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Femminicidio di Martina Carbonaro

Femminicidio di Martina Carbonaro, l’assassino Alessio Tucci in lacrime in aula: “Non perdono me stesso”

Durante l’udienza il 20enne reo confesso è in videoconferenza e si rivolge alla madre della vittima, Enza Cossentino, presente in aula.
Martina Carbonaro e Alessio Tucci
Martina Carbonaro e Alessio Tucci
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Alessio Tucci parla con la voce rotta, gli occhi bassi, il volto sullo schermo di un monitor. Dall'altra parte dell'aula 116 del tribunale di Napoli, la madre di Martina Carbonaro, Enza Cossentino, scuote la testa e lo fissa senza dire nulla. È così che si apre, il 14 luglio, l'udienza del processo per il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall'ex fidanzato, a colpi di pietra, il 26 maggio del 2025, in un casolare abbandonato ad Afragola, hinterland Nord di Napoli. Tucci, 20 anni, reo confesso, segue il procedimento in videoconferenza: dopo le tensioni tra le due famiglie esplose alla prima udienza, non può più essere presente fisicamente in aula.

«Mi dispiace per Martina, chiedo scusa ma non perdono, perché non perdono me stesso di questa brutta cosa», dichiara Tucci in una dichiarazione spontanea. Il riferimento è a un audio ascoltato nell'udienza precedente, in cui l'imputato pronunciava la frase «devi morire per amore». Un passaggio che, secondo la sua versione, sarebbe stato frainteso: «Ho sentito un messaggio […] intendevo dire "come sto soffrendo, io devi soffrire tu", non intendevo cose assurde». Tucci nega di aver mai minacciato la vittima o altre persone coinvolte nella vicenda. «Io non ho mai minacciato lei e altri», afferma davanti ai giudici, prima di tornare sulla dinamica dell'omicidio.

«Continuo a chiedere scusa alla famiglia, perdono no, per questa cosa orrenda», ribadisce il 20enne. «Ancora oggi, è passato un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno, per me è un incubo, non c'è un minuto in cui non penso alla ragazza. Penso cosa sta facendo là fuori, ma lei non c'è più». Le parole di Tucci si susseguono senza pause, in un flusso che mescola il senso di colpa dichiarato alla difficoltà, sostiene lui, di ricostruire la sequenza di quel giorno. «Le volevo tantissimo bene, sono consapevole e pagherò fino all'ultimo, ma non ho capito quello che è successo», dice ancora. «Ho sempre fatto bene, ho lavorato, non ho capito quello che è successo. Non se lo meritava, adesso mi importa solo di lei che non c'è più, purtroppo è andata così». In aula, ad ascoltare, ci sono i familiari di Martina Carbonaro. Enza Cossentino segue la dichiarazione spontanea dell'imputato senza intervenire, lo sguardo fisso sul monitor da cui parla il ventenne. Il processo prosegue nelle prossime settimane, con l'udienza che tornerà a occuparsi delle prove raccolte nei mesi successivi all'omicidio.

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