sequestro.

Il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari. Il decreto di sequestro preventivo può essere impugnato davanti al Tribunale del riesame e, in base al principio costituzionale di non colpevolezza, le persone sottoposte a indagine potranno essere ritenute responsabili del reato contestato solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna. Il comunicato della Procura non riporta le generalità degli indagati. La partita si sposta ora sul fronte giudiziario: eventuali ricorsi al Tribunale del Riesame diranno se la struttura resterà sotto sequestro o se l'attività ricettiva potrà riprendere in attesa dell'esito delle indagini.

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