Rione Traiano, lo spacciatore si arrabbia col cliente: “Io sono il figlioccio di Straccetta”
"Come, di dove sono? Io sono di qua", e batte la mano sul tavolo, come per rimarcare l'appartenenza a quel territorio. E, subito dopo, l'ulteriore chiarimento: "Io sono il figlioccio di Straccetta". A parlare è Raffaele Pezzuti, indispettito perché l'uomo che ha davanti non lo ha riconosciuto. E le sue parole finiscono agli atti: per gli inquirenti indicano il legame con il clan Puccinelli del Rione Traiano.
La circostanza viene ricostruita nell'ordinanza eseguita dai carabinieri ieri, 16 settembre, nei confronti di 31 persone, ritenute inquadrante in una banda che gestiva il traffico di stupefacenti nel complesso popolare di Soccavo: piazza di spaccio aperta su turni, incassi stimati in 450mila euro al mese. Il gruppo sarebbe stato guidato da Antonio Martino, ai vertici ci sarebbero stati Maurizio Attanasio, Daniele Nocera e Raffaele Pezzuti.
Il dialogo, risalente all'ottobre 2023, viene cristallizzato da una delle telecamere nascoste dai carabinieri nella piazza di spaccio "della 34", dal numero civico di via Tertulliano dove si trova, uno scantinato che viene usato per vendere stupefacenti. Un cliente entra nel locale e, mentre aspetta che venga preparata la dosa, parla con Pezzuti. E gli chiede di che zona fosse. E lui, infastidito per non essere stato riconosciuto, afferma di essere "il figlioccio di Straccetta". Nomi, termini e riferimenti che, in certi ambienti, hanno un significato preciso: "Straccetta", infatti, è il soprannome con cui viene conosciuto Salvatore Puccinelli (deceduto a 71 anni nello scorso luglio). E si tratta di un personaggio "storico" della camorra: oltre ad essere il fondatore del clan che porta il suo cognome, negli anni '90 faceva parte della "Nuova Alleanza Flegrea", la consorteria di clan sorta con l'obiettivo di controllare l'indotto nelle aree di Bagnoli, Cavalleggeri, Fuorigrotta e Agnano.
Negli anni successivi, viene ricostruito nell'ordinanza, il clan ha cambiato gestione, pur rimanendo "affare di famiglia": è passato nelle mani di Francesco Petrone, figlio naturale di "Straccetta", e di suo figlio, Salvatore Petrone, detti entrambi "‘o Nano" ma, per distinguerli, "‘o nano grosso" e "‘o nano piccolo". I due sono attualmente detenuti. Le parole di Pezzuti intercettate nella piazza di spaccio, sottolinea il gip, confermano l'ipotesi degli inquirenti, ovvero che la banda di spacciatori fosse sotto il diretto controllo del clan Puccinelli.